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Fiasco per l’e-voting a Basilea: incidente imbarazzante o problema serio? 

Schermo con scritta e-voting
Mentre i Cantoni dispongono di ampio margine di manovra, per la Confederazione la fase di prova dell’e-voting si svolge entro limiti più ristretti: può utilizzarlo il 30% dell’elettorato cantonale e il 10% di quello complessivo della Svizzera. Keystone

Nel Cantone di Basilea Città si è verificato un problema con il voto elettronico: 2’048 suffragi non hanno potuto essere conteggiati. Nessuna delle chiavi per aprire la cosiddetta “urna elettronica” ha funzionato. Quanto è grave questo episodio? 

Nel Cantone di Basilea Città circa 10’300 svizzeri e svizzere residenti all’estero iscritti nel registro elettorale possono votare elettronicamente. Per le votazioni dell’8 marzo, però, i loro voti sono rimasti inaccessibili, così come quelli di 30 persone con disabilità che potevano partecipare allo stesso modo. Le schede erano effettivamente arrivate nell’urna elettronica, ma la Cancelleria di Stato di Basilea non è riuscita ad aprirla con il codice di decrittazione previsto. 

Come ha comunicato l’autorità sabato seraCollegamento esterno, tutti i tentativi di aprire l’urna sono falliti. “Si utilizzano tre chiavette USB, su tutte è memorizzato il codice corretto, ma nessuna funziona”, spiega a Swissinfo il portavoce del Governo basilese Marco Greiner. A occuparsi dell’operazione erano persone per le quali il procedimento aveva funzionato innumerevoli volte. “Ma ora non funziona più. È davvero molto strano”, aggiunge Greiner. 

Malcontento nella diaspora 

L’autorità basilese sottolinea che l’errore non riguarda il sistema di e-voting della Posta svizzera, bensì esclusivamente l’accesso utilizzato dal Cantone. L’incidente resta comunque rilevante. Già venerdì, dopo la prima comunicazione proveniente da BasileaCollegamento esterno, anche la Cancelleria federale svizzera ha ritenuto necessario fare una precisazioneCollegamento esterno: “Il sistema di e-voting e in particolare i voti criptati non sono interessati dal problema”. 

Tra le svizzere e gli svizzeri all’estero originari di Basilea la frustrazione è grande. L’ambizione svizzera di introdurre l’e-voting nasceva proprio dal problema che i voti provenienti dall’estero spesso non arrivavano in tempo – o non arrivavano affatto – nelle urne in Svizzera. Il voto elettronico avrebbe dovuto rappresentare la soluzione. Il fatto che ora lo stesso problema si ripresenti proprio con questo sistema suscita irritazione. 

Il portale 20 MinutenCollegamento esterno riferisce ad esempio del caso di una svizzera residente all’estero che, subito dopo l’annuncio da Basilea, ha cercato di votare tramite un metodo alternativo. Il Cantone le avrebbe però comunicato che ormai non era più possibile. “Mi viene negato il diritto a ricevere documenti sostitutivi. La volontà popolare viene ignorata”, avrebbe protestato la cittadina presso le autorità cantonali, secondo quanto riportato dal portale. 

La Cancelleria federale concorda con questa valutazione: i diritti politici delle elettrici e degli elettori i cui voti non possono essere conteggiati risultano violati, ha dichiarato un portavoce alla Neue Zürcher ZeitungCollegamento esterno

Un altro svizzero all’estero colpito dal problema chiede su XCollegamento esterno: “Cosa succede se tra il sì e il no ci sono mille voti di differenza?”. 

Nessuna conseguenza sui risultati 

Per la maggior parte delle persone che votano ogni singola scheda conta. Tuttavia le autorità non temono una distorsione del risultato: i 1’800 voti elettronici conteggiati venerdì rappresentavano in quel momento il 3,4% della partecipazione. 

Il Cantone lascia comunque aperta un’ultima possibilità. In un comunicato stampa pubblicato domenica, la Cancelleria di Stato di Basilea Città ha scritto: “Fino alla convalida del risultato da parte del Consiglio federale resta provvisoriamente possibile, qualora il problema venga risolto, prendere in considerazione anche questi voti. Per questo motivo verrà sfruttato l’intero termine di 13 giorni successivi alla domenica di votazione e si attenderà fino alla data più tardiva possibile – il 21 marzo 2026 – prima di pubblicare il risultato nel Foglio ufficiale cantonale.

Il fiasco ha comunque già riacceso domenica il dibattito di fondo sull’e-voting. Il consigliere nazionale dei Verdi Balthasar Glättli ha dichiarato alla NZZ am Sonntag: “Se in una delle quattro votazioni il risultato fosse estremamente serrato, bisognerebbe ripeterla”. Affinché la popolazione accetti un esito, tutto dovrebbe svolgersi in modo impeccabile. 

Il consigliere nazionale dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) Franz Grüter, che da tempo si batte contro il voto elettronico, chiede invece che la Cancelleria federale archivi il progetto. In gioco, afferma, c’è la fiducia nella democrazia, e anche piccoli incidenti rischiano di comprometterla. 

Attualmente, i test con il voto elettronico sono in corso in quattro Cantoni e sono limitati a una parte dell’elettorato. Oltre a Basilea partecipano Turgovia, Grigioni e San Gallo. Si tratta del secondo tentativo di introdurre un sistema di e-voting in Svizzera, avviato nel 2023. Un primo esperimento era fallito nel 2019 dopo la scoperta di gravi lacune di sicurezza nel sistema utilizzato. 

Per l’Organizzazione degli svizzeri all’estero (OSE) un’introduzione più ampia dell’e-voting rimane una priorità . Da anni l’OSE si batte per migliorare la partecipazione elettorale della diaspora svizzera. 

Anche con il sistema attualmente testato, tuttavia, il problema non sarebbe completamente risolto nemmeno se tutto funzionasse alla perfezione. Finora, infatti, il voto elettronico ha solo abbreviato il percorso delle svizzere e degli svizzeri all’estero per esprimere il proprio voto. L’invio dei codici di autorizzazione e dei documenti di voto dalla Svizzera alla cittadinanza all’estero avviene ancora per posta, spesso con notevole ritardo. 

A cura di Samuel Jaberg 

Traduzione con il supporto dell’IA/sibr 

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