"La miglior soluzione presentata da molto tempo"

EU-Gerichtshof in Luxemburg: Er soll urteilen, die Schweiz entscheidet. ec.europa.eu

Il governo svizzero è disposto ad approvare la competenza della Corte di giustizia dell’UE, ma si riserva il diritto di accettare o meno le sue sentenze. La proposta, presentata da Berna per risolvere la vertenza con l’UE sulle questioni istituzionali, suscita reazioni contrastanti.

Questo contenuto è stato pubblicato il 28 giugno 2013 - 17:26
swissinfo.ch

“Il tribunale europeo sentenzia, la Svizzera decide”: così il Tages Anzeiger ha riassunto la proposta presentata mercoledì dal ministro degli esteri svizzero Didier Burkhalter per risolvere la vertenza sulle questioni istituzionali tra la Svizzera e l’UE.

In base a questa proposta, la Svizzera dovrebbe adeguarsi rapidamente ad ogni cambiamento del diritto europeo. I casi litigiosi verrebbero sottoposti al giudizio della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE). In tal modo, il governo elvetico sarebbe quindi disposto, di per sé, ad accettare la competenza dei giudici europei, abbandonando l’idea di una corte indipendente.

Vi è però anche un “ma”: se il governo e il parlamento svizzero non sono d’accordo con la decisione della corte di Lussemburgo, possono adottare per legge una soluzione diversa. In tal caso vi è però il rischio che l’accordo venga disdetto da Bruxelles. Per giungere ad un accordo su questo dossier, il governo elvetico intende avviare trattative con l’UE già nel corso di quest’anno.

Reazioni dei partiti

La via tracciata oggi dal Consiglio federale per rilanciare i negoziati bilaterali con l'Unione europea hanno sollevato varie reazioni tra i maggiori partiti di governo

"Il governo vuole concludere un contratto coloniale" e con queste proposte “conferma i peggiori timori dell'Unione democratica di centro (UDC)”, afferma il partito di destra.

Accettando di riprendere il diritto dell’UE e di sottostare a giudici stranieri, il governo elvetico renderebbe la Svizzera un satellite dell'UE", considera l’UDC, che intende fare tutto il necessario per fermare questi piani.

Anche il Partito popolare democratico (PPD) è scettico. Per il presidente del partito, la Svizzera sta per cedere all'UE. Christophe Darbellay non accetta una sottomissione di Berna alla Corte europea di giustizia, perché questo sarebbe problematico per la sovranità del paese.

Il Partito liberale radicale (PLR) accoglie con favore questa proposta. Rileva tuttavia che "il popolo deve continuare ad avere l'ultima parola" sul recepimento del diritto dell'UE.

Per il presidente del Partito socialista (PS), Christian Levrat, le spiegazioni date dal ministro degli esteri Didier Burkhalter sollevano più domande che risposte. Ma si comincia a vedere in modo più realistico le conseguenze della via bilaterale, vale a dire l'ampiezza del costo di questa scelta, più elevato di quanto si fosse pensato, ha affermato.

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Nulla di spettacolare

“Questa proposta non contiene gran che di spettacolare e apporterebbe cambiamenti minimi rispetto alla situazione attuale”, ritiene René Schwok, docente di scienze politiche presso l’Università di Ginevra. A suo avviso, la sovranità della Svizzera non sarebbe quasi toccata in caso di attuazione di questa soluzione.

Per Schwok, il progetto sottoposto ora dal governo a consultazione potrebbe però permettere alla Svizzera di uscire dal vicolo cieco in cui si trova attualmente per quanto riguarda le trattative con Bruxelles. “Il mandato per condurre i negoziati consentirà di rilanciare il dossier. Si intravede la volontà di risolvere molti problemi”.

Molto dipenderà ora dalla reazione del Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE). Schwok ripone molte speranze in questo organo, responsabile degli affari esterni dell’UE. “Ritengo che l’UE sia disposta ad accettare circa l’’80% delle proposte svizzere”.

David O’Sullivan, segretario generale del SEAE, appare alquanto ben disposto nei confronti della Svizzera. Il compito di dirigere le trattative con Berna sarà affidato al diplomatico irlandese.

Sottigliezze giuridiche

Sempre in base alla proposta presentata da Didier Burkhalter, in futuro la CGUE sarebbe regolarmente chiamata ad esprimersi in caso di contenziosi. Oggi, il governo svizzero si limita a prendere conoscenza, a livello informale, delle sue decisioni. “Questa differenza può apparire interessante agli occhi dei giuristi, ma non a quelli dei profani”, rileva René Schwok.

Secondo l’esperto, l’Unione democratica di centro (UDC), che assume sistematicamente il ruolo di guardiano della sovranità svizzera, “incontrerà delle difficoltà a far valere le sue argomentazioni, partendo da queste sottigliezze giuridiche”. Negli ultimi tempi il partito di destra si era già scagliato contro l’eventualità che, in futuro, dei “giudici stranieri” possano esprimersi sul diritto svizzero.

A detta di René Schwok, la proposta illustrata dal ministro svizzero degli affari esteri “corrisponde ad una continuazione pragmatica della posizione, che la Svizzera ha assunto dall’entrata in vigore del primo pacchetto di accordi bilaterali nel 2002”. Finora, la Confederazione ha ripreso delle norme europee solo nei settori che non considera problematici. Ad esempio, non ha adottato la cittadinanza europea e ha aderito alla libera circolazione delle persone, introducendo delle misure di accompagnamento per ridurre gli effetti negativi.

Il progetto di Burkhalter, afferma il politologo, presenta il vantaggio di non contenere novità spettacolari, di garantire una certa continuità nei rapporti con Bruxelles e, nel contempo, di salvaguardare la sovranità svizzera.

“Per i paladini della sovranità nazionale, questa soluzione è sicuramente la migliore tra quelle presentate negli ultimi mesi”, dichiara Schwok, dicendosi fiducioso del fatto che la proposta sarà sostenuta dal popolo svizzero.

Agenda stretta

Il governo svizzero intende adottare ancora quest’anno un mandato negoziale per tentare di risolvere i punti in sospeso con l’UE.

Nella prima metà del 2014 dovrebbe aver luogo un incontro al vertice tra i rappresenti della Svizzera e quelli dell’UE.

Le ragioni di questa premura sono legate anche alle elezioni europee in programma nella primavera del 2014.

Non è ancora chiaro se l’UE accetterà di aprire dei negoziati sulla base di questa proposta.

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Maggiore sicurezza giuridica

Più scettica Astrid Epiney. “Dubito che questa proposta possa essere apprezzata dall’UE”, afferma la docente di diritto europeo all’Università di Friburgo. A titolo di esempio, “le decisioni adottate dalla corte europea riguardo allo Spazio economico europeo sono vincolanti. Non hanno il valore di una perizia, che può essere accettata o meno”.

Pur avendo alcune riserve sull’applicazione politica di questa proposta, Astrid Epiney considera che la soluzione proposta da Didier Burkhalter “non sia la peggiore”, dal momento che apporterebbe una maggiore sicurezza in ambito giuridico. La Svizzera deve inoltre mostrarsi proattiva, visto che l’UE ha chiaramente manifestato che non vi saranno più nuovi accordi sull’apertura dei mercati, fino a quando non verrà trovato un accordo sulla questione istituzionale.

“Considero quindi logico il fatto che il ministro svizzero degli esteri presenti ora una proposta volta a tener conto sia delle richieste dell’UE che della volontà da parte della Svizzera di salvaguardare i propri interessi".

Come René Schwok, anche Astrid Epiney ritiene tuttavia che, in caso di attuazione di questa proposta, non cambierebbe molto in sostanza. “La Svizzera riprende già oggi buona parte del diritto europeo”.

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