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La Svizzera pronta a riaprire le porte ai libici

La crisi tra Svizzera e Libia passa anche dall'Unione europea

(Keystone Archive)

Il Consiglio federale si è detto disposto a revocare la lista dei cittadini libici a cui è stato vietato l'ingresso e il transito sul territorio elvetico. Berna si attende però che anche Tripoli revochi il divieto di entrata in Libia dei cittadini dello spazio di Schengen.

La decisione del governo elvetico è stata spiegata mercoledì in serata da Micheline Calmy-Rey, ministra elvetica degli affari esteri, alla responsabile della diplomazia europea Catherine Ashton.

Al termine dell’incontro a Bruxelles, definito “molto costruttivo”, Catherine Ashton si è detta contenta dell’impegno assunto da Berna, invitando al contempo le autorità libiche a reagire positivamente e a togliere le restrizioni che hanno imposto ai cittadini dell'Unione europea.

La Svizzera compie quindi quel "gesto concreto" richiesto lunedì dai ministri dell’Ue

«Il Consiglio federale è disposto a revocare in tempi brevi la lista che istituisce il divieto di entrata e di transito sul territorio svizzero per talune categorie di cittadini libici», indica un comunicato della Cancelleria federale diramato mercoledì.

Liberare Max Göldi

L'obiettivo della Svizzera, puntualizza la nota, «resta la liberazione di Max Göldi». Il cittadino elvetico, ritenuto in Libia dal luglio 2008, è al momento detenuto nella prigione di Aïn Zara nei pressi di Tripoli.

Per riavere il suo cittadino e tentare di risolvere la crisi con la Libia, il governo è disposto a «proseguire i negoziati sulla base delle proposte dei due mediatori europei».

«La Svizzera ha deciso di compiere un gesto forte, politico, per mostrare che è pronta a negoziare,a trovare delle soluzioni», ha sottolineato Micheline Calmy-Rey a Bruxelles.

Pressioni italiane

La lista "nera" redatta da Berna nel novembre 2009 comprende tra i 150 e i 188 nomi - a seconda delle fonti - di personalità libiche (tra cui il colonnello Muammar Gheddafi), alle quali è negato l'accesso e il transito su suolo svizzero e nell'intero spazio di Schengen.

Nello scorso mese di febbraio, Tripoli aveva reagito sospendendo a sua volta il rilascio di visti ai cittadini dell'area Schengen.

Coinvolti loro malgrado nella crisi tra Svizzera e Libia, gli Stati dell'Unione europea hanno chiesto a più riprese alle due parti di trovare un'intesa in materia di visti.

Durante una telefonata alla consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf, la Commissaria europea per gli affari esteri, Cecilia Malmström, aveva lasciato intendere che Bruxelles si aspettava un gesto da parte elvetica.

Lunedì scorso, al termine di una riunione dei ministri europei degli affari esteri dei 27, Catherine Ashton ha chiesto ai due paesi di agire al più presto. La crisi tra Berna e Tripoli ha in effetti conseguenze negative anche per i cittadini e le aziende europee.

In particolare Italia e Malta, che in Libia hanno interessi economici da difendere, hanno accusato la Svizzera di aver "abusato" del sistema.

swissinfo.ch e agenzie

Prigioniero d'opinione

Secondo l'organizzazione non governativa Amnesty International (AI), il caso di Max Göldi è politico e non riguarda solamente la giustizia.

In un comunicato diramato il 17 marzo, AI descrive Göldi come «un prigioniero d'opinione, vittima di un'accusa motivata da ragioni politiche e detenuto arbitrariamente».

Per AI, che ha lanciato un'azione su scala mondiale in favore della liberazione dell'uomo d'affari elvetico, «bisogna mantenere la pressione su Tripoli, che ha in mano la soluzione del caso e la liberazione di Max Göldi».

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