«Expos.ch»: storia delle esposizioni nazionali dal 1883 a oggi
La mostra all'Archivio federale, a Berna, illustra le tappe, i contenuti e le polemiche che hanno accompagnato queste manifestazioni. E mostra che le polemiche sorte attorno a Expo.02 non rappresentano un unicum nella storia delle esposizioni nazionali.
Grazie a fotografie e documenti, i visitatori vengono informati non solo dell’aspetto esterno – quello visibile – di ogni singola esposizione, ma anche dei principi nonché delle polemiche sotterranee che ne hanno accompagnato la gestazione.
Secondo lo spirito degli organizzatori, le esposizioni nazionali dovevano contribuire a rafforzare il senso d’appartenenza della popolazione alla nazione e ai principi base che la caratterizzavano – federalismo, democrazia e neutralità – proiettando verso l’esterno l’immagine di un paese unito e moderno, tecnologicamente all’avanguardia. Assenti invece per lungo tempo, almeno fino al 1964, le problematiche sociali.
L’Ottocento fu il secolo delle grandi esposizioni internazionali alle quali quelle nazionali, come quelle svizzere, si ispiravano. In decenni contraddistinti da una forte industrializzazione, non di rado accompagnata da un forte sentimento nazionale, esse divennero per gli stati che le organizzavano vetrine privilegiate, per mostrare il proprio potenziale economico e bellico.
La prima esposizione nazionale in Svizzera venne organizzata a Zurigo, nel 1883, un anno dopo l’apertura della linea del San Gottardo, impresa fortemente sostenuta da uno dei maggiori uomini politici locali, l’industriale Alfred Escher. Tra i cantoni di più antica industrializzazione, centro finanziario e sede del Politecnico federale, Zurigo coglieva così l’occasione per mostrare al resto della Svizzera la propria potenza economica e politica.
L’economia fu ancora l’argomento centrale nel 1896 a Ginevra. Piatto forte, l’industria dell’elettricità, presentata allora come rimedio alla crisi economica che aveva colpito l’Europa. Tra le attrazioni figurava anche un villaggio svizzero – tema caro, che verrà ripreso nelle esposizioni seguenti – e uno africano, nel quale si trovavano 200 tra uomini e donne di colore. La loro presenza è tipica di un periodo caratterizzato dall’espansionismo imperialista. In un contesto internazionale contraddistinto da crisi economica e conflitti internazionali, fece la sua apparizione sulla scena anche l’esercito svizzero.
All’inizio del secolo, accanto ai tradizionali argomenti economici, trovarono maggiore spazio quelli ideologici. Motivo per l’apertura dell’esposizione nazionale nel 1914, a Berna, fu l’inaugurazione del tunnel ferroviario del Lötschberg. Attrazione principale: il padiglione dell’aviazione, accanto al quale fecero il loro debutto la protezione del paesaggio, le banche e lo sport.
Considerate le tensioni internazionali, il progetto di un padiglione dedicato alla promozione della pace venne abbandonato, mentre in quello dell’esercito militare venne esaltata la prontezza militare degli Svizzeri. In quell’occasione, i romandi si lamentarono per l’eccessiva invadenza degli espositori tedeschi e del fatto che numerose locandine erano solo in tedesco. Un assaggio del conflitto che di lì a poco li avrebbe divisi, in seguito all’inizio della prima guerra mondiale.
Programmata nel 1933, l’esposizione del cinquantesimo venne procrastinata di sei anni, a causa della crisi economica. Inaugurata nel 1939 a Zurigo, essa aveva come obiettivo il rafforzamento dell’unità nazionale, esemplificata dalla scultura «Volontà di difesa», rappresentante un uomo intento ad indossare l’uniforme. Posta strategicamente in fondo a una sala, con accanto le bandiere dei cantoni primitivi, essa incuteva soggezione ai visitatori, i quali, come credenti che accedono a un luogo sacro, si toglievano il cappello.
L’ultima manifestazione del genere si tenne nel 1964, a Losanna, in un’atmosfera di euforia economica. Essa divenne famosa per il mesoscafo, il primo sottomarino per turisti del mondo. Diversamente dal 1939, nell’esposizione del 1964 trovarono espressione anche opinioni meno accondiscendenti nei confronti del potere costituito. Il successo della manifestazione fu tale che il «New York Times» le conferì la medaglia di migliore esposizione del secolo.
swissinfo e agenzie
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