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Un sì chiaro all'armonizzazione degli assegni famigliari

Le urne sono chiuse, adesso inizia il conteggio

(swissinfo.ch)

La Legge sugli assegni famigliari dovrebbe essere accettata da due terzi dei votanti. È quanto emerge dalla prima proiezione dell'istituto gfs.bern per conto della SRG SSR idée suisse.

Per la Legge sulla cooperazione con gli Stati dell'Europa dell'est – secondo oggetto in votazione questa domenica – non si delinea per ora nessuna tendenza. I risultati dovrebbero essere serrati.

Come già scaturito dall'ultimo sondaggio – i "sì" raggiungevano il 70% - la votazione sulla Legge federale sugli assegni famigliari non dovrebbe riservare sorprese.

Secondo le prime proiezioni dell'istituto gfs.bern, il 68% circa dei cittadini svizzeri avrebbero accettato questo fine settimana la proposta di armonizzare in tutto il paese gli assegni famigliari.

La nuova legge garantisce in tutti i cantoni un assegno famigliare minimo di 200 franchi per ogni figlio fino ai 16 anni di età e di almeno 250 franchi al mese per i giovani in formazione tra i 16 e i 25 anni.

Anche chi lavora a tempo parziale e che guadagna almeno 6'450 franchi all'anno potrà percepire l'integralità dell'assegno. La legge prevede pure che le persone che non lavorano ricevano assegni famigliari se il loro reddito non supera i 38'700 franchi all'anno e se non percepiscono delle prestazioni complementari da parte dello Stato.

Le condizioni che danno diritto agli assegni saranno uguali in tutta la Svizzera. I cantoni rimarranno comunque autonomi in materia di politica famigliare.

Il miliardo di coesione in bilico

L'istituto gfs.bern non può invece ancora pronunciarsi sull'esito del referendum sulla Legge federale sulla cooperazione con gli Stati dell'Europa dell'est.

Del resto, l'ultimo sondaggio effettuato a metà novembre prevedeva un risultato assai serrato:
il 49% degli aventi diritto di voto affermava di voler inserire un "sì" nell'urna, mentre il 37% un "no". Saranno quindi gli indecisi – il 14% – che faranno pendere l'ago della bilancia.

La Legge sulla cooperazione con gli Stati dell'Europa dell'est comprende due aspetti: da un lato si tratta di continuare a sostenere i progetti di cooperazione in questa regione, avviati dopo la fine della Guerra fredda.

Dall'altro, la legge costituisce la base per il contributo elvetico di un miliardo a favore dei dieci nuovi Stati membri dell'UE.

Referendum

Il referendum (facoltativo) permette ai cittadini di chiedere che sia il popolo a pronunciarsi su una legge accettata dal Parlamento. Se i ...

100 milioni di franchi all'anno

Durante la campagna, il primo aspetto non è praticamente mai stato menzionato: il referendum, infatti, è stato lanciato soprattutto per combattere il cosiddetto miliardo di coesione.

Questa somma deve servire per ridurre le disparità economiche e sociali tra vecchi e nuovi paesi dell'UE attraverso dei progetti concreti, in particolare in regioni periferiche.

La somma sarà stanziata sull'arco di dieci anni – 100 milioni di franchi all'anno – senza attingere ulteriormente al budget della Confederazione: 60 milioni di franchi annui saranno compensati attraverso risparmi nell'aiuto tradizionale ai paesi dell'est, altri 40 proverranno dalle entrate supplementari generate grazie all'imposizione del risparmio dei contribuenti dell'UE (contributo bilaterale con l'UE sulla fiscalità del risparmio).

Il tradizionale aiuto ai paesi dell'est non membri dell'UE dovrebbe ammontare a 140-160 milioni di franchi all'anno. Mediante i suoi progetti, la Svizzera vuole continuare a promuovere la crescita economica e creare così nuovi posti di lavoro.

Maggioranza semplice

Trattandosi di due referendum contro nuove leggi, il 26 novembre sarà necessaria solo la maggioranza popolare.

La doppia maggioranza – dei cantoni e del popolo – è prevista solo quando si vota su una modifica costituzionale, come ad esempio nel caso di iniziative popolari.

swissinfo, Christian Raaflaub
(traduzione di Daniele Mariani)

Legge sulla cooperazione con l'Europa dell'Est

Dal 1990, la Svizzera ha sostenuto la transizione democratica e lo sviluppo economico nei paesi dell'est europeo con circa 3,5 miliardi di franchi.

Nel maggio del 2004 sono entrati a far parte dell'UE 10 nuovi Paesi, con i quali la Svizzera ha concluso accordi bilaterali. L'UE ha chiesto alla Svizzera di sostenere finanziariamente anche questi nuovi stati membri, un sostegno approvato dal parlamento elvetico in primavera.

Nel caso in cui dalle urne scaturisse un sì al miliardo di coesione, questo verrà suddiviso in rate da 100 milioni di franchi su di un periodo di 10 anni. Circa la metà della somma dovrebbe essere stanziata a favore della Polonia.

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Legge sugli assegni famigliari

L'importo degli assegni famigliari in Svizzera è fissato autonomamente da ogni cantone.

La proposta di armonizzare l'importo minimo degli assegni famigliari a livello nazionale risale ad un'iniziativa parlamentare inoltrata 15 anni fa.

Nel 2004, il sindacato Travail Suisse aveva lanciato un'iniziativa che chiedeva un assegno di 450 franchi al mese per ogni figlio.

Le Camere federali hanno invece adottato nel marzo 2006 un controprogetto: 200 franchi per figlio. Travail Suisse si è poi allineato al Parlamento, ritirando la sua iniziativa.

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