La Svizzera autorizza il marchio «Bin Ladin»
La Commissione di ricorso dà ragione a Yeslam Bin Ladin, fratellastro di Osama, che aveva registrato il proprio marchio.
Secondo la Commissione, non vi è nulla di scioccante nell’utilizzare tale nome e sussiste quindi motivo per proibire un marchio già registrato.
L’informazione era rimasta confidenziale fino alla pubblicazione nella Rivista del diritto della proprietà intellettuale. Il 30 giugno 2004, la competente Commissione federale di ricorso ha stabilito la validità della registrazione della marca «Bin Ladin». Tale decisione è definitiva.
L’inizio del caso risale al 27 febbraio 2001, quando una società di Zugo appartenente a Yeslam Bin Ladin (così l’interessato traduce il suo nome dall’arabo) deposita il marchio «Bin Ladin» presso l’Istituto federale della proprietà intellettuale.
La registrazione è prevista per differenti prodotti e servizi, dagli accessori di moda (occhiali, gioielli, abiti, profumi) agli articoli sportivi, passando per l’organizzazione di avvenimenti culturali e gli organi di stampa. La domanda di registrazione viene accettata il 16 agosto 2001.
Un nome scomodo
All’opoca, Yeslam Bin Ladin, fratellastro di Osama Bin Laden, intende mettere in commercio una serie di prodotti recanti il suo nome, tra cui una linea d’abbigliamento. Per questo motivi, registra il marchio in diversi paesi europei, asiatici e latinoamericani.
Ma gli attentati dell’11 settembre 2001 hanno radicalmente cambiato la vita ed i progetti del ginevrino d’adozione. Il 15 luglio 2002, l’Istituto federale della proprietà intellettuale considera che «questi tragici avvenimenti hanno cambiato la percezione della marca presso il pubblico, in quanto ricorda gli atti terroristici.»
L’Istituto aggiunge che tale marchio può urtare la morale di una parte della popolazione e – di conseguenza – decide di revocare la propria decisione, annullando la registrazione.
Ma l’uomo d’affari saudita, che nel maggio 2001 ha ottenuto la cittadinanza elvetica e risiede a Ginevra dal 1985, ricorre contro la decisione. Ed ottiene ragione.
La Commissione federale di ricorso in materia di proprietà intellettuale ha stabilito che non vi era un interesse pubblico preponderante particolarmente importante che giustificasse l’annullamento della registrazione del marchio «Bin Ladin».
Coinvolgimento di Osama non dimostrato
La Commissione di ricorso, nei considerandi della sentenza, spiega che la rete terroristica di Osama Bin Laden era già nota prima degli attacchi del World Trade Center. Di conseguenza, «dato che nessuna reazione negativa era stata segnalata e che la registrazione del marchio è precedente all’11 settembre, si può dedurre che la marca non crea problemi di ordine pubblico e non interferisce nelle relazioni internazionali della Svizzera».
Inoltre, viene ricordato che fino ad oggi non è stato ancora dimostrato con chiarezza il coinvolgimento di Osama Bin Laden negli attentati. Quindi, «anche se alcuni lo ritengono complice, ciò non significa che l’allusione al suo nome possa essere qualificata come scioccante». L’interesse pubblico non esige dunque la revoca di un marchio «regolarmente registrato e non oggetto di contestazioni».
Dal canto suo, l’uomo d’affari saudita esprime soddisfazione. «Anche se per il momento non ho intenzione di utilizzare la denominazione per scopi commerciali, la sua registrazione impedirà ad altre persone di utilizzare il mio nome per loschi fini».
Yeslam Bin Ladin sta inoltre lanciando sul mercato un profumo che porta il suo nome. Utilizzando il logo «YB», l’imprenditore spera di evitare polemiche e accostamenti con il fratellastro.
swissinfo, Luigino Canal
(traduzione, Andrea Clementi)
Yeslam Bin Ladin, fratellastro di Osama Bin Laden, ha lanciato un profumo denominato «Yeslam».
Fino ad oggi, il 55enne ginevrino d’adozione ha investito soprattutto nel cinema, tramite la sua società Almaz Film Productions.
Il 27 febbraio 2001, una società di Zugo appartenente a Yeslam Bin Ladin registra presso l’Istituto federale della proprietà intellettuale (IFPI) il marchio «Bin Ladin».
Il 15 luglio 2002, l’IFPI considera che gli avvenimenti dell’11 settembre «hanno modificato la percezione della marca presso il grande pubblico».
Il 30 giugno 2004, la Commissione federale di ricorso in materia di proprietà intellettuale ammette la validità della registrazione. La decisione è definitiva.
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