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Zelensky a Putin, ‘vediamoci al G20 a Miami’. Gelo di Mosca

Keystone-SDA

Kiev propone, Mosca prima frena, poi gela il suo interlocutore.

(Keystone-ATS) La richiesta del presidente ucraino Volodymyr Zelensky che si è detto pronto ad incontrare al G20 di Miami Vladimir Putin, qualora lo zar decidesse di partecipare al vertice dei leader in programma a dicembre, con l’obiettivo di “parlare e prendere decisioni”, poiché ciò che conta, “sono i risultati”, viene rispedita al mittente come una doccia fredda e liquidata con un gelido: “Impossibile”.

A New Delhi, dove si tiene il vertice del Paesi Brics è il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, a ribadire la posizione di Mosca secondo cui un eventuale incontro fra i due presidenti potrebbe svolgersi soltanto nella capitale russa. Interpellato sull’ipotesi che il Cremlino stia valutando una sede alternativa, Peskov ha poi risposto: “C’è la disponibilità a incontrarlo a Mosca”.

A rincarare la dose anche il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, anche lui nella capitale indiana, che ha definito “sfacciata – scrive l’agenzia russa Ria Novosti – la richiesta di Zelensky all’Occidente di nuove difese aeree.

Secondo il leader ucraino con l’inverno che si avvicina al suo Paese servono almeno 120 missili Patriot al mese, che “potremmo ricevere dagli Stati Uniti, attingendo alle scorte o alle linee di produzione”, ma “al momento i ritmi produttivi non sono elevati; di conseguenza, l’utilizzo delle scorte esistenti rappresenta un’opzione percorribile”. Ma per Lavrov le forniture di armi all’Ucraina ostacolano di fatto la soluzione del conflitto, coinvolgono i Paesi della Nato e rappresentano un “gioco con il fuoco”.

Il botta e risposta al vetriolo tra le due capitali in guerra, malgrado il tentativo degli Stati Uniti di rilanciare i colloqui, con la visita di Steve Witkoff e Jared Kushner a Mosca e Kiev lo scorso fine settimana, alimenta le tensioni e allontana una soluzione diplomatica, nonostante le disponibilità espressa – a parole – dalle parti a un trilaterale. E non frena i raid incrociati fra i due Paesi che si susseguono dalle prime ore del mattino con un bilancio di diversi morti e feriti.

A quattro anni e mezzo dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, la Russia intensifica gli attacchi con missili e droni contro numerose infrastrutture civili, causando un numero crescente di vittime. Anche Kiev incrementa i raid a lungo raggio in territorio russo, colpendo in particolare raffinerie e depositi logistici.

Attacchi russi sferrati la notte scorsa hanno provocato almeno quattro morti in Ucraina: due a Zaporizhzhia e altri due presso uno stabilimento di ArcelorMittal a Kryvyi Rih, nel centro del Paese, secondo le autorità locali e l’azienda. Nella città portuale di Odessa a sud, affacciata sul Mar Nero, raid russi con missili e droni colpiscono edifici residenziali, distruggendo interi piani e causando 35 feriti – tra cui un neonato di cinque mesi -, secondo il governatore regionale Oleg Kiper.

Nel tardo pomeriggio un velivolo senza pilota ha attraversato l’Ucraina e la Moldavia, schiantandosi al suolo in Romania, ha denunciato Bucarest. L’impatto del drone ha causato solo un piccolo incendio.

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