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USA: Obama apre in Yemen terzo fronte di guerra al terrorismo

(Keystone-ATS) ASHINGTON – La guerra degli Stati Uniti al terrorismo si allarga: oltre all’Afghanistan e all’Iraq Washington ha aperto un terzo fronte contro al Qaida in Yemen.
“Faremo tutto quello che è in nostro potere contro i nemici che in Afghanistan o in Pakistan, in Yemen o in Somalia, o ovunque, complottano per organizzare attacchi contro il suolo americano”, ha detto ieri il preisdente Barack Obama nel primo commento pubblico dopo il fallito attentato al volo Delta-Northwest.
“Ci sono molti dietro di me pronti a colpire”, avrebbe detto all’FBI, secondo la ABC, Umar Farouk Abdulmutallab, il nigeriano arrestato per la mancata strage del giorno di Natale.
Lo Yemen come rifugio e ‘incubatrice’ del terrorismo di domani: già un anno fa, ha scritto il New York Times sulla scia del primo serio allarme nei cieli statunitensi dal 2001, agenti della CIA erano stati inviati nel paese arabo da dove vengono decine di detenuti di Guantanamo e dove Abdulmutallab sarebbe stato addestrato da al Qaida per l’attentato al volo 253. Allo stesso tempo alcuni commando delle Operazioni Speciali hanno iniziato l’addestramento delle forze di sicurezza yemenite in tattiche di controterrorismo.
“L’Iraq è la guerra di ieri, l’Afghanistan la guerra di oggi, lo Yemen quella di domani”, ha detto alla Fox il senatore Joe Lieberman, presidente della Commissione Sicurezza Interna, che si è recato a Sana’a in agosto.
Intanto le autorità yemenite hanno fatto sapere di aver arrestato 29 uomini sospettati di essere membri di al Qaida e preannunciato altre operazioni contro l’organizzazione terroristica. Sono operazioni che avvengono con l’imprimatur e l’assistenza non più troppo segreta degli Stati Uniti. “Lo Yemen è diventato uno dei centri della guerra”, ha detto Lieberman: “Abbiamo una crescente presenza operativa. Operazioni speciali, intelligence, berretti verdi”.
Il Pentagono – ha appreso il New York Times – spenderà oltre 70 milioni di dollari nei prossimi 18 mesi per l’addestramento e l’equipaggiamento dell’esercito yemenita, delle forze del ministero dell’Interno e di quelle per il controllo delle coste, raddoppiando il budget previsto.
Le operazioni anti-terrorismo sono state consolidate nel tempo attraverso una serie di accordi bilaterali culminati l’esate scorsa nelle visite segrete del comandante americano nella regione, generale David Petraeus e del consigliere della Casa Bianca per l’antiterrorismo John Brennan.
Lo Yemen, uno dei paesi più poveri del mondo arabo teatro nel 2000 dell’audace attacco di al Qaida alla nave da guerra americana USS Cole nel porto di Aden, è da tempo considerato un rifugio per jihadisti, in parte perché il governo yemenita aveva aperto le porte ai combattenti islamici reduci dall’Afghanistan negli anni Ottanta.
Più di recente le preoccupazioni degli Stati Uniti sono aumentate: la paura è che lo Yemen, con la vicina Somalia, possa diventare il prossimo trampolino operativo di al Qaida, in concorrenza con le zone tribali del Pakistan da dove operano i leader dell’organizzazione.
Intanto i riflettori sullo Yemen complicano gli sforzi degli USA di chiudere Guantanamo. L’opzione di rispedire a Sana’a un’ottantina di yemeniti tuttora detenuti nel carcere cubano è uno dei nodi ancora irrisolti per la chiusura della base prigione.
Ed è nodo che resterà ancora irrisolto anche alla luce del rientro nei ranghi di al Qaida di ex detenuti di Guantanamo come il saudita Said Ali al Shihiri che l’anno scorso si è rifugiato in Yemen per unirsi alle file di al Qaida, seguito a ruota da altri compagni di prigionia.

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