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Crisi: Grecia, no ristrutturazione ma nuovi tagli

Questo contenuto è stato pubblicato il 21 maggio 2011 - 20:27
(Keystone-ATS)

La Grecia ha escluso oggi categoricamente di procedere ad una ristrutturazione del debito. Punterà piuttosto su nuovi tagli e sul piano di privatizzazioni messo in campo dal governo pur di ottenere la prossima tranche di finanziamento da 12 miliardi di euro, indispensabile per evitare la bancarotta.

Il premier socialista George Papandreou, a due giorni dalla prossima riunione di governo in cui dovrà essere messo a punto un nuovo programma di rafforzamento di bilancio, è intervenuto così sui media greci per sgombrare il campo dalla temuta ipotesi di riorganizzazione del debito che potrebbe portare al collasso il sistema bancario nazionale e non solo.

"La ristrutturazione non è in discussione", ha assicurato. Le trattative con gli ispettori di Fmi, Ue e Bce sono state "difficili", ha ammesso all'indomani della missione della Troika, ma il governo s'impegnerà a prendere ogni misura necessaria per permettere alla Grecia di accedere alla prossima tranche del finanziamento, da 12 miliardi di euro.

"Non riuscire ad ottenerli significherebbe con ogni probabilità il fallimento", ha spiegato Papandreou, e "non possiamo permettere la creazione di lobby in Europa o altrove che vogliono spingere la Grecia verso il fallimento e fuori dalla zona euro".

Il Paese si prepara ad nuovo pesante piano di austerità. Secondo alcune indiscrezioni riportate dalla stampa locale, il governo starebbe valutando nuovi tagli agli stipendi pubblici e un ulteriore aumento delle tasse su una vasta gamma di prodotti e professioni.

Molto dovrà essere fatto inoltre anche sulle privatizzazioni. Dopo le sollecitazioni arrivate dal ministro dell'Economia francese, Christine Lagarde, in pole per la guida del Fmi, il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, non ha perso tempo, suggerendo l'istituzione di un'apposita agenzia indipendente sul modello tedesco.

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