Una campagna referendaria nel segno dei giovani e dei social

La libertà d'accesso e d'informazione sul Web per i giovani svizzeri è un valore intoccabile, che supera gli steccati partitici e che li accomuna nella lotta contro la nuova Legge sui giochi in denaro. Pascal Vuichard, presidente dei Giovani Verdi liberali, Andri Silberschmidt, presidente dei Giovani liberali radicali e Natalie Rickl, deputata nazionale dell'Unione democratica di centro, in una conferenza stampa ne spiegano i motivi. Keystone

Il referendum del 10 giugno sulla legge sui giochi d’azzardo presenta peculiarità inedite: unisce i giovani di tutto lo spettro politico e mobilita i cittadini che non hanno fiducia nel governo e nelle istituzioni. Sono sintomi di cambiamenti nella politica svizzera, rileva il politologo Claude Longchamp.

Tutte le sezioni giovanili dei partiti rappresentati nel parlamento federale, eccettuata quella del Partito popolare democratico, combattono la nuova Legge sui giochi in denaro (LGD), varata dal parlamento a stragrande maggioranza. Una coesione generazionale, dalla destra alla sinistra, fuori dal comune.

"Non ricordo un caso in cui vi sia stata una simile unità di vedute dei giovani", conferma Claude Longchamp, che per trent’anni, alla testa dell’istituto di ricerca gfs.bern da lui fondato, ha effettuato sondaggi su tutte le votazioni federali ed ha analizzato i risultati.

Uniti per la libertà della rete

A coagulare le forze politiche giovanili è un punto nevralgico per la loro generazione toccato dalla LGD: la libertà di accesso e d’informazione su Internet. La normativa che consentirebbe ai casinò svizzeri di proporre anche sul Web i loro giochi, permetterebbe infatti alle autorità elvetiche di bloccare l’accesso a tutte le offerte di giochi d’azzardo online prive della concessione della Confederazione. Vale a dire che in Svizzera tutti i siti Internet esteri di giochi in denaro verrebbero oscurati.

Nel caso dei socialisti, la sezione giovanile si batte contro la LGD persino in contraddizione con la posizione del proprio partito. Ancora più clamoroso è il ribaltamento registrato nei partiti liberale radicale (PLR, destra liberale) e borghese democratico (PBD, centro): i giovani sono riusciti a convincere i rispettivi partiti a raccomandare di votare No il 10 giugno, sconfessando i loro rappresentanti in parlamento che avevano invece approvato la LGD.

Piccola rivoluzione in casa liberale radicale

Il colpo messo a segno dai Giovani PLR è la prima grande novità di questa campagna: "è stato il momento in cui mi sono chiesto cosa stesse succedendo", dichiara Claude Longchamp. L’esperto rammenta che il PLR è un partito con una lunga tradizione nel quale solitamente il gruppo parlamentare ha un influsso determinante.

Da notare, inoltre, che il PLR è anche il partito che, nel corso di questa legislatura, "ha avuto più successo: ha guadagnato terreno nelle elezioni dei governi e dei parlamenti cantonali e ha avuto più impatto nelle votazioni federali". Le statistiche del gfs.bern indicano che nel 95,5% degli oggetti sottoposti a votazione federale, il risultato uscito dalle urne ha coinciso con la raccomandazione del PLR. È di gran lunga il tasso di successo più elevato. Al secondo posto si colloca il PBD, con l’86,4%.

Nella fattispecie della LGD resta ora da vedere se la posizione dei giovani prevalsa su quella del gruppo parlamentare all’assemblea dei delegati del PLR avrà davvero un impatto sull’elettorato del partito.

Ascesa delle forze politiche giovanili

Secondo Claude Longchamp, è però "indubbiamente il segnale di un cambiamento". Da una decina d’anni, le nuove generazioni di militanti di tutto lo spettro politico "si sono formate veramente come partiti". In precedenza solo le gioventù di socialisti e Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) erano organizzate come partiti, con programmi e rivendicazioni, ricorda il politologo.

"Oggi invece ogni partito ha la sua sezione giovanile. Dunque i giovani militanti hanno una piattaforma partitica. Inoltre, hanno uno strumento: le reti sociali. Non devono aspettare che i media diano loro spazio: possono posizionarsi direttamente e lo possono fare indirizzandosi alle persone a loro vicine, ossia i loro coetanei. Così sono diventati una forza politica, a volte con un impatto decisivo e a volte no".

Il problema che i giovani militanti politici devono risolvere è l’astensionismo dei loro coetanei. Si stima infatti che il tasso di partecipazione giovanile alle votazioni sia inferiore di 10-15 punti percentuali rispetto a quello totale. La capacità di mobilitazione è la chiave di volta per tradurre la loro forza nel dibattito politico in un impatto concreto sul voto.


Cambiamento strutturale della mobilitazione

La seconda grande novità della campagna in vista della votazione del 10 giugno, secondo Claude Longchamp, è la maggior predisposizione alla partecipazione tra chi non ha fiducia nel governo. Tra costoro, nel primo sondaggio condotto dal gfs.bern per conto della Società svizzera di radiotelevisione (SRG SSR), il 51% ha dichiarato che voterà sicuramente. Solo il 33% di chi ha fiducia nel governo si è invece detto sicuro di partecipare.

Questa situazione è sorprendente, poiché è esattamente il contrario dello schema abituale, sottolinea il politologo. La questione della mobilitazione non riguarda unicamente la LGD, poiché lo stesso giorno si vota anche sull’iniziativa "Moneta intera", che vuole riservare esclusivamente alla Banca nazionale svizzera il diritto di emettere sia soldi contanti, sia moneta scritturale.

Lo specialista di votazioni si domanda se la mobilitazione di coloro che non hanno fiducia nel governo "se è dovuta al fatto che oggi la mobilitazione vien fatta tramite i social network".

L’interesse dei media classici per i quesiti all’esame del popolo svizzero il 10 giugno "è mediocre", mentre sui social il dibattito è molto animato. E in questi canali piovono soprattutto forti critiche ai parlamentari. Su Twitter il leitmotiv degli accusatori è che "la classe politica è pagata da gruppi d’interesse, non difende più gli interessi del popolo, ma soltanto i propri", osserva Claude Longchamp, secondo il quale regna "un populismo digitale. Non ho mai visto una tale aggressività nei dibattiti per delle votazioni. Finora l’avevo vista solo per delle elezioni".

L’esperto parla di "un cambiamento strutturale della mobilitazione, con un rafforzamento del populismo". Difficile dire ora se questo fenomeno continuerà nel futuro o se è isolato, semplicemente legato a una combinazione di circostanze di questa votazione. Se però si creasse davvero una community di scontenti, di cittadini che non hanno fiducia nelle istituzioni, mobilitandoli in continuazione nella raccolta di firme e nelle votazioni per fare opposizione, allora si rischierebbero grandi scombussolamenti nella politica svizzera, non privi di problemi, rileva Claude Longchamp.


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