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Svizzera guida l’Europa nell’uso IA, ma cresce paura per i giovani

Keystone-SDA

I lavoratori svizzeri sono tra i più avanzati d'Europa nell'adozione dell'intelligenza artificiale (IA), ma il rapido progresso tecnologico solleva un allarme sociale.

(Keystone-ATS) Oltre la metà dei dipendenti teme che per le nuove generazioni diventi sempre più complicato entrare nel mondo del lavoro. È il quadro che emerge dalla nuova edizione dello studio “Pulse of Change” (battito del cambiamento) promosso dalla società di consulenza Accenture, che dipinge una Svizzera digitale in forte accelerazione, ma con qualche ombra.

Secondo i dati raccolti, il 49% dei lavoratori elvetici utilizza strumenti di IA su base giornaliera, un dato che supera di gran lunga la media europea del 28% e lascia indietro paesi di primo piano come Germania (23%), Francia (27%) e Regno Unito (22%). Un balzo che porta la Confederazione sulla “corsia di sorpasso” digitale, ma che alimenta anche una crescente preoccupazione per il ricambio generazionale.

I benefici per chi è già inserito nel mercato dell’impiego sono evidenti. L’88% dei dipendenti elvetici dichiara che l’introduzione degli strumenti di IA ha aumentato la propria soddisfazione lavorativa, contro il 71% della media globale; il 77% riferisce un incremento della produttività complessiva e il 68% gode oggi di una maggiore serenità sul posto di lavoro.

Il sostegno delle aziende gioca un ruolo chiave: l’88% dei lavoratori ha accesso pieno o moderato a strumenti di IA messi a disposizione dal datore di lavoro (contro l’80% globale) e il 72% vede ora un potenziale d’impresa ben più ampio rispetto a un anno fa. La Svizzera è anche all’avanguardia nell’uso di agenti IA autonomi: il 60% dei dipendenti dichiara di utilizzarli regolarmente, contro il 44% della media globale.

La fiducia generale è in forte crescita. Oggi il 65% dei lavoratori dei 26 cantoni si sente sicuro nel proprio impiego, con un balzo di 21 punti percentuali rispetto al gennaio 2026. Eppure, proprio mentre la tecnologia rende più produttivi i professionisti già affermati, cresce il timore per chi deve ancora affacciarsi al mercato. Il 52% degli interpellati ritiene che a causa dell’IA per i neolaureati sarà più difficile trovare un primo impiego e il 54% teme che l’automazione renderà i posti di lavoro per i giovani meno stabili e sicuri.

“I dati evidenziano una situazione paradossale in Svizzera”, osserva Marco Huwiler, direttore per la Svizzera di Accenture, citato in un comunicato. “Da un lato assistiamo a un enorme ottimismo, a un ampio utilizzo dell’intelligenza artificiale e a una maggiore produttività tra i collaboratori già affermati. Dall’altro lato cresce la legittima preoccupazione che le barriere all’ingresso per la prossima generazione aumentino in modo massiccio a causa della progressiva automazione. Questo è un segnale d’allarme”.

Per l’esperto la soluzione sta nella formazione strutturata. “Le imprese non possono lasciare che siano i singoli o i neolaureati a formarsi da soli. Servono programmi di inserimento moderni, che insegnino dall’inizio a lavorare con l’IA in modo efficace e sicuro, non per essere sostituiti, ma per essere potenziati. Solo così si preserva l’innovazione del sistema economico svizzero.”

Proprio per venire incontro a queste esigenze Accenture Svizzera ha lanciato quest’anno un programma della durata di 24 settimane, pensato per trasformare i migliori laureati in “catalizzatori del cambiamento” aziendale, fornendo loro le competenze pratiche per utilizzare l’IA come leva strategica fin dal primo giorno in impresa.

Per l’attuale edizione dello studio “Pulse of Change” nel periodo compreso tra aprile e giugno sono stati intervistati complessivamente 980 dirigenti di massimo livello e altrettanti dipendenti provenienti da 19 settori in Europa. In Svizzera sono stati intervistati, a titolo rappresentativo, 100 manager di massimo livello e 100 dipendenti senza funzioni dirigenziali. Lo studio analizza più volte all’anno lo stato del contesto imprenditoriale, il grado di preparazione ai cambiamenti e l’impatto delle nuove tecnologie sulla forza lavoro.

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