Georg Fischer ammette l’impiego di lavoratori coatti
Il gruppo industriale sciaffusano Georg Fischer (GF) ha aperto gli archivi allo storico Hans Ulrich Wipf per far luce sul suo passato all'epoca nazista. Il risultato delle ricerche, presentato giovedì, conferma che il gruppo ha impiegato 1700 lavoratori forzati.
I lavoratori coatti erano essenzialmente impiegati nella filiale tedesca del gruppo, a Singen. Il gruppo non ne ha tratto alcun beneficio, anzi la fabbrica ha causato perdite importanti, ha detto Wipf durante la presentazione.
Il libro, intitolato “Georg Fischer 1930-1945 – Ein Unternehmen im Spannungsfeld Europas” (“Un’impresa al centro della bufera europea”), presenta il risultato di quattro anni di ricerche. L’indipendenza di Wipf è stata garantita per contratto. “Assumendo lo storico, non sapevamo quale sarebbe stato il risultato delle sue ricerche”, ha sottolineato il presidente della direzione della GF, Martin Huber.
Oltre la metà dei lavoratori forzati della GF aveva meno di 23 anni. Circa il 60% proveniva da paesi occidentali e riceveva lo stesso salario dei dipendenti tedeschi. I lavoratori dell’est (Russia, Polonia, Ucraina) erano pagati a una tariffa nettamente inferiore. Secondo Wipf, il trattamento riservato ai lavoratori coatti era variabile e dipendeva dalla buona volontà dei responsabili della filiale. Il capo del personale, Hermann Ammann, veniva descritto come un uomo buono, che provava vergogna per quello che faceva.
La Georg Fischer fa parte delle 27 imprese industriali svizzere comprese nell’accordo globale di 1,25 miliardi di dollari concluso con le organizzazioni ebraiche. Per questo non potrà essere oggetto di denunce per l’impiego di lavoratori forzati durante la Seconda Guerra mondiale.
swissinfo e agenzie
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