Ondata di terrore alimentata da tensioni identitarie
Dopo la serie di azioni terroristiche a Mumbai, l'indice accusatore è puntato contro il Pakistan. Secondo due ricercatori svizzeri, questa esplosione di violenza è però in primo luogo legata a dinamiche interne dell'India.
Dieci attacchi mirati e coordinati, i grandi alberghi della capitale economica dell’India assaltati da commando, occidentali presi in ostaggio, la stazione centrale teatro di una carneficina: le sanguinarie operazioni terroristiche di mercoledì nella metropoli indiana colpiscono non solo per la violenza, ma anche per l’organizzazione.
Diversi media non hanno esitato a parlare di 11 settembre indiano. Nulla indica tuttavia che questa esplosione di terrore abbia conseguenze paragonabili agli attentati del 2001 negli Stati Uniti.
Innanzitutto a Mumbai, come nel resto dell’India, non si tratta del primo attentato. “Gli elementi inediti sono i bersagli e gli attacchi con un carattere quasi militare. Ma questi attacchi si iscrivono in una deriva terrorista iniziata già diversi anni fa”, ricorda lo studioso Gilbert Etienne, che analizza la situazione dell’Asia meridionale da decenni.
Terroristi con grandi capacità strategiche
Specialista nel campo degli studi sul terrorismo, Jacques Baud rileva che neppure l’ampiezza degli attacchi è una grande novità. “Da anni, a Mumbai vi sono attacchi molto più sofisticati che altrove in India. Questa regione molto sviluppata genera purtroppo anche terroristi con elevate capacità strategiche”.
Come succede ogni qualvolta in cui ci sono attacchi terroristici coordinati, anche qui è additata Al-Qaida. Eppure negli ultimi tempi i commentatori parlavano di una “indianizzazione” del terrorismo islamico nel subcontinente.
“Ci sono probabilmente un po’ le due componenti. Di fatto regna il vago sui legami fra i diversi gruppi terroristi islamici nel mondo e Al-Qaida. Questi gruppi sono sempre più duri. Cercano di destabilizzare i governi, senza però avere dei programmi”, afferma Etienne, che si trovava ancora a Mumbai 24 ore prima dell’esplosione di violenza.
L’impatto del conflitto afgano
Un fattore nuovo però c’è: per la prima volta in India degli occidentali sono presi in ostaggio. Gli assalitori hanno preso di mira essenzialmente cittadini britannici e statunitensi che alloggiavano negli alberghi. “Ciò indica che i terroristi vogliono attirare l’attenzione sull’Afghanistan e sul Pakistan, paesi sempre più destabilizzati dalla strategia americana nella regione”, analizza Baud.
Il primo ministro indiano Manmohan Singh ha peraltro immediatamente affermato che l’origine dei questi attacchi è da ricercare all’estero. “La mano straniera è un tema ricorrente del governo, dopo attentati del genere. È un modo per designare il Pakistan, senza nominarlo”, rammenta Gilbert Etienne.
“Non si deve dimenticare che i famosi ISI – i servizi segreti pachistani, invischiati in ogni sorta di loschi affari – solo ora stanno per essere rimessi sotto controllo. Inoltre, il Pakistan è alle prese con ogni sorta di organizzazioni terroriste”.
Secondo il ricercatore, in questa vicenda occorre distinguere le relazioni indo-pachistane, che vanno nel senso di un avvicinamento, e gli avvenimenti interni in India. “Ne ho parlato recentemente con alti dirigenti indiani: l’idea di un fronte comune indo-pachistano contro gli estremisti islamici e i talebani sta compiendo progressi”, aggiunge Etienne.
Rivelatore è il fatto che Islamabad abbia acconsentito a inviare a New Dehli il capo dei servizi di intelligence pachistani Ahmed Shuja Pasha, per incontrare i vertici della sicurezza indiani e dividere con loro ogni informazione in qualche modo legata agli attacchi terroristici di Mumbai.
Secondo Jacques Baud, il governo indiano sa benissimo che il Pakistan è minato dal terrorismo islamico. “Non ha dunque alcun interesse a destabilizzare ulteriormente Islamabad. Infatti, ciò potrebbe solo favorire i movimenti islamici pachistani”.
Tensioni d’identitarie crescenti
Per Gilbert Etienne, occorre dunque cercare altrove le cause profonde di questa violenza armata. “Gli attentati di Mumbai obbediscono in primo luogo a una dinamica interna dell’India. Le tensioni fra indù e musulmani sono fortemente aumentate dalla distruzione della moschea Babri d’Ayodhya, nel 1992, da parte di militanti indù”.
Negli anni 1990 i musulmani sono stati vittime di vari massacri, come a Mumbai nel 1993. Stragi culminate con il massacro, nel 2002 nel Gujarat, di “2000 musulmani, con la complicità delle autorità di quello stato. E ciò, malgrado che il suo governo sia considerato uno dei migliori della federazione”, annota Gilbert Etienne.
Il ricercatore sottolinea anche l’ascesa del terrorismo indù. “Quest’anno hanno compiuto un attacco contro una moschea che ha portato all’arresto di un tenente colonnello dell’esercito indiano coinvolto nell’attacco. È una cosa mai vista prima d’ora”.
Come altri paesi, l’India è confrontata con fenomeni d’integrismo e di affermazione di identità che possono sfociare su azioni violente. “Giungendo a Mumbai, sono rimasto colpito nel vedere i segni esteriori di appartenenza religiosa portati dai musulmani. Queste manifestazioni di identificazione irritano sempre più gli indù”.
swissinfo, Frédéric Burnand
(Traduzione dal francese di Sonia Fenazzi)
Almeno 20 stranieri sono stati uccisi negli attacchi terroristici a Mumbai (ex Bombay) nelle ultime 48 ore.
Nessuno svizzero si trova fra gli ostaggi, i morti o i feriti, ha indicato il portavoce del Dipartimento federale degli affari esteri a Berna.
Sui luoghi degli attentati c’erano anche 30 cittadini elvetici, ma sono stati trasferiti in luoghi sicuri e assistiti dal Consolato svizzero.
La caccia ai terroristi – che tengono ancora nelle loro mani un numero imprecisato di ostaggi – e le sparatorie non erano ancora terminate venerdì.
Il bilancio ancora provvisorio è di 150 morti e oltre 300 feriti.
“La Svizzera condanna fermamente” gli attacchi terroristici compiuti a Mumbai. In un comunicato, il Dipartimento federale degli affari esteri esprime inoltre le condoglianze alle autorità indiane e ai familiari delle vittime.
D’altra parte, la Confederazione sconsiglia i viaggi per Mumbai, fino al chiarimento della situazione.
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