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Svezia: caos politico dopo crisi su budget, si vota a marzo

(Keystone-ATS) Dopo soli tre mesi di governo, e per la prima volta in 56 anni, la Svezia si avvia ad elezioni anticipate il 22 marzo prossimo per l’impossibilità della coalizione al potere di far passare in parlamento la propria legge di bilancio. Sono passate solo 48 ore da quando l’estrema destra, finora ago della bilancia tra i due schieramenti, ha deciso di spostare il peso sul budget 2015 a vantaggio del fronte d’opposizione, sottraendo al governo rosso-verde in carica da settembre il sostegno esterno necessario ad approvare un bilancio basato sulla conservazione del welfare, sul tema del lavoro, sulla conferma di norme liberali in tema d’immigrazione.

Il primo ministro socialdemocratico Stefan Lofven, 57 anni, si è trovato così a dover domare un cavallo impazzito: nella notte ha cercato di arrivare in extremis a un accordo con i nazional-populisti dei Democratici Svedesi che non gli hanno perdonato tuttavia l’attitudine sull’immigrazione. Questa mattina, secondo la stampa svedese, era già chiaro che Lofven aveva fallito il gioco della sua ultima carta e si preparava a gettare la spugna. “Non prenderò l’iniziativa di intavolare nuovi negoziati” ha annunciato Lofven. Poi, fissando al 22 marzo la data delle nuove consultazioni, ha insistito con determinazione: “Abbiamo formato un governo, abbiamo un budget: sarà così che ci presenteremo alle prossime elezioni”.

Per la Svezia questa crisi lampo è davvero inedita: si deve tornare al 1958 per trovare un voto anticipato ed è una novità sia la breve durata del governo attuale, che resterà in carica per l’ordinaria amministrazione, sia la singolare circostanza che Jimmie Akesson, il leader della destra estrema che ha combattuto (perdendo) contro Lofven, sia fuori gioco da tempo (e chissà per quanto) per ragioni di salute. L’uomo che ne ha preso il posto, Mattias Karlsson, ha ammesso che il partito ha giocato una partita tattica sul budget, ma ha accusato nel contempo il governo di “essersi rovinato con le proprie mani rifiutandosi di ascoltare le istanze della destra sull’immigrazione”.

Mentre lo stesso Lofven s’è rivolto agli altri partiti dell’opposizione (conservatori, liberali, agrari, democristiani) accusandoli di essersi fatti strumentalizzare dai Democratici Svedesi. Se i rapporti di forza resteranno più o meno stabili, giudicano molti osservatori scandinavi, sarà comunque molto difficile formare una maggioranza coesa anche dopo il voto, avendo attualmente socialdemocratici e Verdi non più del 37,9% dei consensi. La ragioni della polarizzazione del conflitto non potranno del resto che aggravarsi, se è vero che, con una previsione di almeno altri centomila arrivi nel 2015, il dossier dell’immigrazione è destinato a restare in primo piano.

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