The Swiss voice in the world since 1935

“Il Consiglio d’Europa è profondamente svizzero”

Il Consiglio d'Europa a Strasburgo, un luogo di dialogo swissinfo.ch

Il Consiglio d'Europa è un'autorità morale, un luogo di dialogo per i 47 stati membri. Professore di diritto internazionale, Daniel Thürer descrive l'istituzione di Strasburgo come una struttura pluralista e federalista - una specie di Svizzera 'in miniatura'.

Daniel Thürer, nato nel 1945 a San Gallo, è professore di diritto internazionale, diritto europeo e diritto costituzionale presso l’università di Zurigo. Da una decina d’anni lo svizzero è membro della Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza a Strasburgo.

A differenza dell’Unione europea, il Consiglio d’Europa non emette decisioni vincolanti, ma raccomandazioni. La Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza, per esempio, ha adottato raccomandazioni per la tutela dei rom, contro l’antisemitismo, l’islamofobia, il razzismo nei media, nello sport o nel cyberspazio. Dal profilo giuridico, tutti questi decreti non sono vincolanti decreti. Ma ciò non significa che non possano avere un forte effetto politico o psicologico, rileva Thürer.

Altri sviluppi

Altri sviluppi

Politica svizzera

La Svizzera approfitta del dialogo a Strasburgo

Questo contenuto è stato pubblicato al Non è facile districarsi nel Palais de l’Europe, un possente edificio di vetro e alluminio alla periferia di Strasburgo. Ma per Beat Hirs, sindaco del comune sangallese di Rorschacherberg, non è un problema: tira fuori il tesserino d’identità, apre una porta, cammina a passo spedito attraverso un corridoio che sembra interminabile, passando davanti a decine…

Di più La Svizzera approfitta del dialogo a Strasburgo

swissinfo.ch: La Svizzera è membro del Consiglio d’Europa da 50 anni. Cosa sarebbe accaduto se non vi avesse aderito?

Daniel Thürer: Non sarebbe stata una bella cosa. Credo che la Svizzera fosse già in ritardo quando ha aderito nel 1963, ossia 14 anni dopo l’istituzione del Consiglio d’Europa. Dopo la Seconda guerra mondiale siamo rimasti a lungo attaccati alla nostra mentalità di preclusione e di neutralità, benché il Consiglio d’Europa non avesse nulla a che fare con questioni militari. Col senno di poi, si può dire: per fortuna, alla fine ha aderito.

Fondata a Vienna nel 1993, la Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza ha iniziato l’attività nel 1994. Ha il compito di combattere il razzismo, la xenofobia, l’antisemitismo e l’intolleranza. Esercita una funzione di monitoraggio dei diritti umani e formula raccomandazioni agli stati membri.

Ogni stato che fa parte del Consiglio d’Europa nomina un membro della Commissione. Dal 2004 Daniel Thürer, professore di diritto internazionale, diritto europeo e di diritto costituzionale all’università di Zurigo, è il membro svizzero della Commissione. Thürer è tra l’altro attivo anche presso il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) e la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia.

swissinfo.ch: Che cosa ha portato questa adesione alla Svizzera negli ultimi 50 anni?

D. T.: Non si può probabilmente pensare in termini utilitari: abbiamo sempre l’approccio del ‘cosa ci ha portato’. Anche per l’adesione all’ONU è stato chiesto: cosa ci porta?

Credo che l’Europa sia in una nuova condizione politica, culturale, si tratta di una forma di esistenza. E a me sembra naturale farvi semplicemente parte, senza porre questa domanda utilitarista.

Si potrebbe dire che in realtà il Consiglio d’Europa è profondamente svizzero, nel senso che lo spirito federalista è molto meglio considerato che nell’Unione Europea, che mira fortemente all’unificazione.

Il Consiglio d’Europa è un’entità pluralistica, multilingue, in cui il pensiero giuridico dello stato di diritto, come nella Confederazione elvetica, svolge un ruolo importante.

Gli svizzeri hanno molto da dire a Strasburgo, già solo grazie al multilinguismo. Ci sono pochi europei che capiscono e parlano francese e inglese o italiano.

swissinfo.ch: La Svizzera allora è un modello?

D. T.: Detto così potrebbe sembrare un po’ arrogante. Si potrebbe forse dire che è una sorta di modello. Dopo la Seconda guerra mondiale ci sono sempre state persone – come lo scrittore neocastellano Denis de Rougemont – che hanno detto ‘il faut helvétiser l’Europe’.

Non intendo assolutamente questo in senso morale. Ma il modo in cui la Svizzera è cresciuta insieme, storicamente e sociologicamente, si ripete nel quadro dell’Europa.

Ex-press

swissinfo.ch: La Svizzera è orgogliosa della sua democrazia. Ciò nonostante si è già fatta bacchettare da Strasburgo. Dunque non è un esempio da seguire?

D. T.: La Svizzera ha dovuto effettuare diversi adattamenti, i maggiori dei quali in prospettiva dell’adesione alla Convenzione europea dei diritti umani (CEDU), cui si è unita relativamente tardi. Voleva farlo solo quando gravi violazioni della CEDU fossero state rimosse dal proprio territorio.

Si trattava soprattutto della questione del suffragio femminile, che non era ancora stato introdotto in tutti i cantoni, e degli articoli costituzionali d’eccezione su questioni confessionali, come l’interdizione dei gesuiti. Anche l’articolo che vieta di costruire nuovi minareti e l’iniziativa popolare sulle espulsioni sono stati aspramente criticati dal Consiglio d’Europa.

swissinfo.ch: La Svizzera nel Consiglio d’Europa ha più peso di quanto farebbero supporre le sue piccole dimensioni?

D. T.: Fa parte della mentalità svizzera dire sempre: ‘Siamo un paese piccolo e non abbiamo alcuna importanza’. Se si getta uno sguardo all’Europa, si vede però che la Svizzera non è un piccolo stato. In termini di popolazione è uno stato di medie dimensioni e se si considera il peso economico è uno stato molto importante.

La Svizzera è presa in seria considerazione. Inoltre, è difficile misurare l’influsso della Svizzera. Ciò dipende dagli organi e dalle singole personalità che vi lavorano. Io faccio parte della Commissione contro il razzismo e l’intolleranza come membro indipendente, non rappresento la Svizzera e non ricevo nemmeno istruzioni da Berna.

Nei miei numerosi viaggi per il Consiglio d’Europa constato ancora che la Svizzera è ben vista. Godiamo di grande credibilità. Forse a causa del carattere che portano con sé molti svizzeri: una certa apertura, ma anche moderazione. Corrisponde alla nostra tradizione politica.

Nel 2013 la Svizzera festeggia 50 anni di appartenenza al Consiglio d’Europa. Per la precisione ha aderito a questa organizzazione, il 6 maggio 1963 come 17° membro.

Oggi il Consiglio d’Europa, che ha sede a Strasburgo, conta 47 Stati membri che hanno una popolazione complessiva di oltre 800 milioni di persone.

La Svizzera è rappresentata nell’Assemblea parlamentare del Consiglio da 6 parlamentari e dai loro sostituti. È inoltre presente al Congresso dei Poteri locali e regionali con 6 rappresentanti comunali e cantonali. Inoltre, come ogni paese membro, mette un giudice a disposizione della Corte dei diritti umani.

swissinfo.ch: La Svizzera non fa parte dell’UE. L’adesione al Consiglio d’Europa per la Svizzera ha quindi una particolare importanza?

D. T.: Penso di sì. E non sembra proprio che la Svizzera aderirà all’UE nel prossimo futuro, benché come paese, come società, sia profondamente integrata in Europa. Proprio per questo l’appartenenza della Svizzera ad altre organizzazioni europee, quali il Consiglio d’Europa o l’OSCE, è particolarmente importante.

La Svizzera può anche contribuire all’integrazione europea. Credo che nei prossimi decenni l’Europa debba cambiare molto, strutturalmente ed idealmente. Un’idea che dobbiamo sempre sottolineare è l’importanza dei cittadini e dei diritti politici. Dobbiamo tornare a un concetto di Europa in cui gli stati, come entità politica, ed i cittadini hanno un ruolo importante.

Come in Svizzera, dove i cittadini possono anche partecipare al processo decisionale, una tradizione che non esiste in nessun altro luogo in Europa o nel mondo in questa forma. Secondo la mia concezione di diritti fondamentali, anche i diritti politici, i diritti civili attivi, fanno parte dei diritti umani.

(Traduzione dal tedesco: Sonia Fenazzi)

Articoli più popolari

I più discussi

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.

Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR