Arresto della spia Daniel M. Il segreto bancario al centro di una nuova vertenza con la Germania

L'ambasciatrice svizzera a Berlino è stata convocata dalle autorità tedesche che esigono spiegazioni sulla vicenda di Daniel M.

L'ambasciatrice svizzera a Berlino è stata convocata dalle autorità tedesche che esigono spiegazioni sulla vicenda di Daniel M.

(Keystone)

La Svizzera ha soppresso il segreto bancario per i clienti stranieri. La vertenza fiscale tra Berna e Berlino si è però riaccesa in questi giorni con l’arresto in Germania dell’agente svizzero Daniel M., sospettato di aver spiato inquirenti tedeschi per conto del servizio d’informazione elvetico. Le tappe principali della vertenza fiscale. 

2008 – Si rafforzano le pressioni internazionali contro il segreto bancario svizzero. Accusata di essere un’oasi fiscale, la Svizzera finisce nel mirino di politici e inquirenti fiscali tedeschi. Il ministro tedesco delle finanze Peer Steinbrück minaccia di inviare la “cavalleria” in Svizzera. 

2009 – L’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) pone la Svizzera su una lista “grigia” dei paesi non cooperativi in ambito fiscale. Il governo svizzero decide quindi di adottare gli standard dell’OCSE in materia di assistenza fiscale. Il segreto bancario viene alleggerito. 

Fondi nascosti in Svizzera 

2010 – Le autorità tedesche acquistano per 2,5 milioni di euro dei CD contenenti i dati bancari – sottratti illegalmente in Svizzera – di 1500 cittadini tedeschi che avevano nascosto fondi nelle banche elvetiche. 

I ministri delle finanze dei due paesi raggiungono un’intesa per la conclusione di una nuovo accordo fiscale, che introduce un’assistenza amministrativa anche in caso di elusione fiscale. 

Le filiali del Credit Suisse in Germania sono perquisite dagli inquirenti tedeschi. Gli indizi provengono dai CD con i dati bancari. 

Il governo svizzero autorizza il Ministero pubblico della Confederazione ad aprire un’inchiesta su presunti casi di spionaggio economico, in relazione ai CD con i dati bancari rubati. Anche il servizio elvetico d’informazione si occupa di questa vicenda. 

Svizzera e Germania firmano una nuova convenzione fiscale, che prevede l’introduzione di un’imposta alla fonte con effetto liberatorio (imposta liberatoria): la Confederazione si impegna a trattenere una ritenuta del 26% sui redditi dei capitali depositati dai clienti tedeschi nelle banche svizzere e a riversare buona parte di questi soldi al fisco tedesco. 

2011 – Il parlamento svizzero approva la clausola di assistenza amministrativa agevolata nella convenzione fiscale firmata con la Germania. 

Verso la fine del segreto bancario 

In Germania si rafforzano intanto le resistenze contro la nuova convenzione fiscale, dato che il sistema dell’imposta liberatoria permette agli evasori fiscali tedeschi di rimanere nell’anonimato e di sfuggire a eventuali sanzioni. 

Il Ministero pubblico della Confederazione spicca dei mandati di cattura nei confronti di tre inquirenti tedeschi, in relazione all’acquisto da parte del Länder tedesco della Renania settentrionale-Vestfalia di CD contenenti i dati bancari sottratti illegalmente in Svizzera. 

2012 – La Camera dei Länder tedesca respinge la ratifica della nuova convenzione fiscale con la Svizzera. Per Berlino, la vertenza fiscale con Berna dovrà essere risolta nel quadro di un accordo con Unione europea. 

2013 – Messi sotto pressione dalle autorità tedesche e dalla sempre più prossima introduzione dello scambio automatico d’informazioni fiscali, 100'000 cittadini tedeschi si autodenunciano presso le loro autorità fiscali. Complessivamente avrebbero nascosto fondi per 100 miliardi di euro in Svizzera e in altri paesi. 

2014/15 – Il governo svizzero decide di adottare a sua volta lo scambio automatico d’informazioni fiscali. Si avvia quindi verso una soluzione anche la vertenza fiscale con la Germania. 

Il caso Daniel M. 

28 aprile 2017 – La procura tedesca arresta il 54enne Daniel M, sospettato di aver spiato inquirenti tedeschi per conto del servizio d’informazione elvetico. 

2 maggio – L’ambasciatrice svizzera a Berlino viene convocata dalle autorità tedesche, che esigono spiegazioni da parte elvetica su questa vicenda. Secondo i media, Daniel M. sarebbe stato incaricato di indagare sulle fonti e i metodi impiegati dagli inquirenti tedeschi. 

4 maggio – Il caso finisce sempre più sotto i riflettori sia in Germania che in Svizzera. Diversi politici tedeschi di dicono indignati per l’operato delle autorità elvetiche. In Svizzera vari esponenti dei partiti borghesi difendono invece l’impiego dei servizi di Daniel M. e accusano la Germania di spionaggio economico.

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