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Accordo quadro Svizzera-UE: festina lente

I deputati dell'UDC hanno illustrato in parlamento la loro opposizione all'accordo quadro Svizzera-UE. Keystone / Peter Klaunzer

È da ben sette anni che Berna e Bruxelles cercano di riorganizzare le loro relazioni. Mentre per l'UE la faccenda è chiara, in Svizzera si continua a disputarsi sull'accordo quadro istituzionale.

Questo contenuto è stato pubblicato il 21 dicembre 2020 - 16:00

Finalmente si può ricominciare: dopo che il popolo svizzero lo scorso settembre ha respinto l'iniziativa per "un'immigrazione moderata", nulla impedisce ulteriori negoziati sull'accordo quadro. Bruxelles attendeva con impazienza l'inizio dei colloqui. A Berna ci si spazientiva, giudicando che la Svizzera avesse rinviato troppo a lungo il dibattito.

Tuttavia, è ormai trascorso quasi un trimestre e non è successo ancora niente. È vero che la pandemia può aver spostato le priorità e rallentato i processi, ma è anche vero che l'Unione europea sta prendendo tempo.

La presidente della Commissione Ursula von der Leyen aveva accolto con favore il risultato della votazione popolare e invitato il governo elvetico a proseguire i negoziati sull'accordo quadro. Dietro le quinte, però, si dice anche che per Ursula Von der Leyen, la Svizzera sia di secondaria importanza. A causa di un avvicendamento del personale, la posizione di capo negoziatore per le trattative con la Svizzera è attualmente vacante. La controparte, ossia la capo negoziatrice svizzera Livia Leu, per il momento deve pazientare.

Un nuovo stallo che sembra quasi uno scherzo del destino. Lo stesso ex commissario UE Jean Claude Juncker, si era lamentato a più riprese del costante cambiamento dei presidenti della Confederazione, con i quali doveva ogni volta entrare di nuovo in contatto per negoziare.

Juncker ha parlato 23 volte personalmente a quattro presidenti della Confederazione. Ha dunque avuto più discussioni con la Svizzera che con altri paesi extra UE. Ora, sotto la successora di Juncker Bruxelles, ha posto la Svizzera in una posizione simile a quella in cui si trovava l'UE ed è difficile determinare quanto sia intenzionale questa relegazione in sala d'attesa. O quali suggerimenti specifici per la Svizzera Juncker abbia dato Ursula Von der Leyen durante il passaggio di consegne.

Di cosa si tratta?

A un certo punto, comunque, si dovrà aprire un nuovo capitolo nella storia delle relazioni tra la Svizzera e l'UE. I rapporti bilaterali sono ancora buoni, ma dal punto di vista degli accordi è un patchwork cucito insieme nel corso di decenni. Con un cosiddetto accordo istituzionale, sul quale sono iniziate le trattative nel 2014, si dovrebbe costituire una base giuridica uniforme per il futuro.

Tre punti sono però ancora aspramente dibattuti in Svizzera: il sistema di aggiornamento dinamico degli accordi bilaterali, la loro interpretazione e l'introduzione di un tribunale per la soluzione delle future controversie.

Il nuovo ambasciatore UE in Svizzera, Petros Mavromichalis, ha chiarito la posizione di Bruxelles in diverse interviste, dopo aver assunto l'incarico in autunno: l'Unione è disposta a fare precisazioni, ma non a rinegoziare. Per l'UE, i negoziati si sono conclusi alla fine del 2018. Se occorrono chiarimenti, è ovviamente disposta a parlarne. A tal fine, tuttavia, il governo svizzero deve chiarire la sua posizione. Cosa che ha effettivamente fatto in novembre, ma che non ha comunicato al pubblico.

In Svizzera chi è contrario all'accordo quadro?

Intanto all'interno della Confederazione continuano le accese discussioni. Aspre critiche sono arrivate dalla destra, in particolare, dall'Unione democratica di centro (UDC): il partito ha colto l'occasione della sessione invernale del parlamento svizzero per riportare all'ordine del giorno l'accordo quadro.

Così, il capo del più grande gruppo parlamentare, Thomas Aeschi, ha chiesto di lasciar cadere completamente l'accordo quadroLink esterno. Questo non sarebbe altro che la "nuova edizione del trattato neo-colonialista SEE [Spazio economico europeo, NdR]", la cui firma sarebbe "politicamente riprovevole", ha affermato alla Camera del popolo il deputato UDC. Questo "contratto servile" non sarebbe altro che "sottomissione" e "abbandono della Svizzera", ha rincarato. Numerosi parlamentari del suo partito si sono espressi in modo analogo.

Nel luogo che fu teatro della storica battaglia del Morgarten, l'UDC ha inscenato la sua rappresentazione delle relazioni tra la Svizzera e l'UE. Keystone

Dure critiche provengono inoltre dalla sinistra. I sindacati temono un indebolimento della protezione salariale. Ciò pone un dilemma ai socialisti, strettamente legati ai sindacati, che tendenzialmente sono europeisti. Ma anche la maggior parte degli altri partiti desidera rinegoziare e non si posiziona chiaramente.

È evidente che le critiche in Svizzera sono aumentate nel corso degli anni. In definitiva, la maggior parte dei partiti ora punta il dito contro il governo e spera che ottenga concessioni sostanziali nelle post-trattative o che l'esercizio venga abbandonato del tutto. Il leitmotiv è che occorre finalmente una leadership.

Con quali argomenti?

Ci sono numerosi punti critici che, in apparenza, sono di natura tecnica. In definitiva, tuttavia, si tratta di questioni di sovranità e di timori per il proprio benessere. Nel mirino dei critici di destra, in primo luogo c'è la ripresa da parte della Confederazione del diritto europeo è un punto centrale, che è un prerequisito per la partecipazione elvetica al mercato interno europeo. La Svizzera in pratica lo fa già adesso, ma il diavolo è nei dettagli semantici: oggi lo fa "autonomamente", mentre con l'accordo quadro lo farebbe in modo "dinamico". Poiché la Corte di giustizia europea sarebbe l'ultima istanza nelle controversie, i critici parlano di "giudici stranieri" che imporrebbero il diritto europeo alla Svizzera.

D'altra parte, soprattutto a sinistra, si teme che l'elevato livello degli stipendi in Svizzera non possa essere mantenuto senza adeguate misure di salvaguardia salarialeLink esterno. Queste proteggono i lavoratori in Svizzera sin dall'apertura del mercato del lavoro legata all'accordo bilaterale sulla libera circolazione delle persone. Questo punto è particolarmente delicato perché la Svizzera richiede qui eccezioni contrarie ai principi fondamentali del mercato interno dell'UE.

Un cartellone che illustra chiaramente come l'UDC giudica la libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l'Unione europea. Keystone / Christian Brun

Cosa dice effettivamente l'UE?

Tuttavia, il vento non è girato, i rapporti tra Berna e Bruxelles sono sostanzialmente ancora buoni. Non c'è motivo apparente per affrettarsi qua o là. Tuttavia, se dovessero ancora passare anni senza un accordo, c'è il rischio che i rapporti s'incrinino. L'UE ha già chiarito che non vuole più aggiornare gli accordi che arrivano a scadenza. Ciò ha un impatto diretto sulla Svizzera. C'è stato un primo assaggio dell'equivalenza delle Borse, che l'UE non ha esteso dalla fine del 2018. C'è pressione qua e là, ma globalmente i meccanismi funzionano.

Per ora non è chiaro se e quali cambiamenti saranno ancora realizzati nell'accordo quadro. Il ministro svizzero degli affari esteri Ignazio Cassis ha detto in parlamento di presumere che l'accordo arriverà alle urne. È però possibile che ci voglia ancora un po' di tempo prima di allora: nei negoziati si applica il principio che nulla è concordato finché tutto non è stato concordato. La questione è se questo principio possa essere applicato anche a un paese in cui il popolo ha voce in capitolo fino alla fine.

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