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Care lettrici e cari lettori,

negli ultimi giorni vi è capitato di incappare in una notizia sulla Svizzera per la quale vi siete chiesti: è davvero così? Attualmente la Russia sta cercando di influenzare la campagna di voto sull’iniziativa per la neutralità, diffondendo notizie false. È difficile però dire se vi siano degli effetti. 

Sempre a proposito di politica svizzera: sapevate che alcuni membri del Parlamento svizzero si sono recati ben tre volte nella Polinesia francese negli ultimi cinque anni? Complessivamente, la delegazione della Francofonia ha effettuato 43 viaggi.

Buona lettura!

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Telegram è uno dei canali attraverso i quali vengono diffuse informazioni false. Copyright 2026 The Associated Press. All Rights Reserved.

La Russia interviene nella campagna di voto sull’iniziativa per la neutralità dell’Unione democratica di centro. Finora le ingerenze sono state di portata limitata, ma hanno raggiunto comunque un vasto pubblico. Quanto questo influenzi veramente la democrazia svizzera è oggetto di dibattito. 

Il 27 settembre l’elettorato svizzero è chiamato alle urne per pronunciarsi sull’iniziativa per la neutralità. Per la Russia una sua approvazione sarebbe vantaggiosa, poiché in futuro il Consiglio federale non potrebbe più adottare le sanzioni dell’UE contro Mosca. Per questo il Cremlino cerca di alimentare dubbi sulla neutralità svizzera e sul sistema politico del Paese. Oltre all’ambasciata russa e alla portavoce del Cremlino Maria Zakharova, un ruolo è svolto anche dal portale “Prawda Schweiz”. Su Telegram circolano inoltre notizie false, come quella di un presunto drone svizzero che avrebbe ucciso bambini russi. 

Esperti ed esperte non concordano sull’effettiva portata di tale disinformazione. È vero che pochi contributi russi diffusi tramite i media svizzeri e i social network possono raggiungere un vasto pubblico. In occasione dell’iniziativa popolare “No a una Svizzera da 10 milioni!” a giugno, la Confederazione ha inoltre registrato singole ingerenze da parte di un altro Stato. Tuttavia, è difficile dimostrare che tali contenuti possano effettivamente modificare le opinioni politiche. Un possibile effetto consiste piuttosto nell’alimentare la sfiducia nei confronti delle autorità, dei media e delle istituzioni.

La Confederazione ha riconosciuto il problema e quest’anno ha istituito un gruppo di lavoro contro le attività di influenza teleguidate da Stati esteri. Allo stesso tempo, intende adottare contromisure in maniera prudente per non amplificare la percezione della minaccia. Secondo la Segreteria di Stato della politica di sicurezza (SEPOS), finora non vi sono indicazioni che la Russia abbia influenzato in modo determinante le votazioni svizzere. Le persone addette ai lavori considerano la Svizzera relativamente resiliente grazie alla sua democrazia diretta e al suo sistema mediatico.

surfista
La Polinesia francese non è popolare solo tra chi fa surf: negli ultimi anni anche diverse personalità politiche svizzere hanno visitato più volte l’arcipelago. Copyright 2024 The Associated Press. All Rights Reserved

Vivete nella Polinesia francese? Se sì, è molto probabile che negli ultimi cinque anni abbiate ricevuto una visita ufficiale dalla Svizzera. In questo periodo, infatti, membri del Parlamento svizzero si sono recati tre volte nell’arcipelago del Pacifico meridionale.

La delegazione svizzera presso l’Assemblea parlamentare della francofonia ha effettuato complessivamente 43 viaggi in cinque anni, percorrendo circa 318’100 chilometri in aereo. Oltre alla gettonata Polinesia francese, si è recata a Montréal, Dakar, Tirana e Can Tho, in Vietnam. Il costo totale dei viaggi è stato di 463’697 franchi.

La vicenda sta sollevando critiche. Il consigliere nazionale del Partito liberale radicale Hans-Peter Portmann non considera problematici principalmente i costi, bensì le sovrapposizioni con altre delegazioni parlamentari. A suo giudizio, avere una lingua comune come unico criterio per un’assemblea parlamentare non rappresenta un grande valore aggiunto. La diplomazia parlamentare è importante, ma dovrebbe concentrarsi sulle organizzazioni centrali per la Svizzera.

Di diverso avviso è il consigliere agli Stati socialista Carlo Sommaruga, presidente della delegazione. Secondo lui, la Svizzera può impegnarsi nell’ambito della Francofonia insieme a parlamentari di oltre 90 Paesi a favore della democrazia, dei diritti umani e dello Stato di diritto. Inoltre, la delegazione ha contribuito, tra l’altro, alla lotta contro la tratta di esseri umani e alla promozione dell’istruzione nei Paesi in crisi. Tuttavia, dal 2022 sono stati redatti soltanto due rapporti.

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Turisti attraversano Lauterbrunnen nell’Oberland bernese: durante l’ondata di caldo, anche le montagne svizzere offrono solo in parte refrigerio. Keystone / Peter Klaunzer

L’ondata di caldo in Svizzera sta influenzando anche il turismo. “La Svizzera non è più un Paese del lusso”, avrebbe dichiarato una turista del Qatar a un operatore svizzero specializzato in viaggi esclusivi. Il motivo: negli hotel e nelle case di vacanza svizzere fa semplicemente troppo caldo.

Gli ospiti provenienti da Paesi come Qatar, Kuwait e Arabia Saudita sono abituati ad ambienti fortemente climatizzati. In Svizzera, invece, l’aria condizionata è meno diffusa, anche per ragioni ecologiche e costruttive. Peter Zombori, organizzatore di viaggi di lusso, ha dichiarato al Tages-Anzeiger di aver ricevuto quest’estate più lamentele che mai.

HotellerieSuisse conferma che le aspettative degli ospiti internazionali riguardo alla temperatura delle camere sono molto diverse. Gli hotel puntano quindi su ombreggiamento, ventilazione notturna e aree verdi. Secondo Zombori, dotare tutti gli edifici di aria condizionata non è una soluzione: serve piuttosto un consenso sociale.

Le persone provenienti dagli Stati del Golfo spendono in media circa 400 franchi al giorno, più di qualsiasi altro gruppo. Nel 2025 hanno generato 814’000 pernottamenti alberghieri, pari a oltre il 3% dei pernottamenti di ospiti stranieri. Nonostante il caldo, la Svizzera resta una destinazione attrattiva. Alcune persone, tuttavia, iniziano a preferire per i mesi estivi alternative più fresche, come la Scozia.

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A seconda dell’ospedale, la probabilità di un parto cesareo in Svizzera varia notevolmente. Keystone / Christian Beutler

In Svizzera circa un bambino su tre nasce con parto cesareo. Tuttavia, la probabilità varia sensibilmente da ospedale a ospedale. Un nuovo studio mostra che il fattore decisivo non è tanto il Cantone di residenza quanto la struttura ospedaliera stessa.

Nel Cantone di Zugo circa il 40% dei bambini nasce con parto cesareo, mentre nel Giura la quota è poco inferiore al 25%. L’Osservatorio svizzero della salute (Obsan) ha analizzato le nascite tra il 2015 e il 2023. Fattori come l’età della madre o le gravidanze multiple spiegano solo in parte queste differenze.

Secondo lo studio, il fattore con il maggiore impatto è la pratica medica adottata dal singolo ospedale. Quando si tiene conto della clinica, l’influenza del Cantone di residenza scompare quasi completamente. Rimane però aperta la questione del perché alcuni ospedali ricorrano più frequentemente al cesareo.

Anne Steiner, dell’Associazione svizzera delle levatrici, afferma che oltre il 90% delle donne desidera il minor numero possibile di interventi. Nonostante ciò, quasi il 35% dei parti si conclude con un cesareo. Secondo Anne Steiner, oltre alla maggiore pianificabilità, bisogna anche considerare possibili incentivi finanziari: un cesareo programmato viene remunerato meglio di un parto vaginale complesso.

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