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Nazionale critico su esenzione pena in caso di riparazione

Questo contenuto è stato pubblicato il 07 marzo 2012 - 10:02
(Keystone-ATS)

La possibilità di esentare da una pena una persona coinvolta in un procedimento penale se ha risarcito il danno o riparato il torto da lui causato (articolo 53 del codice penale) non convince il Consiglio nazionale. Con 123 voti contro 47, i deputati hanno infatti accolto oggi una mozione della Commissione degli affari giuridici che incarica il governo - contro il suo parere - di proporre una modifica del codice penale che ne riduca la portata.

Concretamente, per poter entrare in materia sull'esenzione della pena, il colpevole dovrà dimostrare una comprovata volontà di riparazione del torto, in particolare per i reati - senza vittime - contro un bene pubblico. Il governo dovrà anche rivedere al ribasso il limite di pena massimo che permette l'esenzione della pena.

Il Nazionale ha invece respinto, con 123 voti contro 47, un'iniziativa parlamentare depositata da Rudolf Joder (UDC/BE) che chiedeva l'abolizione pura e semplice dell'articolo 53. Per il deputato bernese in caso di riparazione non si cerca di individuare i reali moventi dell'imputato né una sua confessione è necessaria. Formalmente l'autore è dunque innocente e non viene condannato.

La disposizione in questione del codice penale ha sollevato parecchie critiche in passato. C'è infatti chi sostiene che permetta alle persone con buone disponibilità finanziarie di "comprarsi" l'impunità. Non sono mancati anche i casi di personaggi pubblici che hanno fatto uso dell'articolo.

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