Riciclaggio di denaro sporco: Svizzera OK ma sempre sotto controllo

Il problema più spinoso per la Svizzera è rappresentato dagli amministratori indipendenti che non sono sottoposti al controllo della Commissione federale delle banche Keystone

E' stato pubblicato il rapporto 2001 del GAFI, l'organismo internazionale che compila l'elenco dei paesi accusati di non cooperare nella lotta contro il riciclaggio di denaro. Il Liechtenstein e altri tre stati - le Bahamas, le isole Cayman e Panama - sono stati stralciati dalla «lista nera». Sei nuovi paesi vi sono stati inclusi.

Questo contenuto è stato pubblicato il 22 giugno 2001 - 17:43

È quanto emerge dal rapporto 2001 del GAFI (Gruppo di azione finanziaria contro il riciclaggio di denaro), pubblicato venerdì a Parigi. Il Principato è rimasto quindi un anno nell'elenco dei paesi che non collaborano. Era l'unico paese europeo a figurare nella «lista nera».

Un nuovo elenco

D'altro canto il GAFI ha incluso sei nuovi paesi nel suo elenco. Si tratta di Egitto, Guatemala, Ungheria, Indonesia, Birmania e Nigeria, ha spiegato in una conferenza stampa tenuta nella capitale francese lo spagnolo José Maria Roldan, presidente dell'organizzazione.

Il GAFI ha anche minacciato di prendere provvedimenti contro tre di questi paesi, tra cui la Russia, se non compiranno i passi necessari per lottare contro il riciclaggio. In generale il presidente del GAFI si è detto soddisfatto «dei progressi significativi nei sistemi di lotta contro il riciclaggio di denaro nel mondo».

Governo del Liechtenstein: gli sforzi sono stati riconosciuti

Otmar Hasler, capo del governo del Liechtenstein, ha rilevato venerdì in una prima reazione che gli immensi sforzi intrapresi dal Principato per combattere il riciclaggio e la criminalità organizzata sono stati riconosciuti a livello internazionale.

Nei casi in cui dovessero verificarsi comunque abusi, il Liechtenstein mira a punire efficacemente gli autori, ha aggiunto Hasler. La lotta contro il riciclaggio è nell'interesse del Principato, ha detto, aggiungendo che «il Liechtenstein mira ad essere una piazza finanziaria pulita».

La Svizzera non preoccupa

Come atteso, la Svizzera non figura nella «lista nera» dato che dispone già di una legge anti-riciclaggio e di appostiti organi di controllo. Le critiche internazionali alla Confederazione tuttavia non cessano.

Anche nella piazza elvetica sussistono lacune, ha indicato Jean- Pierre Ghelfi, vicepresidente della Commissione federale delle banche (CFB). Il tallone d'Achille è rappresentato dalle succursali «offshore» di banche svizzere e dalle migliaia di amministratori indipendenti di patrimoni, difficili da controllare.

Attualmente la CFB sta proprio esaminando la posizione delle succursali «offshore» delle banche elvetiche. Decine di revisori indipendenti stanno effettuando controlli nei paradisi fiscali come le Bahamas, le isole Cayman, le Antille olandesi o il Panama, ha aggiunto Ghelfi.

L'obiettivo degli accertamenti è assicurarsi che le filiali delle banche svizzere rispettino le direttive delle sedi elvetiche, in particolare per quanto riguarda il riciclaggio. Secondo il vicepresidente della CFB, in alcuni paesi è stato difficile avere accesso a tutti i dossier, dato che la prassi locale a volte è abbastanza lontana da quella in vigore in Svizzera.

Il problema più spinoso in materia di sorveglianza è però rappresentato dai cinque o seimila amministratori indipendenti di patrimoni che non sono sottoposti al controllo della CFB. Tuttavia dal 1998 sono tenuti ad applicare la legge in materia di riciclaggio. La competente autorità di controllo deve svolgere un lavoro «titanico», ha aggiunto Ghelfi.

swissinfo e agenzie

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