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Affari esteri

Quanto è neutrale davvero la Svizzera?

Mentre altri Stati abbandonano la neutralità classica, la Svizzera si aggrappa ostinatamente al suo ruolo particolare. Tuttavia, anche la Confederazione si è allontanata dal concetto tradizionale di neutralità. Ed è chiamata ad affrontare nuove sfide.

Questo contenuto è stato pubblicato il 07 aprile 2021 - 16:23
Philip Schaufelberger (illustrazione)

Quando le potenze vincitrici che avevano sconfitto Napoleone concessero alla Svizzera la neutralità perpetua al Congresso di Vienna nel 1815, l'accordo prevedeva che la Confederazione non avrebbe preso parte a conflitti o fornito mercenari. In cambio, non si sarebbero combattute altre guerre sul suo territorio.

Nel corso del XX secolo, il diritto della neutralità, definito in modo piuttosto ristretto, ha lasciato il posto a una politica di neutralità volontaria: a livello di politica estera, gli Stati neutrali si comportano in modo tale che gli altri Paesi si fidano della loro neutralità e credono che non parteciperebbero a un potenziale conflitto.

Molti Stati europei precedentemente neutrali, come il Belgio, il Lussemburgo, la Danimarca o la Norvegia, hanno aderito alla NATO, un'alleanza di difesa militare. Questo era però severamente vietato secondo la tradizione della legge sulla neutralità.

Dopo la fine della guerra fredda e la sua adesione all'UE, la Svezia ha abbandonato la sua neutralità e ora si definisce un "paese senza alleanze". In risposta a una domanda di SWI swissinfo.ch, il ministero degli esteri svedese ha scritto: "Questa politica ci serve al meglio e contribuisce alla sicurezza e alla stabilità nel nostro vicinato. Un'adesione alla NATO non è più un tabù nemmeno per la Svezia. Il Paese costruisce la sicurezza insieme ad altri, dice il ministero degli esteri, che considera la solidarietà come la base della politica di sicurezza e di difesa della Svezia.

Anche la Svizzera si è allontanata dal concetto tradizionale di neutralità per avvicinarsi alla comunità internazionale: nel 2002 ha aderito alle Nazioni Unite. Da allora deve accettare le sanzioni decise dall'ONU.

La Svizzera ritiene che il diritto della neutralità non si applichi alle missioni militari dell'ONU perché, dopo tutto, il Consiglio di sicurezza "vuole ristabilire la pace nel mondo". L'appartenenza della Svizzera all'ONU non pone quindi alcun problema. Peter Hilpold, esperto austriaco di diritto internazionale all'Università di Innsbruck, sostiene da parte sua che "la neutralità in senso classico è difficilmente compatibile con l'adesione all'ONU, per non parlare di un'adesione all'UE".

La Svizzera si è persino candidata a un seggio non permanente nel Consiglio di sicurezza dell'ONU. Secondo il governo, questo è compatibile con la neutralità perché l'ONU non è un'alleanza militare e le misure coercitive del Consiglio di sicurezza riguardano solo molto raramente le guerre tra Stati.

In un libro, l'ex ministra degli affari esteri svizzera Micheline Calmy-Rey spiega i motivi per cui la candidatura è secondo lei compatibile con la neutralità.

Secondo l'esperta di diritto internazionale presso l'Istituto tedesco di politica internazionale e di sicurezza di Berlino, Elisabeth Hoffberger-Pippan, la popolazione non è sempre consapevole che l'adesione all'UE o all'ONU può comportare una certa diluizione della neutralità.

Quando l'Austria ha aderito all'UE, la sua Costituzione ha dovuto essere adattata per poter attuare delle misure in materia di politica estera e di sicurezza comune che erano incompatibili con una comprensione tradizionale della neutralità austriaca, nota l'esperta. "Durante la seconda guerra del Golfo, l'Austria permise i sorvoli perché il Consiglio di Sicurezza dell'ONU aveva autorizzato l'uso della forza", spiega.

Anche in Svizzera, la percezione della neutralità e l'attuazione della politica di neutralità differiscono.

"Nemmeno la Svizzera è stata neutrale", afferma Stefanie Walter, professoressa di relazioni internazionali ed economia politica all'Università di Zurigo. "Durante la guerra fredda, per esempio, la Svizzera era implicitamente dalla parte dell'Occidente. Inoltre, ha una posizione sui diritti umani".

Alcune personalità chiedono d'altronde alla Svizzera di non rimanere in silenzio di fronte alle violazioni dei diritti umani.

Altre ritengono che la Svizzera possa avere un ruolo di mediatrice soltanto se non prende posizione.

Per l'ambasciatrice presso le Nazioni Unite Pascale Baeriswyl, la Svizzera non può sempre evitare di prendere posizione su questioni spinose di politica estera.

Anche Stefanie Walter vede come un punto di forza degli Stati neutrali il fatto che possano agire come mediatori. In quest'ottica, la Confederazione svizzera ha un ruolo speciale da svolgere: "A differenza di Irlanda, Austria e Svezia, la Svizzera ha deciso di non aderire all'Unione europea", spiega. Questo è anche il motivo per cui la Svizzera è percepita come più neutrale, aggiunge l'esperta.

Peter Hilpold concorda: "Il fatto che la Svizzera non sia membro dell'UE le conferisce un ruolo molto particolare. Secondo lui, la Svizzera ha plasmato la neutralità in molti modi secondo le proprie idee e necessità. "La comunità internazionale ha accettato, almeno tacitamente, il concetto svizzero e quindi il ruolo particolare del Paese sulla scena internazionale".

La Svizzera si trova ora di fronte a nuove sfide. Le guerre tra nazioni sono diventate rare, ma quelle cibernetiche sono in aumento. In linea di principio, la neutralità svizzera si applica anche nel mondo virtuale. Ma molte domande rimangono per ora senza risposta.

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