TF: provvedimenti coercitivi, no a ricorso per ministeri pubblici
(Keystone-ATS) I ministeri pubblici non potranno più ricorrere contro le decisioni di carcerazione pronunciate dal giudici dei provvedimenti coercitivi. Lo ha stabilito oggi il Tribunale federale (TF) durante una deliberazione pubblica, creando cosi una nuova giurisprudenza.
Il TF era chiamato a esprimersi sul caso di un sospetto omicida in detenzione preventiva nel canton Argovia dal febbraio 2022. Il giudice dei provvedimenti coercitivi aveva approvato la scarcerazione dell’uomo, ma in seguito a un ricorso della procura la decisione era stata annullata e la custodia cautelare prolungata.
Il Tribunale federale, rivedendo la sua giurisprudenza risalente a un decennio fa, ha però ritenuto che giudici dei provvedimenti coercitivi non hanno facoltà di ricorso in questi casi. Il Codice di procedura penale non lo prevede espressamente, fa notare Mon Repos. In precedenza il TF aveva ritenuto che la lacuna corrispondesse a una dimenticanza del legislatore.
Nella revisione del Codice di procedura penale, che entrerà prossimamente in vigore, il pertinente articolo di legge è stato modificato in modo che solo la persona arrestata disponga del diritto di ricorso. La precedente ipotesi di silenzio del legislatore su questo punto viene così a cadere, sottolinea il Tribunale federale.
Per il caso concreto, ciò non significa la scarcerazione del presunto omicida. Il TF ha infatti rinviato il dossier al giudice dei provvedimenti coercitivi affinché prenda una nuova decisione in materia.
(Sentenza 1B_614/2022 del 10.1.2023)