The Swiss voice in the world since 1935
In primo piano
Democrazia diretta in Svizzera

Il presidente afgano chiede più aiuti alla Svizzera

Pascal Couchepin e Hamid Karzai passano la guardia d'onore Keystone

Hamid Karzai ha incontrato venerdi il Presidente della Confederazione Pascal Couchepin e la ministra degli esteri Micheline Calmy-Rey.

Al centro dei dibattiti: la ricostruzione dell’Afghanistan.

Il presidente afgano ha incontrato venerdì a Berna il suo omologo svizzero Pascal Couchepin e la ministra degli affari esteri Micheline Calmy-Rey. Karzai cerca aiuti per poter riportare la normalità nel paese. Ma il cammino – lo ha ammesso lui stesso – è ancora difficile.

La violenza in Afghanistan continua ad essere la triste realtà quotidiana. Anche a due anni dall’intervento militare internazionale che ha rovesciato il regime talebano. Lo stesso Karzai ha già minacciato di dimettersi se la situazione non dovesse migliorare.

Le squadre d’assistenza delle Nazioni Unite a Kabul continuano a registrare una crescente violenza nel paese. Uno dei più violenti attacchi si è verificato ad inizio giugno, quando un gruppo di quattro soldati tedeschi è rimasto vittima di un’autobomba nella capitale.

La quotidianità difficile

L’esperto di sicurezza svizzero, Albert Stahel, ritiene che la riluttanza delle forze armate stazionate nel cedere porzioni di potere agli afgani stia intensificando le tensioni tra la popolazione. Sarebbe questa la miccia che innesca un’ulteriore recrudescenza della violenza.

«Se la politica di Washington non dovesse mutare, il paese rischia di sprofondare giorno dopo giorno», avverte Stahel. «Se gli afgani avessero invece la possibilità di controllare il loro paese, ci potrebbe essere un futuro più stabile».

Pure le agenzie d’aiuto attive in Afghanistan non sono al riparo da ritorsioni. In marzo, un collaboratore della Comitato internazionale della Croce Rossa è stato ucciso da un uomo armato nella città di Kandahar.

Inoltre si sono verificati degli attacchi con granate presso la sede delle Nazioni Unite e di altre organizzazioni internazionali. Sotto tiro sono finite anche le squadre impegnate a sminare il territorio.

Aiuti difficili

L’Afghanistan soffre di una gran povertà; la sicurezza sociale è crollata, come l’infrastruttura. L’educazione e la sanità pubbliche sono in gran parte vittima di un ventennio di lotte fratricide.

Strade distrutte e disseminate di mine rendono difficile la comunicazione fra le varie parti del paese. La guerra ha anche distrutto i sistemi di irrigazione e i campi, che dovrebbero rappresentare una base di sussistenza, non sono agibili a causa degli ordigni disseminati.

Ma la ricostruzione non sembra voler partire. È soprattutto la sicurezza a mancare. Anche nel campo del rispetto dei diritti dell’uomo e della dignità delle donne i progressi non sono percettibili. «Il problema sono le province, dove si sono arroccati i signori della guerra, che seguono solo i loro interessi», spiega il maggiore Ralph Ganter, stazionato con le truppe internazionali.

Il ritorno alla normalità

L’esperto di sicurezza Albert Stahel non aggiunge: «Il mancato passaggio di testimone da parte delle truppe d’occupazione dell’ISAF non permette di ridefinire le responsabilità e di aprire la svolta verso la normalizzazione».

Questa presenza creerebbe delle tensioni, visto che le truppe d’occupazione non favoriscono il rientro alla normalità. Solo a Kabul sarebbe ritornata la sicurezza, grazie alla presenza delle forze internazionali.

Il compito principale del governo di Kabul è quindi quello di ritrovare la normalità. «Dopo oltre una generazione di guerra – afferma ancora l’esperto – ci vuole soprattutto pazienza per ricostruire la società civile».

Aiuto dalla Svizzera

E il lavoro, prestato dal governo di unità nazionale scaturito dagli accordi di Bonn, è stato al centro della visita in Svizzera. Nel 2002 la Svizzera è intervenuta a sostegno del paese mediorientale con un totale di 21 milioni di franchi, la maggior parte dei quali – 16 milioni – sono stati destinati a programmi di aiuto umanitario.

«Vogliamo mantenere il livello del nostro aiuto attuale, anzi migliorarlo, in particolare passando più spesso per canali governativi», ha riaffermato Pascal Couchepin.

Berna si è inoltre particolarmente impegnata nell’elaborazione di una nuova Costituzione. La proposta elvetica di coinvolgere la popolazione afgana nel processo costituente attraverso una larga consultazione è stata d’altra parte accettata. La Costituzione dovrebbe essere adottata questo autunno e elezioni potrebbero aver luogo a partire dall’anno prossimo.

Collaborazione in nuovi settori

«Karzai ci ha domandato di aiutare gli studenti afgani a venire a studiare in Europa e in particolare in Svizzera», ha spiegato davanti alla stampa il Presidente della Confederazione Pascal Couchepin a conclusione della visita.

Accompagnato dal suo ministro degli esteri Abdullah Abdullah e da quello della ricostruzione Mir Mohammad Amin Farhang, il presidente Karzai ha tenuto a ringraziare la Svizzera come uno dei Paesi che ha aiutato l’Afghanistan «in modo più consistente e con la maggior costanza».

Oltre all’educazione, il Presidente afghano ha trattato con i due consiglieri federali anche i temi dell’energia e dei prodotti farmaceutici, chiedendo una eventuale collaborazione.

swissinfo, Rita Emch
(adattamento: Daniele Papacella)

L’Afghanistan è segnato da oltre 23 anni di guerra. Gran parte del paese è distrutto e disseminato di mine.

Solo il 23% della popolazione ha accesso ad acqua potabile e solo il 12% è allacciato a delle canalizzazioni.

Il tasso di mortalità è tra i più alti al mondo, soprattutto fra le donne e i bambini. Inoltre il conflitto ha lasciato un milione di donne vedove che vivono nella precarietà.

I profughi fuggiti dalle loro case sono oltre 8 milioni; praticamente la metà della popolazione totale prima del conflitto. 1,4 milioni di persone hanno cominciato a rientrare.

7,5 milioni di persone dipendono dagli aiuti internazionali.

Articoli più popolari

I più discussi

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.

Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR