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Niente panne nelle relazioni tra Svizzera e Cina



Doris Leuthard in visita al Padiglione svizzero a Shanghai.

Doris Leuthard in visita al Padiglione svizzero a Shanghai.

(Keystone)

Doris Leuthard ha approfittato della Giornata nazionale della Svizzera a Shanghai per lanciare un appello in favore di una cooperazione mirata tra i due paesi. I festeggiamenti sono stati però oscurati dall'incidente avvenuto sulla seggiovia del padiglione svizzero.

La Svizzera, un modello per una "vita migliore". È con queste parole che un oratore cinese ha presentato il paese che il 12 agosto ha celebrato la sua giornata nazionale all'Esposizione universale di Shanghai. Una manifestazione che quest'anno ruota proprio attorno al tema "Better City. Better life".

Tra i padiglioni più apprezzati, quello elvetico mette l'accento sulle competenze tecnologiche e sull'armonia tra urbanesimo e mondo rurale. Nel campo dello sviluppo sostenibile, la Svizzera non è comunque un cavaliere solitario. È un'aspirazione comune a molti paesi, ha ricordato Doris Leuthard al terzo giorno della sua visita in Cina.

La ricerca e la formazione sono fondamentali in questo settore e dovrebbero coinvolgere tutti i paesi, ha proseguito la ministra. «Non bisogna fermarsi ai confini nazionali. Esiste un unico mondo».

Influenza positiva della Svizzera

La cooperazione tra Svizzera e Cina in campo ambientale procede nel migliore dei modi, ha spiegato Doris Leuthard, accompagnata in Cina da una delegazione economica di alto rango. «Dopo 60 anni, le relazioni bilaterali tra i due paesi sono sempre più profonde».

Uli Sigg – commissario generale del Padiglione svizzero e probabilmente uno dei maggiori conoscitori della Cina – è convinto che la presenza della Svizzera a Shanghai possa fare la differenza. «Possiamo dare importanti spunti di riflessione. E lo dimostra la grande attenzione del pubblico per il nostro padiglione», ha detto a swissinfo.ch. L'installazione figura infatti tra i "pesi massimi": dopo alcuni mesi di attività, risulta essere tra le più apprezzate con 12'000 visite al giorno.

In questo paese comunista, sono soprattutto i leader d'opinione a visitare l'esposizione universale. «Arrivano in gruppo. E hanno anche il compito di studiare l'Expo o una parte di essa». Secondo Uli Sigg, i cinesi sono aperti ai nuovi progetti di sviluppo sostenibile, ma «vogliono sempre decidere da soli e questo non cambierà mai».

Anche l'ambasciatore svizzero in Cina, Blaise Godet, si dice contento della presenza della Svizzera all'Expo. «È un'opportunità per farci conoscere da quelle persone che in generale non sanno molto della Svizzera. Fortunatamente abbiamo un padiglione molto popolare qui a Shanghai».

E il direttore di Presenza svizzera aggiunge: «Dai sondaggi che abbiamo realizzato tra i visitatori, sappiamo che grazie alle nostre offerte hanno potuto imparare qualcosa sulla Svizzera ». Per John Matyassy si tratta di un'opportunità per approfondire questi temi in un contesto diverso.

Niente visita dall'alto per la Leuthard

Sulle celebrazioni al Padiglione svizzero è però calata un'ombra. A inizio settimana, una turista cinese si è ferita a un piede mentre stava viaggiando sulla seggiovia del padiglione svizzero. A causa della pioggia, il sedile si è rovesciato inaspettatamente.

L'impianto, che è stato fin qui la maggiore attrazione del padiglione, è stato temporaneamente chiuso ed è in fase di revisione. Un'inchiesta è in corso per chiarire le cause dell'incidente.

«Il fabbricante Swissrides sta lavorando da diverse settimane per cercare di rendere l'impianto più sicuro», afferma il responsabile del padiglione svizzero Manuel Salchli.

Gli ingegneri hanno scelto espressamente di non utilizzare materiale già testato per questa seggiovia di nuova generazione, ricorda Salchli. «Era necessario presentare qualcosa di innovativo. E l'innovazione comporta sempre qualche rischio. In questo caso è stato sottovalutato il rischio legato a un'interazione di aria inquinata, umidità e pioggia».

Manuel Salchli spera che la seggiovia possa essere rimessa in funzione prima della fine dell'esposizione. Non crede tuttavia in una perdita d'immagine per la Svizzera: «Al contrario, penso che i cinesi apprezzino il fatto che per noi la sicurezza viene prima di qualsiasi cosa».

Anche Johannes Matyassy tende a sdrammatizzare le conseguenze dell'incidente. In primo luogo, ricorda il direttore di Presenza Svizzera, i media cinesi non hanno nemmeno parlato del caso. E in secondo luogo, «i visitatori cinesi si divertono al padiglione svizzero indipendentemente dal funzionamento o meno della seggiovia».

Christian Raaflaub, Shanghai, swissinfo.ch
(Traduzione dal tedesco, Stefania Summermatter)

Expo: una città nella città

L’esposizione universale di Shanghai, alla quale partecipano più di 190 paesi e una cinquantina di organizzazioni internazionali, è la più grande mai organizzata.

La superficie dedicata all’Expo, lungo entrambe le sponde del fiume Huangpu nel cuore della metropoli, è di 5.28 km2.

Nel corso dei 6 mesi di durata dell’avvenimento, dal 1. maggio al 31 ottobre 2010, gli organizzatori si attendono 70 milioni di visitatori, il 95% dei quali cinesi.

La prima esposizione universale si è svolta a Londra nel 1851. L’ultima a Saragozza in Spagna, nel 2008.

Numerose opere realizzate per le esposizioni universali sono in seguito diventate degli emblemi delle città organizzatrici: tra queste, la Torre Eiffel a Parigi, l'Atonium a Bruxelles o lo Space Needle a Seattle.

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Gli occhi dolci dell'economia

Con i suoi circa 18 milioni di abitanti, Shanghai è la città più popolosa della Cina e l’indiscutibile capitale economica del paese. Grazie al rapido sviluppo seguito alle riforme economiche del 1992, la megalopoli è oggi un centro finanziario, commerciale e logistico d’importanza mondiale.

La Cina (Hong Kong inclusa) è sin dal 2002 il principale partner commerciale della Svizzera in Asia. Nel 2008 le esportazioni svizzere in Cina hanno superato i 6 miliardi di franchi, le importazioni dalla Cina si sono invece attestate a poco meno di 5 miliardi di franchi.

La Svizzera è uno dei pochi paesi al mondo a disporre di un eccedente commerciale nei confronti del gigante asiatico.

Circa 300 aziende elvetiche hanno compiuto degli investimenti diretti in Cina e dispongono di sedi a Shanghai o nella vicina provincia dello Zhejiang.

Stando ad un recente sondaggio realizzato dalla Camera di commercio Svizzera-Cina, il 75% di queste società si dice “molto ottimista” sullo sviluppo dei loro affari in Cina nei prossimi 5 anni. Il 66% di loro prevede inoltre d’assumere una media del 15% di dipendenti in più nel 2010.

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