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Un abito nuovo per la Weltwoche

Nel primo numero in formato rivista la Weltwoche propone un'intervista a Thomas Borer

(Keystone)

Die Weltwoche, il settimanale di attualità politica e sociale, esce da mercoledì in formato rivista. Per 70 anni era apparso come quotidiano.

I temi sono, come sempre, attentamente selezionati. Gli articoli brevi ed incisivi. Le illustrazioni accuratamente ricercate. La grafica moderna ed elegante. Così si presenta la Weltwoche nuova versione: una innovazione nella continuità.

Tradizionalmente orientata a sinistra, la testata non ha perso nulla della grintosa capacità critica che l'ha sempre contraddistinta. Lo stesso direttore generale del gruppo editoriale Jean Frey, Filippo Leutenegger, ha affermato recentemente: «Quanto possa piacermi la nuova Weltwoche dipende da quanto essa è critica. Anche verso sé stessa».

Contenuto invariato, disposizione diversa

Questa nuova versione della Weltwoche presenta una divisione del contenuto diversa da quella abituale. Gli argomenti sono raggruppati in cinque sezioni: all'inizio vi sono le rubriche dedicate all'attualità immediata: poi i temi principali, secondo una suddivisione per luoghi e seguendo il filo estero-interno-economia: seguono commenti e opinioni e infine le rubriche di critica (letteratura, musica, cinema, arte, viaggi, motori, e altro).

In particolare, il primo numero nella nuova veste - che esce con una tiratura di 200'000 copie, contro le 50'000 abituali - reca un'intervista all'ex-ambasciatore svizzero a Berlino, Thomas Borer; e un articolo sulla solitudine del consigliere federale Moritz Leuenberger. Altri servizi interessanti sono quelli dedicati ai nuovi campi d'espansione della mafia; ai rapporti tra la famiglia Milosevic ed i servizi segreti serbi che la spiavano; all'Arabia Saudita, che esporta petrolio, milionari e terroristi.

Alla ricerca del rilancio

Attraverso questa operazione, che evidentemente non è soltanto di facciata, la prestigiosa pubblicazione zurighese cerca il rilancio non soltanto per sé stessa, ma per l'intero gruppo editoriale Jean Frey AG, a cui appartengono altri affermati periodici come il mensile economico Bilanz ed il quindicinale per i consumatori Beobachter. Ancora pochi mesi fa il destino di questa casa editrice era incerto, sospeso tra un fallimento da evitare ed un probabile smembramento.

Ma dall'inizio dell'anno sono accaduti due fatti nuovi che hanno ridato speranza e linfa vitale all'intero gruppo. All'inizio di febbraio il capo dell'informazione alla Tv DRS (Svizzera tedesca), Filippo Leutenegger, si dimetteva per disaccordo con il direttore della rete e quasi subito annunciava che avrebbe assunto la funzione di direttore generale del gruppo editoriale Jean Frey. Pochi giorni dopo, la banca Swissfirst dichiarava di aver acquistato, per conto di un (provvisoriamente) anonimo gruppo di investitori, la maggioranza della casa editrice.

Le assicurazioni dei nuovi proprietari

Ma per alcune settimane le incertezze hanno continuato a serpeggiare intorno alla Jean Frey ed alle sue pubblicazioni. Primo, perché il gruppo Ringier, che avrebbe voluto acquistare il controllo della casa editrice per smembrarla e tenersi soltanto il redditizio Beobachter, minacciava un'azione legale contro i venditori (il gruppo mediatico basilese BMG). Secondo, perché non conoscendo i nomi dei nuovi proprietari e temendo possibili condizionamenti da padroni che non fossero editori puri, la redazione del Beobachter mostrava di preferire il passaggio a Ringier.

Alla fine, la situazione si calmava con la rinuncia di Ringier e con la rivelazione dei nomi dei nuovi proprietari, tutti imprenditori di orientamento politico borghese, tra i quali il finanziere ticinese Tito Tettamanti. La presidenza del gruppo veniva affidata al 47enne ma sperimentato manager Adriano Agosti. Le assicurazioni di Tettamanti, da un lato, e l'impegno di Filippo Leutenegger, di lunga esperienza giornalistica, riuscivano infine a convincere le redazioni che la coabitazione con i nuovi proprietari non sarebbe stata difficile.

Silvano De Pietro


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