Thermoselect addio, il Canton Ticino chiede il divorzio
Colpo di scena preannunciato in Ticino. Il governo cantonale ha deciso di rinunciare alla costruzione di un impianto di smaltimento dei rifiuti secondo la tecnologia Thermoselect. La decisione del consigliere di Stato ticinese ufficializzata martedì.
Un colpo di scena, comunque atteso, dopo il tira e molla delle ultime settimane. Sulla politica dei rifiuti in Ticino, dopo sette anni si ricomincia da capo. Il Consiglio di Stato ticinese ha infatti deciso di rompere il contratto con il consorzio germanico Thermoselect-Badenwerk. A rendere noto la decisione del governo ticinese è stato il consigliere di Stato Marco Borradori.
La decisione del governo cantonale ticinese avrà delle conseguenze anche per quanto concerne i rapporti con la Confederazione: il
Ticino rischia infatti di perdere i sussidi.
Hans-Peter Fahrni, capo della Divisione Rifiuti all’Ufficio federale dell’ambiente, delle foreste e del paesaggio, ha detto di non essere sorpreso della decisione ticinese di rinunciare alla tecnologia Thermoselect. «Ma mi spiace che il Cantone non abbia avuto il coraggio di testare questo sistema innovatore», ha dichiarato. «Quanto al sussidio federale, il Ticino rischia effettivamente di perderlo», ha aggiunto Fahrni, confermando i timori espressi a Bellinzona dalla presidente del Consiglio di Stato Marina Masoni.
Per il momento, dunque, l’impianto di termodistruzione dei rifiuti non verrà costruito. Nei prossimi anni la spazzatura ticinese verrà così trasferita oltre Gottardo. Poi il governo dovrà decidere il da farsi. Ripartendo praticamente da zero.
Il tormentone rifiuti in Ticino comincia nel 1993, quando i cittadini ticinesi dicono no, in votazione popolare, alla concessione di un credito per la costruzione di due forni a griglia. Entra allora in scena laThermoselect, che aveva aperto a Fondotoce, in Italia, in Provincia di Novara, sul Lago Maggiore, quindi vicino al Canton Ticino, un impianto sperimentale particolarmente innovativo e che partecipa al concorso indetto nel frattempo dal Consiglio di Stato.
Arriviamo così alla vigilia delle elezioni cantonali del 1995. Il governo uscente rimanda ogni decisione al nuovo esecutivo che, pochi mesi dopo decide di puntare dapprima all’unanimità su un’altra ditta e poi, per motivi tecnici, con tre voti a due sulla Thermoselect. Da allora è stato un tira e molla continuo.
La Thermoselect non ha infatti mai dimostrato la validità della sua tecnologia. In particolare l’impianto di Karlsruhe, che avrebbe dovuto fungere da test per il Ticino, non ha mai funzionato a pieno regime.
Nell’annunciare la decisione, il consigliere di Stato Borradori ha parlato di scarsa affidabilità negoziale del consorzio Thermoselect, che due settimane fa aveva ottenuto un’ennesima proroga della concessione. Di fronte ad un ulteriore tentennamento, il governo ticinese ha deciso di gettare definitivamente la spugna. Lo ha fatto con un voto contrario, quello di Marina Masoni, che ha difeso la scelta fino in fondo.
Ora si tratta di voltare pagina. Fino a metà del 2002 lo smaltimento dei rifiuti ticinesi è assicurato, per metà dalle discariche e per l’altra metà dal trasporto oltre Gottardo. Poi si vedrà.
swissinfo e agenzie
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