The Swiss voice in the world since 1935

Prove di disgelo, telefonata Trump-Starmer sulle basi Raf

Keystone-SDA

Prove di disgelo fra Donald Trump e Keir Starmer. Dopo giornate di tensione fra i due alleati transatlantici, i leader si sono sentiti per parlare di Medio Oriente e di cooperazione militare attraverso l'uso delle basi britanniche della Raf da parte delle forze USA.

(Keystone-ATS) La telefonata segue le violente critiche del presidente americano a Starmer per il mancato sostegno iniziale all’operazione contro l’Iran. “Non abbiamo bisogno delle due portaerei che” il Regno Unito “sta pensando di inviare ora. Non ci servono più. Sarebbe stato bello averle due settimane fa”, ha polemizzato Trump. “Non vogliamo che ci si unisca alla guerra quando l’abbiamo già vinta”, ha aggiunto il presidente.

Il commander-in-chief nei giorni scorsi non aveva risparmiato critiche a Starmer per il rifiuto di concedere le basi britanniche. “Non è Winston Churchill”, aveva tuonato dicendosi molto deluso dal primo ministro. Già in difficoltà per lo scandalo Epstein, l’inquilino di Downing Street è stato duramente criticato anche in casa dai conservatori per non aver sostenuto gli Stati Uniti fin dall’inizio.

Sir Tony Blair non ha usato mezzi termini: ha detto che Starmer ha sbagliato a non scendere subito in campo a fianco di Washington perché “se sono tuoi alleati e sono una pietra miliare della tua sicurezza, allora è meglio presentarsi”. Affermazioni respinte seccamente dai Labour: Blair a loro avviso è l’ultimo a poter offrire consigli sul seguire i presidenti americani in guerra. Forse, è la tesi, si è dimenticato dell’invasione dell’Iraq di George W. Bush del 2003. Mentre cerca di tessere la tela per “salvare” la special relationship, Starmer si trova anche sotto pressione per la prevista visita di Re Carlo negli Stati Uniti in aprile. Con la guerra in corso – ha detto il leader dei Liberal Democratici Sir Ed Davey – “non dovrebbe essere effettuata. Dovrebbe consigliargli di non andare”.

Il dialogo con il leader britannico è stata una buona occasione anche per Trump. Dopo aver criticato incessantemente il Vecchio Continente, il presidente ne ha ora bisogno per la sua azione militare. Il commander-in-chief è infatti consapevole dei rischi che la missione iraniana comporta sia all’estero che in casa, e sta valutando le opzioni a sua disposizione. Fra queste il possibile invio della Delta Force in Iran per sequestrare e disabilitare l’uranio arricchito iraniano. Secondo gli 007 statunitensi, Teheran potrebbe infatti recuperare – da un accesso stretto e limitato – l’uranio altamente arricchito sepolto sotto il sito nucleare di Isfahan dopo gli attacchi del giugno scorso. Non è chiaro a che velocità potrebbe farlo ma la sola ipotesi rappresenta un pericolo per la Casa Bianca. “Tutte le opzioni sono sul tavolo. Tutte”, ha ribadito il tycoon a chi gli chiedeva dell’invio delle unità speciale, che segnerebbe l’avvio di un’operazione di terra a cui gli americani sono contrari viste le precedenti esperienze in Medio Oriente.

In un’intervista a Abc, Trump ha poi minimizzato sull’aumento dei prezzi del petrolio: “È solo un piccolo inconveniente”, ha spiegato. I repubblicani e la Casa Bianca sono però più preoccupati. Un balzo dei prezzi dell’energia farebbe correre l’inflazione e accentuerebbe quel carovita che gli americani già lamentano, con implicazioni negative sulle elezioni di metà mandato. I più preoccupati sono il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio. Sulla guerra in Iran si stanno giocando le loro aspirazioni politiche per il 2028, e il rischio è che paghino – se andrà male – le conseguenze per una scelta di Trump a cui inizialmente erano contrari ma poi hanno sposato a braccia aperte.

Articoli più popolari

I più discussi

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR