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PORT-AU-PRINCE - A otto mesi dal terremoto che ha causato almeno 300.000 morti, oltre 300.000 feriti e distrutto il 60% delle infrastrutture, Haiti continua a mostrare un paesaggio dantesco ed inquietante.
Oggi, il capo della missione dell'Onu nell'isola (Minustah), Edmond Mulet, ha reso noto che finora il governo ha ricevuto meno del 20% dei 9,9 miliardi di dollari degli aiuti finanziari promessi per quest'anno dalla comunità internazionale. Ed ha avvertito che, dato che 1,3 milioni di haitiani continuano a sopravvivere in 1.300 tendopoli o in accampamenti di case di lamiera, "il rischio di malessere sociale è reale". In pratica, anche in vista delle elezioni legislative e presidenziali del prossimo 28 novembre a cui parteciperanno oltre 60 partiti politici, è concreto il timore che prima o poi si verifichino scontri violenti, oggi arginati dai quasi 2.000 uomini della Minustah e dai circa 3.000 poliziotti locali.
Mulet ha anche avvertito sulla necessità di accelerare il processo di ricostruzione, compiendo un maggior sforzo per sgomberare le macerie. In effetti, secondo esponenti di Ong (Organizzazioni non governative) che operano nell'isola, a Port-Au-Prince solo il 2% dei detriti è stato rimosso. La capitale, insomma, è rimasta più o meno come all'indomani del devastante terremoto del 12 gennaio, con enormi cumuli di macerie un pò ovunque.

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SDA-ATS