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La Svizzera approfitta del dialogo a Strasburgo

Delegazione svizzera a Strasburgo: (da sinistra a destra) Urs Beer, Pearl Pedergnana, Philippe Receveur, Beat Hirs, Dario Ghisletta, Philippe Crevoisier swissinfo.ch

Non sono solo i parlamentari nazionali che si recano regolarmente al Consiglio d'Europa a Strasburgo, ma anche rappresentanti di cantoni e comuni svizzeri. Lì incontrano colleghi di tutto il Vecchio Continente. Uno scambio importante, soprattutto in tempi di crisi.

Non è facile districarsi nel Palais de l’Europe, un possente edificio di vetro e alluminio alla periferia di Strasburgo. Ma per Beat Hirs, sindaco del comune sangallese di Rorschacherberg, non è un problema: tira fuori il tesserino d’identità, apre una porta, cammina a passo spedito attraverso un corridoio che sembra interminabile, passando davanti a decine di uffici, e in un attimo ci troviamo di fronte all’emiciclo, la sala plenaria nell’edificio principale del Consiglio d’Europa.

È il quarto anno di Hirs in questa istituzione. Dall’autunno 2012 è vice presidente della delegazione svizzera, composta di 12 membri, al Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa, che si riunisce due volte all’anno. Democrazia, stato di diritto, partecipazione civile e autonomia dei comuni e delle regioni sono i temi principali del Congresso.

Il Congresso dei poteri locali e regionali è stato istituito nel 1994 come parte del Consiglio d’Europa. Si compone di 318 membri titolari e 318 supplenti, eletti a livello regionale o locale dei 47 stati membri in un governo o in un parlamento.

Il Congresso s’impegna per l’autogestione locale, la democrazia e l’autonomia dei comuni, delle città e delle regioni (cantoni). Presenta regolarmente rapporti nazionali in materia di democrazia e opera come osservatore elettorale.

La delegazione svizzera è composta di 6 rappresentanti e dei loro supplenti. Nella legislatura 2012-2015 è presieduta da Philippe Receveur, capo del Dicastero delle costruzioni e dell’ambiente del canton Giura. Beat Hirs, sindaco di Rorschacherberg, nel cantone di San Gallo, è vice presidente.

All’avvio della sessione primaverile solo più o meno la metà della sala è occupata. I circa 200 rappresentanti locali e regionali dei 47 Stati presenti non sono disposti in funzione dei paesi o dei partiti, ma in ordine alfabetico. Quindi un greco può per esempio essere seduto accanto a un turco, un serbo accanto a un albanese, una svizzera accanto a un ucraino. Questa disposizione consente, o impone, la conversazione tra persone di tutti i paesi e gli orientamenti politici. “È una buona cosa”, commenta Hirs.

Comuni e minoranze sotto pressione

Alla 24a seduta del Congresso si parla della crisi in Europa e delle sfide per la democrazia locale e regionale. Sono tempi difficili, dice Hirs. “Vi sono minoranze, come per esempio i rom, che sono emarginate. Senza soldi tutto è difficile. Molti comuni devono stralciare progetti sociali. Lo si nota in particolare discutendo con colleghi spagnoli o italiani”.

Nella crisi attuale, le discussioni vertono rapidamente anche sui valori, dice Philippe Receveur, capo del Dicastero delle costruzioni e dell’ambiente del canton Giura, che dall’ottobre 2012 presiede la delegazione svizzera. “Perché i tagli riguardano principalmente le province che sulla scia delle misure di austerità ricevono meno soldi e ne risentono molto”.

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Codecisione locale

Il livello di democrazia varia notevolmente nei diversi paesi del Consiglio d’Europa e i budget sono molto diversi. Rispetto alla maggior parte dei paesi europei, la Svizzera è in una situazione confortevole. “Tuttavia, alla base ci sono molti problemi paralleli. Riguardano la vita politica locale, la costruzione di strade, scuole, biblioteche”, dice Hirs. “È importante prestare attenzione alla democrazia locale e creare solide strutture locali. Ciò rende i paesi più resistenti alle crisi, robusti e vicini ai cittadini”.

A differenza della maggior parte degli altri paesi, i comuni svizzeri usufruiscono di ampi poteri di codecisione, dice Receveur. “Questo dimostra che c’è veramente una relazione tra una democrazia vicina ai cittadini e il benessere della popolazione”.

Questa partecipazione dei cittadini al processo decisionale desta sempre grande stupore tra i colleghi di altri paesi, afferma Beat Hirs. “Anche in Germania e in Austria, non riescono quasi a credere che i comuni svizzeri possono determinare l’importo delle loro tasse”.

Il sistema elvetico, con la sua democrazia diretta, nel resto d’Europa suscita effettivamente ammirazione, ma talvolta provoca anche critiche, come per esempio la mancanza di trasparenza nei finanziamenti dei partiti politici. “Non è visto di buon occhio che le donazioni ai partiti non sono rese pubbliche. Capisco benissimo che all’esterno e a colleghi di altri paesi ciò appaia sospetto”, dice Hirs.

Input per la vita politica quotidiana

Dopo la seduta plenaria, la delegazione svizzera si riunisce per il pranzo. I rappresentanti provengono dalle diverse regioni linguistiche della Svizzera e appartengono a diversi partiti politici. C’è un allegro miscuglio di lingue e regna il buon umore. Ci si conosce e ci si rispetta anche se non si è sempre d’accordo. Anche con i colleghi ciprioti, al tavolo accanto, si scambiano parole cortesi, in inglese.

Grazie alle competenze linguistiche, la delegazione elvetica intrattiene buone relazioni con i rappresentanti di altri paesi. In particolare con quelli francofoni, italofoni e tedescofoni, concordano con orgoglio gli svizzeri.

Pearl Pedergnana siede soltanto da sei mesi nel Consiglio d’Europa. “Finora, ne ho beneficiato enormemente”, dice la direttrice del Dicastero delle costruzioni della città di Winterthur. “Negli ultimi decenni, mi ero occupata con grande passione ‘solo’ della politica locale. Qui imparo cosa significa la crisi finanziaria per i comuni e quanto è grande l’autonomia da noi. Strasburgo mi permette quasi di osservare il nostro sistema con uno sguardo dall’esterno”.

Il Consiglio d’Europa è stato fondato nel 1949 da 10 paesi dell’Europa occidentale.

La Svizzera ha aderito alla più vecchia istituzione intergovernativa europea il 6 maggio 1963, come 17° membro. Nel 2013 festeggia dunque i 50 anni di appartenenza.

In seno all’Assemblea parlamentare, è presente con sei rappresentanti e i loro rispettivi supplenti.

Inoltre, come ogni paese membro, la Confederazione elvetica mette un giudice a disposizione della Corte dei diritti umani.

La Svizzera ha una rappresentanza permanente al Consiglio d’Europa, con sede a Strasburgo.

Democratizzazione, oltre l’Europa

Dario Ghisletta, che fa parte del Congresso dei poteri locali e regionali da 12 anni, parla di un “allargamento degli orizzonti”. L’ex presidente del parlamento cantonale ticinese ed ex vice sindaco di Bellinzona si sente cittadino europeo e cittadino del mondo. “Ci sono molte cose che si possono imparare dall’altro capo del mondo. Nel Consiglio d’Europa si discute di principi fondamentali della democrazia. Si devono dunque superare tutte le ideologie e si deve essere interculturali, interreligiosi e al di sopra dei partiti”.

Anche per il presidente della delegazione svizzera Philippe Receveur, è questione di democratizzazione, e non solo sul fronte europeo. Su incarico del Consiglio d’Europa, si impegna a favore di una partnership estesa con la regione del Mediterraneo meridionale. Nell’ambito di un piano di azione per più democrazia e decentramento in Marocco e Tunisia, assiste il governo e il parlamento del Regno del Marocco.

“Il Maghreb effettivamente non fa parte dell’Europa, ma del nostro immediato vicinato. È anche nel nostro interesse sostenere la transizione verso società democratiche in questi paesi”.

(Traduzione dal tedesco: Sonia Fenazzi)

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