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Bilancio della sessione: il Parlamento risparmia i servizi per gli svizzeri all’estero

La ministra delle finanze Karin Keller-Sutter difende in Consiglio nazionale il pacchetto di misure di risparmio del Consiglio federale.
La ministra delle finanze Karin Keller-Sutter difende in Consiglio nazionale il pacchetto di misure di risparmio del Consiglio federale. Keystone / Peter Klaunzer

L'esame del pacchetto di misure di risparmio della Confederazione è giunto al termine. Il Parlamento lo ha notevolmente alleggerito rispetto alla versione iniziale. Anche i fondi federali per servizi destinati a coloro che vivono all’estero vengono mantenuti. 

Il fulcro della sessione primaverile è stato il pacchetto di risparmi del Consiglio federale, il cosiddetto “pacchetto di sgravio 27”. Il Governo mirava ad alleggerire il bilancio federale fino a tre miliardi di franchi all’anno, per poter rispettare anche in futuro il cosiddetto freno all’indebitamento. Il Parlamento ha discusso nel dettaglio queste misure e le ha ridimensionate. 

Già durante l’ultima sessione invernale, il Consiglio degli Stati aveva tagliato di oltre un terzo il piano di risparmio. Il Consiglio nazionale è ora intervenuto a sua volta rinunciando ad alcuni tagli. Alla fine, rimane solo circa il 60% delle economie inizialmente previste. Nella versione approvata dalle Camere, il pacchetto prevede risparmi per 1,4 miliardi nel 2027, 1,9 miliardi nel 2028 e quasi 2 miliardi nel 2029. Nel suo messaggio, il Consiglio federale chiedeva misure di contenimento della spesa per 2,4 miliardi di franchi nel 2027 e di circa 3 miliardi nel 2028 e 2029. 

Fondi per Swissinfo e OSE confermati 

Tra le entità risparmiate dai tagli figurano anche le tre organizzazioni che offrono servizi specifici per gli svizzeri e le svizzere all’estero e ricevono a tal fine fondi federali. Si tratta di Swissinfo, dell’Organizzazione degli svizzeri all’estero (OSE) e delle scuole svizzere. 

Il finanziamento federale di Swissinfo rimane quindi invariato. La piattaforma della SSR, che si rivolge in particolare a coloro che vivono all’estero, riceve ogni anno circa nove milioni di franchi dalle casse dello Stato, ovvero la metà del suo budget, mentre l’altra metà è a carico della SSR.  

Questo finanziamento è regolato dal mandato estero della Confederazione alla SSR, che comprende anche altre voci di spesa, come i partenariati con TV5Monde o 3sat. Il taglio proposto è stato respinto sia dal Consiglio degli Stati che dal Consiglio nazionale.   

>>> Ne avevamo parlato in questo articolo:

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Rimane inoltre invariato il contributo annuale del Dipartimento degli affari esteri all’OSE. In gioco vi erano 400’000 franchi che il Consiglio federale voleva cancellare. Il Consiglio degli Stati aveva accettato il taglio, mentre il Nazionale si è opposto. Si trattava di uno degli importi più modesti dell’intero pacchetto. Alla fine, anche gli Stati hanno fatto marcia indietro e la misura è stata soppressa.  

Anche le scuole svizzere all’estero sono in parte state risparmiate dal pacchetto di sgravio. La misura proposta dal Governo è stata oggetto di un botta e risposta tra le due Camere. Alla fine, il Parlamento ha deciso di limitare il taglio a un milione di franchi all’anno a partire dal 2028, due milioni in meno rispetto a quanto inizialmente previsto. 

Nessun referendum all’orizzonte 

Dal giro di vite sono stati risparmiati, almeno in parte, anche federazioni sportive, aeroporti regionali, agricoltura, cantoni, ambiente, turismo. Bocciata anche l’idea di aumentare le imposte sui prelievi di capitale delle rendite pensionistiche, per agire anche sul fronte delle entrate. 

Tutto ciò riflette l’evoluzione generale del dossier: durante i dibattiti, le Camere hanno sensibilmente ridotto l’ammontare dei risparmi. In sostanza, hanno alleggerito il pacchetto di circa un miliardo di franchi l’anno, ovvero il 40%. 

A seguito delle modifiche apportate, i Verdi hanno rinunciato al referendum, come ha annunciato la presidente del partito Lisa Mazzone. Il Partito socialista ha dal canto suo preso tempo e deciderà se lanciare un referendum una settimana dopo la fine della sessione.  

Il dibattito, a volte acceso, ha permesso di trovare una soluzione con la quale più o meno tutti possono convivere. Il volume dei risparmi resta consistente, ma anche per coloro che si opponevano con maggior fervore il risultato è relativamente accettabile. La ministra delle finanze Karin Keller-Sutter avrebbe voluto risparmiare di più, ma il fatto che “tutti siano ugualmente insoddisfatti” è considerato a Palazzo federale un segno di un compromesso riuscito. 

Sì al test sull’E-Collecting

Tra gli altri temi discussi in Parlamento e che hanno un impatto sulla Quinta Svizzera, vi è la decisione di autorizzare, in via sperimentale, la raccolta elettronica delle firme per iniziative e referendum. 

Prima di introdurre definitivamente il cosiddetto “e-collecting” verrà svolta una fase di test molto intensa. Per volontà del Consiglio degli Stati, la sperimentazione sarà geograficamente delimitata. Parteciperanno quindi solo alcuni comuni o cantoni.  

Se il progetto andrà a buon fine, l’introduzione generalizzata della raccolta elettronica delle firme permetterà in futuro anche agli svizzeri e alle svizzere all’estero di sottoscrivere proposte di referendum o iniziative popolari.

Aggiornamento della Legge sugli svizzeri all’estero

Un altro tema che interessa da vicino la diaspora è la Legge sugli svizzeri all’estero: in vigore da dieci anni, sarà riesaminata. Il Consiglio degli Stati ritiene opportuno verificare se risponde ancora alle esigenze attuali e ha incaricato l’amministrazione di elaborare proposte di aggiornamento. 

>>> Un bilancio della legge a dieci anni dalla sua entrata in vigore:

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È stata invece rinviata alla prossima sessione l’abolizione delle rendite per i figli – un tema che interessa molte persone pensionate residenti all’estero. 

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Il ritorno del nucleare

Dal punto di vista della politica interna, la decisione più eclatante prevede di eliminare il divieto di costruire nuove centrali nucleari. Il Consiglio degli Stati ha infatti avallato la proposta del Governo, che funge da controprogetto all’iniziativa popolare denominata “Stop al blackout”.  

La decisione è giunta l’11 marzo, esattamente 15 anni dopo il disastro nucleare di Fukushima, che aveva spinto la Svizzera a decretare l’uscita dal nucleare.  

Il “sì” della Camera dei Cantoni, che dovrà ancora essere confermato dal Nazionale, segue una tendenza internazionale. Attualmente sono in costruzione nuovi reattori nel Regno Unito, in Ungheria, in Slovacchia e in Ucraina e ne sono previsti di nuovi in molti altri Paesi europei. Anche la Commissione europea punta su nuovi reattori nucleari. 

Iniziativa sulla neutralità senza controprogetto 

Come altri oggetti, anche l’iniziativa sulla neutralità ha richiesto un lungo tira e molla tra le due Camere. Il testo chiede di sancire nella Costituzione la “neutralità armata e perpetua” della Svizzera e impone di rinunciare a sanzioni non decise dal Consiglio di sicurezza dell’ONU. 

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L’iniziativa popolare “Per alimenti sicuri” non ha avuto sorte migliore alle Camere, che l’hanno entrambe bocciata. Il testo chiede che la produzione alimentare si orienti maggiormente verso cibi di origine vegetale. 

Il Consiglio nazionale ha anche respinto l’iniziativa che vuole vietare l’importazione di foie gras in Svizzera. In questo caso, però, ha deciso di sostenere un controprogetto che propone misure per introdurre un obbligo di etichettatura per i prodotti ottenuti con l’alimentazione forzata. Il Consiglio degli Stati deve ancora esprimersi.  

Altri dossier che hanno fatto discutere:

Approvata una legge federale urgente per sostenere le vittime di Crans-Montana: prevede un contributo di solidarietà di 50’000 franchi ai familiari delle vittime e alle persone ricoverate in ospedale.

L’assassinio non sarà più prescrivibile in Svizzera: lo ha deciso il Consiglio nazionale, dopo il via libera del Consiglio degli Stati. 

Prodotti fitosanitari autorizzati in un Paese confinante dell’UE, nei Paesi Bassi o in Belgio potranno essere omologati più rapidamente anche in Svizzera. Il Consiglio degli Stati ha approvato la modifica di legge dopo il via libera del Nazionale. 

Articolo a cura di Samuel Jaberg

Traduzione con il supporto dell’IA/mar

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