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Spionaggio contro Attac: Securitas e Nestlé sotto accusa

Nessuna attività di sorveglianza illegale, secondo Nestlé

Nel 2003 la società privata di sorveglianza Securitas avrebbe infiltrato l'ONG Attac per conto della multinazionale Nestlé. Il caso, rivelato dalla televisione della Svizzera francese, sta suscitando ampie discussioni. Anche Mister dati chiede chiarezza.

Questo contenuto è stato pubblicato il 21 giugno 2008 - 12:22

Venerdì 13 giugno la sezione vodese dell'ONG Attac, una delle organizzazioni più attive nella galassia altermondialista, ha annunciato di voler sporgere denuncia penale e civile contro ignoti. Il motivo: un episodio di spionaggio compiuto dalla Securitas ai danni dei curatori di un libro dedicato alla multinazionale elvetica Nestlé.

La vicenda è stata rivelata la scorsa settimana dall'emissione della Televisione della Svizzera francese (TSR) «Temps Présent». Questa la ricostruzione dei fatti.

In margine al G8 di Evian

Nel 2003, in vista del vertice del G8 a Evian, località francese vicina alla Svizzera, alcune grandi imprese con sede nel canton Vaud incaricano la Securitas di sorvegliare diversi gruppi altermondialisti.

Le stesse forze di polizia cantonali approfittano delle informazioni raccolte dalla Securitas, come conferma alla TSR il portavoce Jean-Christophe Sauterel dell polizia vodese. Nei confronti di una delle associazioni tuttavia, l'attività di sorveglianza prosegue anche dopo il G8.

All'epoca la sezione vodese di Attac sta preparando una pubblicazione dedicata alla Nestlé, gigante agroalimentare con sede a Vevey. Il libro, intitolato "Attac contre l'empire Nestlé" (Attac contro l'impero Nestlé), è un'indagine critica sull'attività della multinazionale, in particolare in relazione ai diritti sindacali in alcuni paesi del Terzo mondo e all'impiego di organismi geneticamente modificati.

Secondo la ricostruzione dei giornalisti della TSR, la Securitas riesce a infiltrare in Attac una sua agente, che si fa chiamare Sara Meylan. La donna partecipa alla redazione del libro, è presente alle riunioni nei domicili privati dei militanti dell'ONG, ha accesso a informazioni riservate (indirizzi e-mail, contatti nei paesi in cui Nestlé è attiva, ecc.).

Nell'estate del 2004, dopo la pubblicazione del libro, Sara Meylan però scompare senza lasciare traccia. Il suo indirizzo e-mail e il suo numero di telefono sono disattivati.

Nessuna smentita

Interpellata da «Temps Présent», la Securitas ha ammesso di offrire servizi di informazione e di indagine, di aver svolto attività di sorveglianza durante il G8, di impiegare talvolta agenti sotto falso nome.

Non ha però voluto confermare né il nome dei clienti che hanno dato l'incarico di sorveglianza, né i nomi delle associazioni o delle persone sorvegliate.

L'azienda ritiene in ogni caso che se un agente si astiene dal registrare, filmare o fotografare persone o documenti, l'attività di sorveglianza sia legale. Attac ha tuttavia il sospetto che la presunta agente infiltrata tra le sue file abbia registrato le riunioni a cui ha partecipato.

Secondo la TSR, Sara Meylan avrebbe inviato regolarmente dei rapporti alla Securitas e avrebbe partecipato anche a un incontro con il responsabile della sicurezza di Nestlé.

La multinazionale, dal canto suo, non ha voluto esprimersi sui contenuti della trasmissione della TSR. Tramite una risposta scritta, ha tuttavia confermato di aver preso delle «misure appropriate» in occasione del G8, «in stretta collaborazione con la Securitas e la polizia cantonale vodese».

La Nestlé ha però assicurato che «ovviamente, tutto è avvenuto nel rispetto rigoroso della legge». La polizia cantonale vodese era del resto informata delle attività della Securitas.

Dubbi e interpellanze

Il caso ha suscitato l'interesse dell'incaricato federale per la protezione dei dati (IFPD). «Siamo venuti a conoscenza di queste operazioni attraverso la stampa e vogliamo maggiori informazioni», ha affermato lunedì all'agenzia ATS il responsabile per l'informazione dell' IFPD Kosmas Tsiraktsopulos.

La Securitas sarà chiamata a fornire dettagli sul contesto della sorveglianza, sul tipo di informazioni raccolte e sul modo con cui l'azienda le ha ottenute. Le operazioni di sorveglianza di privati da parte di altri privati sono sottoposte a regole molto severe, ha ricordato l'IFPD.

La Federazione svizzera dei funzionari di polizia (FSFP) ha intanto criticato l'operato della Securitas, chiedendosi se l'azienda sia ancora un partner affidabile per la polizia. «È inconcepibile che la polizia vodese sia stata a conoscenza delle investigazioni della Securitas e che, invece di intervenire, abbia continuato a collaborare con l'azienda privata», ha scritto l'FSFP in un comunicato.

Il senatore verde Luc Recordon, membro di Attac, ha depositato dal canto suo un'interpellanza parlamentare sulla vicenda. Stessa cosa hanno fatto i deputati della sinistra al parlamento cantonale vodese. La vicenda sembra destinata a far discutere ancora a lungo.

swissinfo

Securitas

Il gruppo Securitas è il numero uno in Svizzera nell'ambito della sorveglianza privata. Fondato nel 1907, il gruppo dà lavoro oggi a circa 10'000 persone.

Oltre a vari compiti di sorveglianza su incarico privato, la Securitas si occupa anche del trasporto di prigionieri tra un cantone e l'altro, su incarico della Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia e in collaborazione con le Ferrovie federali svizzere (FFS).

La Securitas possiede inoltre il 49% di Securitrans, la polizia ferroviaria privata la cui maggioranza è detenuta dalle FFS.

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Il governo vodese si attiva

Un esperto esterno all'amministrazione cantonale - probabilmente un ex giudice cantonale - avrà il compito di verificare il ruolo svolto dalla polizia del canton Vaud nella vicenda. Lo ha reso noto il 18 giugno il Consiglio di stato (governo) vodese.

L'esperto dovrà in particolare verificare, se la polizia cantonale era a conoscenza delle attività di sorveglianza e infiltrazione di Securitas ai danni di Attac.

Se la verifica dovesse confermare il coinvolgimento della polizia cantonale vodese, il governo cantonale si riserva il diritto di adottare altre misure e avviare un'inchiesta amministrativa, ha annunciato la consigliera di stato vodese Jacquelin de Quattro alla Televisione svizzero romanda.

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