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Forfait fiscali: se aboliti aumenteranno tasse, partiti borghesi

Questo contenuto è stato pubblicato il 21 ottobre 2014 - 16:46
(Keystone-ATS)

L'iniziativa popolare che mira ad abolire l'imposizione forfettaria di ricchi stranieri domiciliati in Svizzera, in votazione il 30 novembre, è masochista, distruttrice di impieghi e contraria all'autonomia fiscale dei cantoni, uno dei pilastri del federalismo. È l'opinione di un comitato interpartitico (UDC,PLR, PPD, PBD, Verdi liberali, Lega dei Ticinesi). Esso raccomanda la bocciatura di una proposta che - afferma - priverebbe le casse statali di circa un miliardo di franchi di introiti fiscali.

A farne le spese, hanno sostenuto all'unisono oggi a Berna il presidente del PPD e consigliere nazionale Christophe Darbellay (VS) e il presidente dell'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) nonché deputato federale Jean-François Rime (UDC/FR), sarebbero la classe media e le piccole e medie imprese, che verrebbero chiamate alla cassa per compensare i buchi nei bilanci provocati da un'iniziativa "dogmatica", che vuole privare il Paese di un atout concorrenziale dimostratosi finora efficace.

"Se per i Cantoni ricchi i forfait fiscali hanno un'importanza marginale, per quelli di montagna o in una situazione congiunturale difficile, come il Ticino, queste entrate fiscali fanno comodo", ha affermato la consigliera nazionale Roberta Pantani (Lega/TI).

Solo nel 2012, i "globalisti" hanno versato 29 milioni di franchi al Cantone (e 23 milioni ai comuni, n.d.r), "una somma che fa comodo di fronte a un preventivo in rosso di 115 milioni per il 2015", ha aggiunto la deputata ticinese.

Anche i Grigioni rischiano di perdere entrate fiscali interessanti (in media 34 milioni l'anno), ha dichiarato la consigliera di Stato retica Barbara Janom Steiner (PBD). A suo parere, l'iniziativa "prende a calci" il federalismo fiscale, un sistema che finora ha funzionato bene poiché adeguato alle particolari esigenze di ogni Cantone, specie di quelli alpini come i Grigioni che non hanno la stessa forza economica di Zurigo.

Con un sì alle urne, ha sostenuto, rischieremmo di veder partire i "globalisti", molti dei quali possiedono residenze in altri Paesi, con un'emorragia di entrate fatale per molti piccoli Comuni che li ospitano. Per tappare le lacune nei bilanci sarebbe quindi giocoforza necessario aumentare il prelievo fiscale.

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