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“Gli accordi bilaterali con l'UE sono essenziali per la prosperità della Svizzera”

Le relazioni con l'Unione Europea (UE) sono di fondamentale importanza per la salvaguardia dei posti di lavoro in Svizzera, scrive la consigliera nazionale Daniela Schneeberger. Il mantenimento degli accordi bilaterali garantisce relazioni ordinate con l'UE, afferma la deputata liberale radicale, che invita a respingere l’iniziativa di limitazione in votazione federale il 27 settembre.

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 agosto 2020 - 18:00
Daniela Schneeberger, consigliera nazionale del Partito liberale radicale

L'iniziativa di limitazione mira a rinegoziare la libera circolazione delle persone e quindi anche a porre fine agli altri sei accordi bilaterali. Si tratta di un'iniziativa antieuropea sotto mentite spoglie. La sua accettazione sarebbe fatale, soprattutto in vista dell'incombente recessione innescata dalla crisi del coronavirus.

La Svizzera è un paese prospero. Ma la nostra prosperità non è dovuta solo alla nostra capacità innovativa e al duro lavoro, ma anche alle nostre relazioni con il resto del mondo e a un mercato del lavoro aperto. Guadagniamo un franco su due grazie all'accesso all'estero, in particolare all'UE.

È ovvio che, in quanto piccolo Paese al centro dell'Europa, la Svizzera deve avere relazioni regolamentate e buone con l'UE. La crisi del coronavirus ha dimostrato quali conseguenze possono avere le frontiere parzialmente chiuse. I viaggi transfrontalieri sono essenziali per la sopravvivenza di vari settori e aziende, al fine di garantire la vendita e l'importazione dei prodotti necessari.

La Svizzera ha concluso un intero pacchetto di accordi bilaterali con l'UE - sette in tutto - tra cui l'Accordo sulla libera circolazione delle persone. Se uno degli accordi viene disdetto dalla Svizzera, tutti gli accordi vengono disdetti - è così che sono strutturati.

Molti vantaggi per la Svizzera

Non c'è dubbio che questi accordi bilaterali con l'UE ci offrono molti vantaggi. Grazie a loro, negli ultimi anni l'economia svizzera è cresciuta notevolmente e ha contribuito a creare più posti di lavoro e maggiore benessere per tutti noi.

La libera circolazione delle persone non ha avuto un impatto negativo sul mercato del lavoro in Svizzera. Abbiamo uno dei tassi di disoccupazione più bassi e di conseguenza i salari e il potere d'acquisto più alti d'Europa.

Le relazioni ordinate grazie agli accordi bilaterali in vigore ci aiuteranno anche ad affrontare meglio la recessione causata dal coronavirus, grazie a un accesso giuridicamente garantito all'UE.

L'iniziativa di limitazione è, di fatto, un'iniziativa di annullamento, perché non solo comporterà la disdetta dell'accordo sulla reciproca libera circolazione delle persone. Essa costringe a sciogliere l'intero pacchetto di accordi. Per la Svizzera ciò significa la perdita dell'accesso al mercato dell'UE. Soprattutto le piccole e medie imprese in Svizzera svolgono un ruolo importante come fornitori transfrontalieri e dipendono dall'UE.

Anche i cittadini svizzeri nell'UE beneficiano

Anche i cittadini svizzeri nei paesi dell'UE beneficiano della libera circolazione delle persone. Quasi 800'000 svizzeri vivono all'estero, oltre il 60% dei quali in paesi europei, con Francia, Germania e Italia in testa. Circa 500'000 svizzeri lavorano e vivono nell'UE e beneficiano della libera circolazione delle persone.

L'annullamento dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone avrebbe un impatto diretto su queste persone, perché verrebbe meno l'insieme di regole che permette l'accesso al mercato del lavoro. Gli svizzeri non potrebbero più lavorare in un Paese europeo senza problemi, né a breve né a lungo termine.

Il mantenimento di relazioni intatte sotto forma di accordi bilaterali con l'UE è essenziale per la nostra economia e la nostra prosperità. Non c'è motivo di gettarli a mare. Per questo motivo l'iniziativa di limitazione deve essere chiaramente respinta, soprattutto considerando la crisi del coronavirus, che dimostra quanto sia importante la cooperazione con i Paesi vicini e con l'Europa.

Le opinioni espresse sono quelle dell'autrice e e non riflettono necessariamente la posizione di SWI swissinfo.ch.

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