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Il Consiglio degli svizzeri all’estero si confronta con crisi, tagli evitati e sfide digitali

persone sedute a un tavolo
Il Consiglio dell'OSE si è riunito in modalità ibrida: delle circa 110 persone presenti, 46 hanno partecipato in videoconferenza. Swissinfo / Michele Andina

I membri del Consiglio degli svizzeri all’estero hanno affrontato un viaggio talvolta complicato per partecipare alla loro prima seduta annuale, tenutasi venerdì a Berna. All’ordine del giorno figuravano, tra gli altri temi, il voto elettronico e la situazione in Medio Oriente.

Nella grande sala del Casinò di Berna, avvolta dalle sue tende rosse, i delegati e le delegate del Consiglio degli svizzeri all’estero (CSE) hanno aperto la giornata con un minuto di silenzio in memoria delle vittime dell’incendio di Crans-Montana, che a Capodanno ha causato la morte di 41 persone.

La richiesta, avanzata dal delegato per l’Ungheria John McGough, è stata accolta dalla sessantina di persone presenti in sala e dai più di quaranta partecipanti collegati online.

Tra i delegati presenti, diversi hanno corso il rischio di viaggiare da regioni rese difficili da raggiungere a causa della guerra in Medio Oriente. Sri Lanka, Thailandia e perfino Dubai: alcuni non sono certi di poter rientrare rapidamente a casa dopo la seduta.

Proposte a raffica

Il momento di raccoglimento iniziale ha però lasciato presto spazio a un clima più movimentato, quando uno dei delegati degli Stati Uniti ha invitato i colleghi a non trattare due proposte sottoposte al Consiglio, ciascuna contenente decine di mandati. “Sono incomprensibili”, ha dichiarato al microfono. Altri delegati hanno denunciato un eccesso di zelo.

In questo contesto di contestazione, il consigliere agli Stati socialista Carlo Sommaruga ha ricordato l’esistenza di un gruppo di lavoro “Regolamento”, incaricato proprio delle questioni formali e tecniche. “Se ci perdiamo in considerazioni giuridiche e amministrative, ci tiriamo la zappa sui piedi”, ha avvertito, temendo che simili discussioni finiscano per ostacolare il lavoro concreto a favore degli svizzeri all’estero.

L’autore ha preso la parola per difendere le sue numerose proposte, senza successo. Con 57 voti favorevoli, 10 contrari e 4 astensioni, il CSE ha infatti deciso di non trattarle.

Sollievo sul fronte finanziario

I membri del CSE hanno poi accolto con palpabile sollievo la decisione del Parlamento di eliminare la maggior parte dei tagli previsti dal programma di risparmio della Confederazione che avrebbero riguardato la Quinta Svizzera. Tra le entità salvaguardate figurano Swissinfo, l’Organizzazione degli svizzeri all’estero (OSE) e le scuole svizzere all’estero.

Il Consiglio degli svizzeri all’estero (CSE) è l’organo supremo dell’Organizzazione degli svizzeri all’estero (OSE). Spesso definito il “Parlamento della Quinta Svizzera”, difende gli interessi di oltre 820’000 svizzere e svizzeri che vivono all’estero presso le autorità e l’opinione pubblica. Il Consiglio promuove in particolare la messa in rete, la partecipazione politica e gli scambi con la Svizzera.

Il presidente dell’OSE, Filippo Lombardi, ha giudicato “efficace” il sostegno fornito dai e dalle parlamentari membri del CSE per raggiungere questo risultato. Da parte sua, Carlo Sommaruga ha sottolineato la durezza della battaglia politica attorno al pacchetto di risparmio, conclusasi infine in modo “molto positivo” per chi vive all’estero.

Secondo il consigliere agli Stati, una lettera inviata dall’OSE ai membri del Parlamento ha avuto un ruolo determinante, così come l’impegno personale di Filippo Lombardi presso i suoi ex colleghi del Consiglio degli Stati. Per il CSE, si tratta di un importante segnale politico: le prestazioni destinate agli oltre 820’000 persone residenti all’estero restano garantite.

Numerosi cambiamenti di personale

Il mantenimento del contributo federale annuale di 400’000 franchi all’OSE offre all’organizzazione un margine di manovra maggiore per coprire i posti vacanti nel segretariato. Il nuovo direttore, Daniel Hunziker, ha menzionato diversi “cantieri in corso”, in particolare nel servizio comunicazione. In totale, sono cinque i posti da colmare, dopo che le incertezze di bilancio avevano rallentato le assunzioni.

Il CSE ha inoltre salutato collaboratrici e collaboratori di lunga data dell’OSE, tra cui Marc Lettau, caporedattore della Revue Suisse, Sandra Jehle, assistente di direzione, e Ursula Schindler, del servizio giuridico.

Il Consiglio ha anche eletto due nuovi membri interni: la consigliera nazionale Christine Badertscher (Verdi/Berna) e il consigliere nazionale Simon Michel (Partito liberale radicale/Soletta), che subentrano a Nicolas Walder e Alex Farinelli. I due parlamentari sono chiamati a difendere gli interessi della “Quinta Svizzera” a Palazzo federale.

un uomo in giacca e cravatta
Il consigliere nazionale del PLR Simon Michel, neoeletto, si è presentato all’assemblea. Swissinfo / Michele Andina

Bocciata l’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni!”

Quasi due terzi degli svizzeri e delle svizzere all’estero — circa 475’000 persone — vivono in uno Stato dell’UE o dell’AELS. Per loro, la libera circolazione delle persone è essenziale. L’accettazione dell’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni!”, in votazione il 14 giugno, potrebbe mettere a rischio questo accordo. Una sua eventuale revoca genererebbe grandi incertezze per molte famiglie svizzere espatriate, soprattutto riguardo ai diritti di soggiorno e di ricongiungimento familiare.

Alla luce di ciò, il CSE ha adottato una posizione chiara: raccomanda di respingere l’iniziativa promossa dall’Unione democratica di centro. Già giovedì, durante uno scambio con alcuni membri del Parlamento federale, i delegati avevano dibattuto la questione. La maggioranza del Consiglio ritiene che le conseguenze di un abbandono della libera circolazione sarebbero notevoli per coloro che vivono nello spazio UE/AELS. L’iniziativa rappresenterebbe così un grave rischio per la Quinta Svizzera.

Altri sviluppi

Situazione in Medio Oriente: il CSE chiede un DFAE più attivo

All’incontro ha partecipato anche l’ambasciatrice Marianne Jenni, direttrice della Direzione consolare del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). Ha presentato la nuova strategia consolare e le sue priorità. Già il giorno precedente, durante un incontro con membri del Parlamento, aveva illustrato la situazione tesa in Medio Oriente e spiegato come il DFAE sostiene le cittadine e i cittadini svizzeri nelle zone di crisi.

Non sono mancate le critiche: il delegato da Dubai, Nico Tschanz, ha osservato che molte e molti svizzeri all’estero — così come turiste e turisti svizzeri bloccati nella regione — avrebbero voluto un intervento federale più deciso e visibile, ad esempio l’organizzazione di un trasferimento in bus verso l’Oman per prendere un volo speciale.

Altri sviluppi

Il voto elettronico avanza a rilento

Durante lo scambio di giovedì e la seduta di venerdì, rappresentanti della Posta hanno illustrato i progressi più recenti sul voto elettronico.

Sebbene la Svizzera abbia riavviato le sperimentazioni in quattro cantoni nel 2023 (Basilea Città, San Gallo, Turgovia e Grigioni), il CSE deplora che la maggior parte di essi attenda la conclusione della fase sperimentale prima di procedere oltre. Una lentezza che penalizza chi vive fuori dall’Europa, dove i ritardi postali restano significativi.

Il Consiglio federale dovrebbe pubblicare un rapporto di valutazione sulla fase sperimentale alla fine del 2027. Due nuovi cantoni introdurranno tuttavia il voto elettronico: Lucerna, dal 2026, e Ginevra, dal 2027. Altri cantoni hanno già manifestato interesse, secondo la Posta.

Molti membri del CSE hanno sottolineato un problema centrale: finché i codici d’accesso al voto elettronico saranno inviati per posta, i ritardi continueranno. Secondo i rappresentanti della Posta, la questione è oggetto di discussione presso la Cancelleria federale, ma una soluzione non è prevista prima di diversi anni.

Dopo il fiasco nel cantone di Basilea Città durante le votazioni dell’8 marzo 2026, il CSE teme che le autorità rinuncino al voto elettronico. Per questo motivo, il Consiglio ha deciso di inviare una lettera ufficiale al cantone per esprimergli fiducia e chiedere di continuare a offrire lo strumento.

Articolo a cura di Samuel Jaberg

Traduzione con il supporto dell’IA/mar

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