Una città a passo di danza
Quando la parola lascia spazio all'espressività del corpo, il teatro diventa danza. Parte a Berna la sedicesima edizione dei «Berner Tanztage».
Un festival internazionale per scoprire le nuove tendenze, quelle che hanno levato scarpette, calzamaglia e tutù ai ballerini.
Si parte di venerdì 13, si parte nel segno dei piedi. E come poteva essere diversamente, visto che proprio dai piedi nasce lo slancio che trasforma il movimento in danza? «I piedi sono la parte del corpo che permette all’energia della terra di arrivare al cielo attraverso l’essere umano». A dirlo è Koffi Koko, ma il coreografo africano non è certo il solo a pensarla in questo modo.
Diversamente da quanto successo in passato, la sedicesima edizione delle giornate bernesi della danza – Berner Tanztage – non è dedicata a un tema specifico, vuole presentare la danza moderna in tutte le sue sfaccettature. Forse per questo gli organizzatori hanno scelto i piedi come denominatore comune per manifesti, programmi e volantini.
Percorsi da una sottile lingua di fuoco, i piedi della coreografa Carolyn Carlson, fotografati da Lisa Rastl, comunicano energia, un’energia che si sprigiona dalla tensione tra lo sforzo di mantenere la posizione e la voglia di muoversi. Un po’ come il festival, che dopo un anno di pausa riparte forte dell’esperienza maturata durante le passate edizioni, ma con tanta voglia di sperimentare cose nuove.
Un palco per la danza moderna
La Svizzera non è un paese dove si faccia molto per la danza, soprattutto per quella moderna. Mancano delle buone scuole, manca la possibilità di combinare la formazione artistica con la formazione scolastica, mancano i palcoscenici importanti. I «Berner Tanztage» permettono di dare visibilità a una forma d’espressione artistica che altrimenti resterebbe appannaggio degli addetti ai lavori.
Reto Clavadetscher, direttore del festival, però sdrammatizza: «Non sono tra quelli che si lamentano che in Svizzera la danza sia trascurata e che non ci sia abbastanza pubblico. Certo i mezzi a disposizione non sono molti, ma è una destino che la danza moderna condivide con le altre espressioni artistiche d’avanguardia. Per il balletto, il discorso cambia».
Il pubblico appassionato di danza moderna non è molto vasto, eppure i «Berner Tanztage» riscuotono un notevole successo. «Abbiamo avuto 400 spettatori per spettacoli che in grandi città europee ne avevano richiamati solo un centinaio», racconta a swissinfo Clavadetscher.
Un pubblico affezionato dunque, anche se non necessariamente composto da grandi conoscitori del genere. «Una persona comune conosce forse Béjart o Pina Bausch» commenta Clavadetscher «gli altri nomi sono conosciuti soprattutto dagli insider, eppure il nostro pubblico ci dà fiducia e viene a vedere gli spettacoli anche se non conosce le compagnie».
Emozionante, irritante, sorprendente
Gli otto spettacoli in programma quest’anno rispecchiano la volontà degli organizzatori di fornire una gamma il più possibile completa di quanto avviene sulla scena internazionale. Accanto a proposte destinate ad attirare e coinvolgere il grande pubblico – come l’ode all’amore e alla passione presentata con ironia dal duo canadese The Holy Body Tattoo – si possono trovare spettacoli che spingono lo spettatore all’estremo della sopportazione.
Potrebbe essere il caso di «Bleu provisoire», del ginevrino Yann Marussich. Immobile per un’ora, sostenuto da aste di metallo che sembra lo perforino come perforerebbero un martire, Marussich riduce la danza allo scorrere dei suoi fluidi corporali. Sudore, lacrime, sangue, urina che si snodano in rivoli blu – magia della chimica – lungo le membra immobili.
«Non amo molto le cose sperimentali» confida a swissinfo una ragazza bernese appassionata di danza «ma apprezzo il fatto che le si possa vedere, che la mia città offra una piattaforma all’arte moderna»
Non solo danza
Il festival bernese è importante per il mondo della danza svizzero, soprattutto perché riunisce diverse tendenze e non si concentra solo su un certo tipo di stile. « Mostriamo anche cose che non sono definibili come danza in senso stretto» afferma Clavadetscher.
E il programma conferma questa tendenza all’ibridazione: dalla performance interattiva di Marcel.lí Antúnez Roca (che non è un ballerino e si vede), alla bodyart di Marussich, passando per la produzione della compagnia basilese BE WILLIE? che su un palco-ring alterna round di pugilato a round di danza. Insomma, un mondo eterogeneo dove «alla fine ciò che conta è l’idea, la qualità dell’approccio alla danza come lingua».
swissinfo, Doris Lucini
16esima edizione dei «Berner Tanztage», dal 13 al 28 giugno
8 compagnie
33 rappresentazioni
1 esposizione fotografica dedicata ai piedi di coreografi contemporanei
2 proiezioni cinematografiche
690’000 franchi di budget
La sedicesima edizione delle giornate bernesi della danza («Berner Tanztage») si svolge per la prima volta in giugno invece che alla fine dell’estate. Gli organizzatori sperano di rispondere così in modo più adeguato alle esigenze del pubblico e degli artisti.
Il festival è dedicato alla danza moderna in tutte le sue sfaccettature. Cuore della manifestazione ancora una volta la Dampfzentrale, un vecchio stabilimento industriale ora adibito a centro culturale. La Dampfzentrale, tesa tra modernità e decadenza, permette agli artisti di creare delle atmosfere particolari e coinvolgenti.
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