Usa si fermano per il 25mo anniversario 11/9
L'America si ferma per l'11 Settembre, a 25 anni dai tragici attacchi terroristici alle Torri Gemelle, i più gravi mai scatenati contro gli Stati Uniti.
(Keystone-ATS) “Non dimenticheremo mai. Combattiamo con determinazione, combattiamo per vincere”, ha assicurato il presidente Donald Trump, parlando alla cerimonia commemorativa ospitata al Pentagono, lontano da Ground Zero.
Dove ha invece partecipato il suo vice, JD Vance, forte del sostegno strappato alla convention repubblicana di Dallas in vista del 2028, insieme a tutti gli altri ex presidenti americani ancora in vita, Joe Biden, Barack Obama, George W. Bush e Bill Clinton e il sindaco Zohran Mamdani.
Dal luogo dove sorgevano le Twin Towers è emersa forte la richiesta per far emergere la verità. “Siamo finalmente riusciti ad arrivare in tribunale e abbiamo dimostrato che il Regno dell’Arabia Saudita ha alimentato una cultura aberrante di terrorismo antiamericano in tutto il mondo e ha poi inviato i propri agenti a sostenere i dirottatori islamisti radicali, affinché potessero attaccare voi e tutti i nostri cari”, ha detto Terry Strada, presidente nazionale del gruppo ‘9/11 Families United’, nella lettura annuale dei nomi delle vittime a Ground Zero.
Ha accusato i leader americani di aver scelto di “proteggere i sauditi”, esortando Trump ad agire nei confronti di Riad: “Dica loro che, se vogliono essere amici degli Usa, non possono continuare a negare tutto questo: tutto il dolore, tutta la distruzione che tutti noi abbiamo dovuto subire”, ha aggiunto tra gli applausi. E rivolgendosi a Vance: “Si schieri con le famiglie, con i sopravvissuti, con gli americani. Come avrebbe detto mio marito Tom, è sempre la cosa giusta da fare”.
Accuse pesanti quando l’America è impegnata in una nuova dura guerra in Medio Oriente, contro l’Iran, e non può fare a meno di Riad. Trump ha creato un collegamento tra l’11 Settembre e Teheran nella lotta americana al terrore: “Proteggeremo questo Paese e le sue libertà per ogni generazione futura, lo proteggeremo come mai prima d’ora. Combattiamo contro un terrore orribile e perverso.
Rendiamo omaggio ai militari che lavorano proprio ora per garantire che il principale sponsor mondiale del terrorismo, la Repubblica Islamica dell’Iran, non possieda mai, in alcun caso, un’arma nucleare”. Ancora più duro il suo segretario alla Difesa, Pete Hegseth: “combattiamo contro una teocrazia islamica che ci augura la morte da quasi mezzo secolo. Continuiamo a mandare i terroristi dove meritano di stare: all’inferno”.
Toni forti rispetto alla solennità dell’anniversario, su cui Condoleezza Rice, all’epoca degli attentati Consigliere per la sicurezza nazionale di Bush, ha riservato una commossa riflessione parlando al Pentagono. “Ricoprivamo ruoli di responsabilità e non abbiamo colto la natura del pericolo in tempo per prevenire l’attacco. Porterò sempre con me un profondo rimorso personale per il dolore che voi, familiari delle vittime, provate ancora e per il trauma che il nostro Paese ha subito”.
L’America ha subito il peggiore attacco terroristico, ma ha trovato un forte spirito di coesione e reazione. E ha scoperto di non essere sola, ha aggiunto Rice alla presenza di Trump: “La Nato, per la prima volta nella sua storia, in virtù dell’Articolo 5, ha dichiarato che un attacco contro uno di noi costituiva un attacco contro tutti”.
È un’America attraversata da forti tensioni quella che si avvia alle midterm in un clima complicato: “non presta attenzione alle lezioni dell’11 Settembre”, ha ammonito Bush, in un rara intervista. “Il nostro Paese attraversa periodicamente periodi di isolazionismo, in cui l’atteggiamento è: ‘abbiamo troppi problemi a casa, a chi importa cosa accade all’estero?’. Per me questo significa che non si presta attenzione alle lezioni dell’11 Settembre perché quello che accade oltreoceano è importante per la nostra sicurezza nazionale”.