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MOSCA - Aveva 17 anni e si chiamava Zhannet Abdullaieva la donna kamikaze che lunedì scorso si è lasciata esplodere nella stazione Lubianka della metro di Mosca, nel primo dei due attentati costati la vita a 39 persone.
Lo riferisce l'agenzia Interfax citando una fonte del ministero dell'interno del Daghestan: la giovane viveva in questa repubblica caucasica, nel villaggio Kostek, del distretto di khasaviurt, anche se non è chiaro a quale etnia appartenesse (potrebbe anche essere cecena).
La notizia appare anche sul quotidiano Kommersant, che pubblica la foto della ragazza insieme a suo marito, Umalat Magomedov, ribatezzato Albar, un capo guerriglia daghestano ucciso il 31 dicembre scorso in una sparatoria seguita ad un controllo stradale di routine: entrambi sono immortalati con una pistola in mano, dentro una casa.
L'identità dell'altra kamikaze, quella che ha agito nella stazione Park Kulturi della metro moscovita, era già trapelata ieri: Markha Ustarkhanova, una cecena di 20 anni, vedova di un guerrigliero ceceno, Said-Emin Khazriev, eliminato nell'ottobre scorso durante la preparazione di un attentato contro il presidente ceceno Ramzan Kadyrov.

SDA-ATS