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India: scandalo telefonini, via a inchiesta parlamentare

Il primo ministro indiano Manmohan Singh ha annunciato stamattina l'istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta sulle presunte irregolarità relative all'aggiudicazione delle licenze di telefonia mobile nel 2008.

La decisione è stata presa in seguito alla pressante richiesta del partito dell'opposizione di destra del BJP (Bharatya Janata Party o Partito Popolare Indiano) che aveva minacciato di bloccare l'attività del Parlamento che nei prossimi giorni dovrà approvare la legge finanziaria.

"Non ci possiamo permettere una situazione in cui il Parlamento non sia in grado di funzionare durante la sessione dedicata all'approvazione del bilancio statale", ha detto Singh nel suo discorso alla Camera bassa ripreso in diretta televisiva.

Lo scandalo relativo alla presunta "svendita" delle frequenze telefoniche di seconda generazione (2G) ha comportato una perdita di 40 miliardi di dollari per l'erario, in base a stime della Corte dei conti indiana e ha portato all'arresto dell'ex ministro delle Telecomunicazioni Andimuthu Raja, appartenente a un influente partito regionale che fa parte della coalizione di governo.

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