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Prima del servizio civile, il carcere: la lunga lotta per l’obiezione di coscienza

Uniforme del servizio civile
Nel 2025, 7'211 persone hanno scelto il servizio civile. Keystone / Christian Beutler

Le modalità di accesso al servizio civile sono al centro della votazione federale del 14 giugno 2026. Se oggi è un’istituzione ben radicata, l'introduzione di quest'alternativa al servizio militare non è stata semplice e molti giovani uomini sono finiti in prigione quando si sono opposti alla leva per motivi religiosi o morali.

Per lungo tempo, sottrarsi al servizio militare era considerato diserzione ed era severamente punito. Ma dopo la Seconda guerra mondiale, il codice militare ha attenuato la pena per gli obiettori di coscienza, pur mantenendo le pene detentive.

Nel 1974, Pierre Farron, studente di teologia, venne così messo dietro le sbarre per quattro mesi in quanto obiettore di coscienza. La  RTS lo ha ritrovato 52 anni dopo. L’uomo ricorda le sue intense riflessioni su questo tema e l’apprensione al momento dell’incarcerazione.

>> Il servizio della RTS (in francese):

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“Prima di entrare in prigione avevo in mente delle immagini simili a quelle che si vedono in certi telefilm, dove il detenuto è descritto come una bestia rozza e selvaggia. Poi si entra e ci si accorge che sono persone del tutto ordinarie, persone che potresti incontrare al bar sotto casa”, racconta.

Una scelta non facile

Per Pierre Farron, la scelta dell’obiezione non è stata facile, “anche perché si trattava in qualche modo di giustificare questa scelta di fronte a persone molto intransigenti”. Bisognava inoltre essere certi delle proprie convinzioni. Ricorda anche di aver impiegato molto tempo per redigere una lettera ben strutturata.

L’obiettore rievoca anche un sistema severo, all’epoca, nei confronti di persone come lui: “Se si veniva riconosciuti come qualcuno con motivazioni legate alla coscienza, si potevano ricevere fino a sei mesi di detenzione. Ma se non si veniva riconosciuti come tali, si poteva arrivare a nove, dodici mesi o anche di più”.

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Ricorda inoltre le sue giornate di detenzione, metà dietro le sbarre e metà dedicate a lavori di pubblica utilità. “È andata molto bene, lavoravo nel giardino dell’ospedale, quindi con i giardinieri. Dovevo tagliare i prati e avevo un chilometro di marciapiede da spazzare ogni settimana”.

Se la scelta di Pierre Farron era stata ben accolta nella sua cerchia famigliare, non è stata sempre ben percepita all’esterno. Ha persino rischiato di non essere consacrato pastore, poiché all’epoca, nel canton Vaud, la Chiesa faceva parte dello Stato. Durante due colloqui, gli fu chiesto come potesse immaginare di lavorare in una Chiesa che fa parte dello Stato pur non rispettando la legge. “Ho superato l’esame di consacrazione per il rotto della cuffia a causa di questo”, conclude.

Lunghi anni di rivendicazioni prima del sì della popolazione

All’epoca, l’idea del servizio civile era rivendicata con forza dagli obiettori, ma ci volle del tempo prima che fosse accettata dall’opinione pubblica. L’introduzione del servizio civile fu bocciata due volte in votazione, nel 1977 e nel 1984. Solo nel 1991 il popolo depenalizzò l’obiezione di coscienza. E nel 1992 venne accettata alle urne la creazione di un servizio civile, un testo che si concretizzò infine solo nel 1996. Da allora, questi principi sono iscritti nella legge e nella Costituzione.

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Concretamente, il principio del servizio militare obbligatorio viene mantenuto, ma la legge prevede un servizio civile sostitutivo per le persone che dimostrino in modo credibile di non poter conciliare il servizio militare con la propria coscienza.

Dopo queste votazioni, il servizio civile ha attirato un numero sempre crescente di giovani, ancor più dopo l’abolizione dell’esame di coscienza nel 2009. Questo è stato sostituito dalla “prova mediante l’atto”, che obbliga gli obiettori di coscienza a svolgere un servizio civile sostitutivo della durata pari a una volta e mezza quella del servizio militare.

Oggi il numero di persone che ricorrono al servizio civile continua a crescere, con un record di 7’211 ammissioni nel 2025. Questa evoluzione preoccupa il Parlamento e il Consiglio federale, che desiderano modificare la legge per inasprire le condizioni di accesso al fine di rafforzare gli effettivi dell’esercito. Ma la sinistra, che teme la scomparsa di questa istituzione, ha lanciato un referendum contro tale proposta. Il popolo si pronuncerà il 14 giugno.

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