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Tasso ipotecario di riferimento resterà fermo, dicono gli analisti

Keystone-SDA

Il tasso ipotecario di riferimento non cambierà la settimana prossima e probabilmente rimarrà immutato ancora per parecchi mesi: è il parere unanime degli esperti interpellati dall'agenzia Awp.

(Keystone-ATS) Stabilito a scadenza trimestrale dall’Ufficio federale delle abitazioni (UFAB), l’indicatore che serve a determinare le pigioni degli appartamenti in affitto in tutta la Svizzera è all’1,25% dal settembre 2025. Il 1. giugno verrà comunicato quale sarà il suo nuovo livello. Per contestualizzare: se il tasso di riferimento sale di 0,25 punti percentuali, i locatori possono aumentare l’affitto del 3,00%; nel caso opposto, gli inquilini hanno invece la possibilità di richiedere una riduzione dell’affitto del 2,91%.

Il tasso medio di interesse su tutti i mutui in essere, su cui si basa il tasso di riferimento, è stato registrato l’ultima volta all’inizio di marzo: era all’1,32%. Questo mentre il tasso guida dalla Banca nazionale svizzera (BNS) è fermo a zero da metà 2025. Questo significa che la BNS dovrebbe portare il costo del denaro sotto lo zero affinché il tasso ipotecario scenda ancora, cosa che nell’attuale contesto viene giudicata improbabile.

Secondo i calcoli di UBS, la tendenza al ribasso del tasso d’interesse medio delle ipoteche ha recentemente subito un rallentamento ed è quasi giunta a un punto morto. Nei prossimi trimestri si prevede quindi un graduale rialzo. Stando allo scenario base della banca, il tasso di riferimento potrebbe tornare a salire non prima di giugno 2027.

Questa valutazione è condivisa anche da altri professionisti. Secondo Santosh Brivio, di Banca Migros, un incremento si profila non prima del secondo semestre del 2027. Anche la Banca cantonale di Zurigo (ZKB) non prevede alcun aumento nel “prossimo futuro”. “Il tasso di riferimento sta per affrontare un lungo periodo di stabilità”, afferma Fredy Hasenmaile, capo economista di Raiffeisen. E pure Donato Scognamiglio, direttore della società di consulenza immobiliare IAZI, non vede ritocchi prima dell’anno prossimo.

Ultimamente, però, le incertezze sono aumentate. La principale incognita riguarda l’evoluzione della guerra in Iran e l’inflazione che ne è derivata. Se il conflitto dovesse protrarsi ancora a lungo il rincaro salirà e anche la BNS potrebbe essere costretta ad aumentare il tasso guida prima del previsto. “In tal caso il tasso ipotecario di riferimento potrebbe crescere già nel marzo 2027 o addirittura nel dicembre 2026”, fa sapere UBS.

La guerra in Iran sta in effetti già determinando una prima tendenza al rialzo dei tassi d’interesse, come emerge dai dati del portale di comparazione Comparis. In particolare il costo delle ipoteche con durata da tre a cinque anni sta salendo leggermente, a causa dei maggiori costi di rifinanziamento delle banche.

Ma è possibile anche l’andamento opposto. Se uno shock dei prezzi del petrolio dovesse provocare una recessione, ciò potrebbe portare a tassi d’interesse negativi e mantenere il tasso di riferimento al livello attuale ancora più a lungo. Gli effetti del conflitto in Medio Oriente si faranno però sentire solo nel medio-lungo termine, poiché il tasso di riferimento si basa sul portafoglio medio dei mutui ed è quindi molto più lento a reagire, spiega Scognamiglio.

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