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Il futuro della Svizzera: prospettive politiche per il 2021

Come proseguiranno le relazioni tra Svizzera e Unione europea? È uno degli interrogativi per il 2021. Keystone / Martin Ruetschi

La minaccia di una rottura con l'Ue sull'accordo quadro, un acceso dibattito interno sul divieto del burqa e un anno decisivo per l'OMC e l'OMS a Ginevra: anche se la Svizzera riuscirà a uscire dalla crisi del coronavirus, il 2021 non sarà un anno tranquillo.

Questo contenuto è stato pubblicato il 26 dicembre 2020 - 11:00

Politica federale: un anno segnato dalle emozioni

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Vietare il burqa in tutta la Svizzera?

L'anno politico 2020 si è concluso con un'epica battaglia alle urne: una votazione dal risultato molto serrato sull'iniziativa denominata 'Per imprese responsabili'. Per il nuovo anno, non c'è nessuna tregua in vista. La prima votazione all'ordine del giorno promette una campagna altrettanto o forse più emotiva. Il 7 marzo il popolo voterà su un'iniziativa popolare che chiede di vietare il burqa in pubblico. Depositata nel 2017 da membri della destra più radicale, la proposta di modifica costituzionale farà indubbiamente parlare di sé sulla stampa internazionale.

Secondo gli osservatori, l'iniziativa ha buone probabilità di successo. Il Comitato di Egerkingen, all'origine dell'iniziativa contro i minareti accettata dal popolo svizzero nel 2009 (57,5%), può contare su un sostegno che va al di là dei tradizionali ambienti conservatori e nazionalisti. Nella Svizzera francese è già stato istituito un comitato che riunisce personalità di tutti i partiti politici. La sua campagna si concentra sull'importanza della parità tra donne e uomini ed evoca lo spettro dell'ascesa del fondamentalismo islamico in Svizzera.

Di fronte a queste argomentazioni, le opinioni del governo, della maggioranza del parlamento e delle associazioni per i diritti umani, che considerano l'iniziativa inutile e controproducente per le donne oppresse, rischiano di restare inascoltate. Tanto più che il divieto di indossare il burqa ha guadagnato terreno negli ultimi anni: in Europa lo hanno introdotto tra gli altri Francia, Belgio, Danimarca e Austria, in Svizzera i Cantoni Ticino e San Gallo.

Ironia della sorte, l'iniziativa, che è intitolata ufficialmente e sobriamente 'Sì al divieto di dissimulare il proprio visoLink esterno', verrà sottoposta a votazione popolare anche se la popolazione svizzera si è abituata a indossare una mascherina protettiva praticamente in tutti i luoghi pubblici dall'estate scorsa. Da vedere se la pandemia inciderà sull'esito della votazione.

Pesticidi, una grande sfida per la società

Il 2021 sarà l'anno delle iniziative popolari? Sebbene le loro probabilità di successo siano generalmente basse (solo una su dieci è accettata), altre due proposte di modifica costituzionale affronteranno l'ostacolo delle urne con buone possibilità di riuscita. Entrambe riguardano i pesticidi sintetici, un tema diventato prioritario per i consumatori in Svizzera e nel mondo.

La prima iniziativa, 'Per una Svizzera senza pesticidi sinteticiLink esterno', chiede di vietare l'uso di pesticidi nell'agricoltura svizzera e l'importazione di alimenti contenenti pesticidi. La seconda, 'Per un'acqua potabile pulita e cibo sanoLink esterno', intende tagliare i contributi diretti agli agricoltori che usano pesticidi o antibiotici.

Nonostante la loro natura radicale, non è detto che l'incessante campagna dei rappresentanti degli agricoltori e dell'industria agrochimica sarà sufficiente a contrastare il consenso che queste due iniziative hanno ottenuto in seno all'opinione pubblica. La storia dimostra che gli svizzeri sono particolarmente sensibili quando si tratta di decidere che cosa c'è nel loro piatto: nel 2005, hanno votato in favore del divieto di usare organismi geneticamente modificati sul loro territorio.

Di nuovo le pensioni e di nuovo le donne

Come il popolo, anche il parlamento avrà da fare quest'anno. Uno dei temi centrali che occuperà i deputati alle camere federali sarà la riforma del sistema pensionistico. Dopo una bocciatura in votazione popolare nel 2019, il governo ritorna alla carica con una riforma dell'Assicurazione per la vecchiaia e i superstiti (AVS) che propone ancora una volta l'innalzamento dell'età di pensionamento delle donne.

Verrà inoltre verosimilmente presentata la riforma della previdenza professionale (2° pilastro), un vero e proprio banco di prova per la popolarità del ministro dell'interno Alain Berset, che negli ultimi mesi è stato onnipresente sul fronte della pandemia. La questione delle pensioni sarà sufficiente ad animare i dibattiti durante le quattro sessioni del parlamento, che continueranno a svolgersi tra pareti di plexiglas fintanto che il coronavirus non sarà sconfitto.

Politica estera: sollecitata su più fronti

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Nuovo tentativo per un accordo quadro

Dopo un time-out, il nodo gordiano della politica estera svizzera tornerà alla ribalta nel 2021: l'accordo quadro con l'Unione europea, che da due anni è rimasto dormiente sottoforma di una bozza. Respingendo in settembre l'iniziativa 'Per un'immigrazione moderata' dell'Unione democratica di centro (destra conservatrice), l'elettorato svizzero ha spianato la strada al proseguimento della via bilaterale tra Berna e Bruxelles. In ottobre, il Consiglio federale ha sostituito il negoziatore capo Roberto Balzaretti con l'ambasciatrice svizzera a Parigi, Livia LeuLink esterno, apparentemente per dare una nuova dinamica ai colloqui con l'Ue.

Le questioni controverse dell'accordo europeo - protezione dei salari, aiuti di Stato, direttiva sulla cittadinanza europea e organo di conciliazione - sono note da anni. Su questi punti non c'è stato alcun riavvicinamento. I negoziatori elvetici Yves Rossier, Jacques de Watteville e Pascale Baeriswyl hanno tutti fallito a causa della linea dura dell'Ue. Anche nel contesto dei negoziati sulla Brexit, Bruxelles ha fatto capire chiaramente di essere poco disponibile al compromesso. La situazione rimane quindi difficile, anche perché l'attuale bozza è combattuta da politici di destra, di sinistra e di centro. Senza sostanziali aggiustamenti, non ha alcuna possibilità di successo.

Migrazione: nuovo caos all'orizzonte?

Bloccato, ma questa volta all'interno dell'Ue, è pure il patto europeo sulle migrazioni, con conseguenze indirette per la Svizzera. Nell'ultimo incontro a dicembre, gli Stati membri non sono riusciti per l'ennesima volta a giungere a un accordo sulle questioni controverse, tra cui la distribuzione dei richiedenti l'asilo su scala europea, a cui si oppongono in particolare Polonia e Ungheria.

La migrazione tornerà probabilmente ad essere una delle principali questioni europee nel 2021. Se la pandemia di Covid19 sarà gestita con successo, ci sarà da attendersi un forte aumento del fenomeno migratorio in estate, con conseguenze ancora imprevedibili. La crisi ha rafforzato l'idea dello Stato-nazione e ha riportato i controlli alle frontiere interne dell'Ue. I Paesi dell'Europa meridionale più colpiti dai movimenti migratori saranno probabilmente tentati di mantenere un'estesa protezione delle frontiere. Col rischio di assistere di nuovo al caos e alla disfatta umanitaria già vissuti a Lesbo.

La migrazione influenzerà la politica estera svizzera. La nuova strategia di cooperazione internazionaleLink esterno, che sarà lanciata nel 2021, limiterà geograficamente l'aiuto allo sviluppo e lo assocerà alla politica migratoria. La Svizzera interromperà gradualmente la cooperazione allo sviluppo in America Latina e nei Caraibi entro il 2024 e i fondi saranno riassegnati ad altre regioni prioritarie: Nord Africa, Medio Oriente, Europa orientale e Asia centrale e del sudest. La nuova strategia di politica esteraLink esterno prevede inoltre che la Svizzera continui a portare avanti i suoi tradizionali sforzi in materia di pace e d'impegno umanitario. L'obiettivo è anche quello di rafforzare la sua candidatura per un seggio nel Consiglio di sicurezza dell'ONU nel 2023/24.

La Svizzera e le superpotenze

Non da ultimo, l'agenda diplomatica prevede il riposizionamento della Svizzera nei confronti delle superpotenze globali di Stati Uniti e Cina. Con il nuovo presidente eletto Joe Biden, la politica estera statunitense si appresta ad affrontare un cambio di rotta, con conseguenze, tra l'altro, anche per la politica in Medio Oriente, regione in cui la Svizzera è tradizionalmente molto attiva.

Negli Stati Uniti, il governo elvetico dovrà inoltre spiegare gli interventi della Banca nazionale svizzera sul mercato dei cambi per evitare sanzioni. Secondo Berna, tali interventi sono necessari per evitare un eccessivo apprezzamento del franco svizzero e sostenere l'economia nazionale, fortemente dipendente dalle esportazioni.

La nuova strategia della Confederazione nei confronti della Cina richiede grande sensibilità. Nell'estate 2020 il ministro degli esteri Ignazio Cassis ha affermato che la Confederazione dovrebbe assumere una posizione più ferma nei confronti di Pechino, una dichiarazione che ha suscitato critiche da parte degli ambienti economici. Finora, la Svizzera ha promosso soprattutto le relazioni economiche, pur mantenendo un dialogo non vincolante sui diritti umani che i partiti di sinistra considerano soltanto un paravento politico. Sarà interessante vedere se il Consiglio federale adotterà una posizione più audace. Di recente, ha deciso di non prolungare un controverso accordo di rimpatrio con la Cina.

Ginevra internazionale: il dopo Trump e il dopo pandemia

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Un anno fondamentale per l'OMS e l'OMC

Il 2021 porterà probabilmente cambiamenti cruciali per la Ginevra internazionale, in particolare per alcune delle sue organizzazioni più importanti come l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e l'Organizzazione mondiale del commercio (OMC). In quanto centro internazionale per la promozione della pace, la migrazione e le questioni umanitarie, le tensioni geopolitiche continueranno a influenzare il ruolo di Ginevra, soprattutto in relazione agli Stati Uniti e alla Cina. Anche le questioni relative ai finanziamenti delle organizzazioni di Ginevra, siano esse agenzie delle Nazioni Unite o organizzazioni non governative, continueranno ad essere rilevanti. E le implicazioni a lungo termine della pandemia di Covid-19 per il funzionamento della Ginevra internazionale potrebbero presto cominciare a delinearsi.

Un nuovo inizio con gli Stati Uniti

Con una nuova amministrazione a Washington, molte delle istituzioni in difficoltà sperano in un rinnovato sostegno da parte degli Stati Uniti e nella fine delle pressioni trumpiane. È però improbabile che il governo Biden cambi tutto da un giorno all'altro e le pressioni per riformare organizzazioni quali l'OMC continueranno a essere presenti. L'OMC può continuare a esistere senza un efficace sistema di arbitrato per risolvere le controversie commerciali? E in che modo la Cina e i Paesi in via di sviluppo si impegneranno in seno all'OMC? All'inizio dell'anno l'OMC avrà una nuova presidenza e una cosa è certa: per la prima volta sarà occupata da una donna.

L'OMS, nel mirino di Trump per essere stata a suo dire troppo tenera con la Cina durante la pandemia di Covid 19, sta portando avanti il suo programma vaccinale COVAX, il cui scopo principale è garantire che i Paesi in via di sviluppo non siano esclusi dalle campagne di vaccinazione. Quando verranno distribuiti i primi vaccini, sarà interessante vedere se l'iniziativa COVAX aiuterà a ripristinare l'immagine dell'organizzazione internazionale. Ci sono anche piani per creare un sistema globale di scambio di agenti patogeni gestito dall'OMS per facilitare il rapido sviluppo di contromisure mediche, come ha spiegato il direttore generale dell'OMS Tedros Ghebreyesus.

Obiettivi ambiziosi

Anche le questioni digitali saranno importanti nel 2021. Sebbene il telelavoro e la 'diplomazia elettronica', adottati ampiamente durante la pandemia, abbiano evidenziato i loro limiti, rappresentano per alcuni un potenziale risparmio sui costi. Come si comporteranno gli attori della Ginevra internazionale nel 2021? La Ginevra internazionale vuole anche affermarsi come piattaforma per la politica digitale, l'etica digitale, la gestione dei dati e la sicurezza informatica. Sarà interessante vedere se tutto ciò sarà possibile.

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