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Perché la Svizzera non ha un Capo di Stato

Due uomini prestano giuramento in parlamento
L’elezione di Guy Parmelin alla presidenza, e di Ignazio Cassis alla vicepresidenza della Confederazione svizzera. Keystone / Anthony Anex

Il 10 dicembre 2025 l’Assemblea federale plenaria ha eletto il ministro dell’economia Guy Parmelin alla carica di presidente della Confederazione per il 2026. Questa funzione a rotazione annuale è una peculiarità tipicamente svizzera, unica al mondo. Scopriamo il perché.

Chi, in qualità di membro del Governo svizzero, si reca un mercoledì di dicembre a Palazzo federale per la ridistribuzione dei seggi governativi, se viene eletto alla presidenza della Confederazione non acquisisce alcun potere aggiuntivo, né un palazzo, e tanto meno una scorta di polizia.

La funzione comporta senz’altro un’agenda più fitta – e di solito una festa nel cantone d’origine per celebrare l’evento – ma non conferisce un’influenza maggiore sulle sorti del Paese.

Il o la presidente della Confederazione dirige le sedute settimanali, rappresenta il Governo in Svizzera e all’estero e pronuncia il messaggio di Capodanno alla nazione in televisione.

Le decisioni continuano però a essere prese nel collegio governativo composto da sette persone: a decidere è la maggioranza, non il presidente o la presidente.

 A rotazione

“Il presidente della Confederazione e il vicepresidente del Consiglio federale sono eletti dall’Assemblea federale plenaria per un anno, singolarmente e in votazioni successive, fra i membri del Consiglio federale”, si legge sul sito del Parlamento a proposito del rituale annuale.

Chi ha la vicepresidenza, l’anno successivo sarà eletto presidente.  “La rielezione degli uscenti per l’anno successivo è esclusa”, aggiunge la descrizione.

L’ordine di elezione segue il principio dell’anzianità: si procede a seconda del momento dell’entrata in carica nell’Esecutivo federale. Se più mandati governativi sono iniziati nello stesso giorno, cosa piuttosto frequente, la persona eletta per seconda assumerà la presidenza un anno dopo quella eletta per prima.

Il presidente o la presidente della Confederazione è spesso definito/a anche con la locuzione latina “Primus inter pares” (primo tra pari), e nel proprio anno di presidenza mantiene e continua a dirigere il Dipartimento (ministero) assegnato.
Guy Parmelin resterà dunque nel 2026 alla guida del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (DEFR). A fungere da vicepresidente sarà il capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE)Ignazio Cassis.

La funzione di quest’ultimo diverrebbe rilevante, qualora Parmelin fosse impossibilitato a svolgere il suo ruolo. In tal caso, Cassis assumerebbe anche le mansioni presidenziali. Nel 2027 diventerà poi, secondo il principio di rotazione, presidente della Confederazione per un anno.

Due uomini davanti a un aereo delle "Forze aeree svizzere", uno in abito tradizionale arabo, l'altro in giacca e cravatta
Il ministro degli affari esteri svizzero Ignazio Cassis con il segretario di Stato del ministero degli affari esteri del Kuwait, Bader AlTunaib, all’arrivo della delegazione elvetica all’aeroporto internazionale di Kuwait City, venerdì 24 ottobre 2025. Keystone / Anthony Anex

Meno culto della personalità

Il principio della rotazione fu introdotto nel 1848 con la prima Costituzione federale della Svizzera moderna. I Padri fondatori volevano prevenire tentazioni monarchiche, e non desideravano un Esecutivo con un presidente forte al vertice.

Pensavano anche ai Cantoni, che volevano preservare e condividere il loro faticosamente conquistato diritto di autodeterminazione federaleCollegamento esterno.
Tra il 1848 e il 1890, racconta il sito del Consiglio federaleCollegamento esterno, vennero eletti alla presidenza “perlopiù consiglieri federali particolarmente stimati”. Così il bernese Karl Schenk e l’argoviese Emil Welti arrivarono entrambi a sei anni di presidenza, ma mai consecutivi.

A partire dagli anni 1890, la funzione ruota ininterrottamente tra i sette membri del Consiglio federale, in base all’anzianità di servizio.

In nessun altro Stato esiste un analogo principio automatico di rotazione al livello più alto del Governo. È una peculiarità che permette una certa calma nel sistema politico: niente campagne elettorali, nessuna strategia di rielezione, nessun tentativo di restare “aggrappati alla poltrona”.

Durata della carica: un anno – avvicendamento all’inizio di gennaio.

Elezione: si tiene ogni dicembre, a votare è l’Assemblea federale plenaria (il Parlamento svizzero composto da Consiglio nazionale e Consiglio degli Stati) e viene eletto uno dei sette membri del Consiglio federale.

Ordine: rotazione secondo l’anzianità; la vicepresidente o il vicepresidente assume la presidenza nell’anno successivo.

Funzione: direzione delle sedute del Consiglio federale, compiti di rappresentanza in Svizzera e all’estero.

Poteri particolari: la presidente o il presidente non ha competenze decisionali aggiuntive; tutte le decisioni sono collegiali. L’unico privilegio è il voto decisivo in caso di parità in Consiglio federale (le deliberazioni sono valide se sono presenti almeno quattro membri del Governo).

Fonte: Legge sull’organizzazione del Governo e dell’AmministrazioneCollegamento esterno

Rappresentanza interna ed esterna

La presidenza della Confederazione ha carattere soprattutto rappresentativo. Durante le visite di Stato, il presidente o la presidente tiene sì dei discorsi, che sono però stati a monte approvati dall’intero Consiglio federale. Non ci sono iniziative unilaterali. Anche questo è tipicamente svizzero.

Peraltro, ufficialmente all’interno dell’amministrazione non si parla mai di “visite di Stato”, bensì solo di “visite presidenzialiCollegamento esterno”. Dal punto di vista del Paese ospitante, il presidente o la presidente della Confederazione viene comunque spesso invitato/a per una “visita di Stato” con tutti gli onori protocollari, per garantire alla Svizzera un trattamento diplomatico paritario.

Nella repubblica alpina, la funzione inizia con un momento di orientamento collettivo: ogni anno il messaggio di Capodanno, che viene trasmesso il 1° gennaio in televisione, offre una sorta di ritratto dello stato della nazione.

Le presidenti e i presidenti appena eletti invitano ogni anno la popolazione alla prudenza – non si tratta certo di un ordine, quanto di un’esortazione.

Nonostante il carattere rappresentativo, alcuni membri del Consiglio federale sono riusciti a imprimere il proprio, personale stile al loro anno presidenziale.

Rudolf Gnägi (presidente della Confederazione nel 1971 e nel 1976), ad esempio, si fece conoscere come il “contadino del Seeland bernese” vicino alla gente, che nei suoi anni alla presidenza coltivò consapevolmente un tono semplice.

Ruth Dreifuss, eletta nel 1999 prima donna presidente della Confederazione, legò simbolicamente il suo anno in carica al cammino verso la parità di genere.

Una donna sugli spalti, tanti giornalisti
Mercoledì 9 dicembre 1998 Ruth Dreifuss, appena eletta e prima donna presidente della Confederazione, festeggiò insieme a sostenitrici e sostenitori sulla Piazza federale a Berna. Keystone / Stringer

Uno specchio del DNA politico

La presidenza della Confederazione incarna l’auto‑organizzazione della Svizzera, che punta sulla negoziazione, sull’equilibrio e sulla fiducia in procedure consolidate, invece che su figure carismatiche.

La presidente o il presidente della Confederazione resta vincolato al principio della collegialità e deve rappresentare verso l’esterno decisioni prese collettivamente.
Il sistema collegialeCollegamento esterno obbliga il Governo a trovare maggioranze e, nello spirito della cosiddetta democrazia consociativaCollegamento esterno, a raggiungere compromessi tra gli interessi dei vari partiti.

L’appartenenza partitica di chi fa parte del Governo svolge un ruolo sempre più marginale: i consiglieri e le consigliere federali devono promuovere soluzioni che mettano d’accordo tutti. O meglio, che lascino tutti il meno scontenti possibile.

Mentre in altre Capitali i capi di Stato si presentano con grandi visioni, impongono gli interessi del proprio partito o le loro preferenze personali (spesso anche in contrasto con le promesse elettorali) o cercano di aggrapparsi al loro incarico, la presidente o il presidente della Confederazione rappresenta piuttosto la tipica polifonia svizzera.

Sei uomini e due donne posano in fila davanti a un lago
Da sinistra a destra: il cancelliere della Confederazione Viktor Rossi e l’attuale composizione del Consiglio federale con Beat Jans, Ignazio Cassis, Karin Keller-Sutter, Guy Parmelin, Elisabeth Baume-Schneider, Albert Rösti e Martin Pfister, in occasione del viaggio del Consiglio federale di giovedì 26 giugno 2025 sul lago di Walen, a Weesen. Keystone / Gian Ehrenzeller

Piccole “ricompense” per la nomina possono essere considerate l’aumento degli inviti all’estero e il fatto che il proprio voto ne vale due in caso di parità nelle deliberazioni del Consiglio federale.

La carica limitata a un anno simboleggia un Paese che preferisce discutere a lungo e trovare un consenso piuttosto che decidere precipitosamente, riuscendo così a preservare nel tempo una stabilità che è spesso elogiata a livello internazionale.

Nessun altro Paese al mondo ha mai adottato questo principio: è troppo complicato e per nulla glamour. Per la Svizzera, però, è parte integrante dell’identità politica.

La presidente o il presidente della Confederazione è meno un capo, e più uno specchio del sistema politico svizzero: modesto, prevedibile e collegiale. E questo da oltre 175 anni, senza crisi istituzionali.

A cura di Marc Leutenegger

Tradotto con il supporto dell’IA/Zz

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