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“Non fate resistenza alla metamorfosi. Vivete nel tempo”

Così si riassume il testamento spirituale dell'artista svizzero Jean Tinguely. Scomparso 10 anni fa, Tinguely "vive" ora nelle sue creazioni meccaniche fantastiche. E l'eco delle polemiche sulle modalità per celebrarlo non si è ancora spento.

Chi era Tinguely?

L’artista svizzero Jean Tinguely è noto soprattutto per le sue sculture semoventi e musicali e come organizzatore di coinvolgenti “happenings” durante i quali, una volta costruite le sue creazioni, le distruggeva. Nasce il 22 maggio 1925 a Friburgo, in Svizzera. Passa la gioventù a Basilea e diventa artista cosmopolita, sempre in viaggio ma sempre con la mente rivolta alla Svizzera. Nell’arte contemporanea Tinguely diventa esponente principale della poetica del rifiuto industriale metallico ricomposto in macchine semoventi ad ingranaggi fantastici. Per assemblare le opere utilizzava ferro e scarti; dalla sua visione del rapporto arte-società industriale moderna nacque una serie di macchine monumentali creative, improduttive e auto-distruttrive.

La velocità, simbolo del movimento vitale

Affascinato dalla velocità – amava le grandi automobili – Tinguely metteva sull’altare l’equazione velocità-forma più estrema di movimento, la cui soluzione portava alla formula della vita; per lui, insomma, la velocità conteneva ed equilibrava vita e morte. Per questo il motto “essere statici nel movimento” rappresentava la sua sfida di realizzare sia la libertà individuale che il cambiamento sociale. Il suo atteggiamento non era esclusivamente ottimista: la fonte creativa di Tinguely metteva in guardia anche sui pericoli del progresso tecnologico e quindi sia il movimento che la distruzione sono fondamentali nelle sue sculture.

L’arte come politica di vita

Vicino ai dadaisti, Tinguely ne condivideva anche le posizioni circa il potere e l’autorità, concetti da loro disprezzati: l’arte stessa, secondo Tinguely, andava intesa come una risposta politica, quando non un’autentica rivolta, contro le forze che del potere e dell’autorità fanno le loro bandiere. Allo stesso modo, secondo Tinguely, gli artisti non possono che essere antinazionalisti, intendendo il nazionalismo come una forma di concentrazione opprimente di forze politiche.

Il “primo” bosco, santuario della nascita di un’idea

Un bambino descriverebbe le creazioni di Tinguely come “grossi cosi fatti da grandi ruote, molle e pezzi di ferro che non si capisce bene cosa siano, tutti assieme, alti quanto alberi, che si muovono, oscillano, fanno strani rumori”. Macchinari divertenti e affascinanti, insomma, inutili ma profondamente portati alla riflessione. E’ alla fine degli anni ’30 che Tinguely adolescente, rifugiandosi spesso nei boschi attorno a Basilea per lasciarsi alle spalle l’atmosfera “autoritaria” che regnava in casa, concepisce le prime opere “meta-meccaniche”: ruote idrauliche con effetti sonori.

“…Allora cominciai a fare una cosa molto strana: diversi sabati e domeniche iniziai a costruire graziose, piccole rotelle in legno, tirate su un po’ così, lungo un ruscello. Bisogna dire che ero in una foresta di pini che formavano una specie di cattedrale, dalle qualità acustiche di una cattedrale; i suoni si amplificavano in modo formidabile. Ciascuna delle mie circa 24 rotelle aveva la sua propria velocità, che variava a seconda della velocità dell’acqua, anch’essa variabile. Si azionavano così piccoli martelli che battevano su lattine di conserva, componendo diverse tonalità. Nell’arco di un centinaio di metri, la foresta era animata da questi ‘concerti’. Talvolta tutto l’apparato funzionava solo per una quindicina di giorni, ma altre volte il ‘concerto’ durava mesi…”

L’evoluzione di un’idea

Dai primi esperimenti nei boschi – concepiti comunque con l’idea di offrire uno spettacolo e stupire anche il viaggiatore casuale nel verde di Basilea – Tinguely costruisce via via macchinari fantastici assemblati per far partecipare lo spettatore che, potendoli azionare, condivideva concretamente la sua arte di vita. Nel 1960 mise su rotelle le sue sculture facendole sfilare attraverso il centro di Parigi, scortato da amici e dall’occhio vigile della polizia. La gioia di vivere attraverso il divertimento artistico. Al quale, poco dopo, si aggiunse la parte ancora più spettacolare, arrivando all’esempio dell’ “omaggio a New York”, dove presentò nei giardini del “Museum of Modern Art” la sua prima macchina auto-distruttriva.

Al bando lo stereotipo dell’artista

Lo conferma chi ha conosciuto Jean Tinguely personalmente, come Yvonne Lehnherr, direttrice del Museo d’arte e di storia a Friburgo. “Era una persona estremamente interessante, era un genio. Tinguely era un artista molto, molto dinamico e decisamente creativo. Quell’uomo aveva una personalità eccezionale. Si, all’inizio della sua adolescenza si rifugiava nei boschi, ma certo non per rifuggire la gente, ma per curiosità. Non era assolutamente una persona ombrosa, al contrario, era molto allegro, gioviale, un uomo dalla forza straordinaria che aveva davvero il senso della comunicazione”.

Quelle coloratissime lettere piumate…

La comunicazione di Jean Tinguely non si è fermata 10 anni fa quando, il 30 agosto 1991 morì in un ospedale a Berna. Tinguely viene ricordato soprattutto a Friburgo e Basilea, dove aveva gli amici più cari. “Qui, al Museo d’arte di Friburgo presentiamo ora un’esposizione temporanea di lettere-disegni. Perché Tinguely aveva l’abitudine di spedire ai suoi amici e colleghi lettere – ma erano in realtà disegni – sulle quali aggiungeva messaggi. Le assicuro che è davvero un’esposizione molto interessante perché Tinguely è uno degli unici artisti ad aver fatto cose simili, non si è a conoscenza di altri artisti che facessero disegni scrivendo poi attorno ad essi, mettendo messaggi… si, è davvero un’esposizione interessante, arricchente”.

Cromaticamente austero nelle sue sculture, pur così ricche di movimento meccanico, Tinguely riversava infatti tutta la sua fantasia coloristica nelle lettere che inviava agli amici. Poco amante del telefono, quando ancora il fax era di là da venire, l’autore si serviva della posta per tenersi in contatto con chi amava. Ne uscivano opere d’arte, spesso arricchite dall’inserimento di piccoli oggetti o di piume colorate.

Commemorazioni e polemiche

Anche Basilea ricorda quello che viene definito il maggior artista svizzero della seconda metà del 1900. Il Museo Jean Tinguely organizzerà infatti domenica 2 settembre una serie di manifestazioni commemorative per celebrare il decimo anniversario della morte dell’artista friburghese. Sono in programma letture, concerti, visite guidate e soprattutto l’esposizione al grande pubblico di opere inedite. Il momento culminante delle celebrazioni sarà infatti la mostra in anteprima delle ultime sculture che Jean Tinguely ha realizzato poco prima della morte, il 30 agosto 1991. Si tratta di opere che il pubblico potrà ammirare per la prima volta.

Lo scultore Daniel Spörry leggerà brani scelti dell’artista. La Scuola di musica di Basilea darà inoltre una serie di concerti in memoria dello scomparso. Sono in programma opere di György Kurtag e di John Cage, due compositori prediletti da Jean Tinguely.

“E’ a Friburgo che Jean Tinguely tornava, qui aveva il suo porto d’approdo”, conclude Yvonne Lehnherr, sorvolando sulla rivalità tra Basilea e Friburgo e nel contempo sottolineando tacitamente la vecchia polemica che esplose nel 1996, quando il gigante della chimica basilese La Roche patrocinò la creazione del Museo Tinguely, finanziandola. L’edificio in riva al Reno, progettato da Mario Botta, ha il non facile scopo di accogliere e proporre al pubblico saggi dell’intera opera di Tinguely, che spazia dai minuscoli disegni alle gigantesche sculture in movimento.

Alla motivazione secondo cui Tinguely aveva speso gli anni della sua gioventù a Basilea amando l’aspetto cosmopolita della città renana e trovandovi amici tra cui i fondatori di La Roche, i colleghi e molti intimi di Tinguely risposero parlando di disastro culturale: impossibile rinchiudere l’opera di Tinguely, che amava il movimento, in un museo, dal momento che l’artista trovava troppo piccolo il mondo delle gallerie e dei musei.

Indimenticabile, nel 1996, il titolo de “L’Illustré” in relazione alla creazione del museo dedicato all’artista a Basilea: “La seconda morte di Jean Tinguely”.

Maddalena Guareschi

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