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A causa delle sanzioni contro Russia e Bielorussia, c’è chi non riceve più le rendite AVS

Persona anziana regge un portamonete
L’Ufficio centrale di compensazione versa ogni mese circa 1 milione di rendite in oltre 180 Paesi nel mondo. Keystone/DPA/Alicia Windzio

Da qualche mese, i versamenti della rendita AVS non arrivano più a destinazione per alcuni beneficiari e beneficiarie residenti in Russia e Bielorussia, nonostante ne avrebbero diritto. Il problema: le reticenze degli intermediari finanziari nel contesto delle sanzioni dell'UE nei confronti di questi due Paesi.

Dopo la pensione, ricevere le rendite dell’Assicurazione vecchiaia e superstiti (AVS) è un diritto di chi ha versato i contributi durante la propria attività lavorativa in Svizzera.

Dall’inizio dell’anno, però, l’Ufficio centrale di compensazione (UCC), che si occupa dei versamenti verso chi abita all’estero, è impossibilitata ad effettuarli per alcune decine di beneficiari e beneficiarie, che si ritrovano di conseguenza in una situazione precaria e complicata. La ragione sono le sanzioni adottate dall’UE nei confronti di Russia e Bielorussia.

La notizia, apparsa sul portale di informazione InfosperberCollegamento esterno, ci è stata confermata dall’UCC, il quale, a maggio, ha pubblicato sul suo sito una comunicazioneCollegamento esterno al riguardo. Nella nota, l’UCC sottolinea che i pagamenti di rendite AVS non sottostanno a sanzioni e sono consentiti secondo il diritto elvetico.

Tuttavia, “a causa dell’interpretazione talvolta estensiva delle misure di sanzione straniere da parte degli intermediari finanziari, […] l’UCC non è attualmente in grado di effettuare trasferimenti di rendite AVS a beneficiari residenti in determinati Paesi, oppure può farlo solo a condizioni più difficili”.

Questi intermediari finanziari, le banche elvetiche, tengono conto, per motivi strategici e legati ai rischi, anche delle disposizioni giuridiche straniere che possono influenzare la loro attività, come ad esempio il diritto statunitense, spiega l’UCC.

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Senza un conto in Svizzera, niente rendita

Il problema riguarda circa 60 persone residenti in Russia e Bielorussia. Sono interessate dalle restrizioni in quanto dispongono esclusivamente di un conto bancario in tali Paesi. Per un altro centinaio di beneficiari e beneficiarie che vi abitano, invece, i pagamenti giungono a destinazione grazie al fatto che possiedono un conto in Svizzera.

Si tratta quindi di un problema relativamente circoscritto, ma che si è trasformato in un incubo per le persone coinvolte. Hans Rudolf Knecht, un pensionato residente in Bielorussia, testimonia a Infosperber: “Dal primo febbraio 2026 ci ritroviamo a mani vuote”.

Ancora nel 2023, il 76enne si era visto chiudere il conto che deteneva presso Postfinance, la quale ha giustificato la decisione adducendo che il suo profilo non era “in linea con l’orientamento della politica aziendale”.

L’uomo è quindi volato in Svizzera dove, dopo diversi tentativi andati a vuoto, una banca gli ha permesso di aprire un conto. Tuttavia, i trasferimenti da questo istituto verso la Bielorussia non sono possibili e, quando vuole accedere ai suoi risparmi, deve recarsi in Svizzera, in autobus via Vilnius, in Lituania, o in aereo via Istanbul.  

Per la moglie bielorussa, anch’essa beneficiaria di una pensione svizzera, il trasferimento della rendita AVS dall’UCC tramite Postfinance ha funzionato almeno fino all’inizio del 2026. Poi anche lei è stata informata del blocco dei pagamenti. Non le viene concesso un conto bancario in Svizzera, scrive Infosperber.

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Una 54enne, che vive con la piccola rendita di vedovanza che riceve dalla morte del marito svizzero nel 2022, ha anonimamente condiviso con il portale d’informazione la comunicazione ricevuta dall’UCC: “Postfinance, il partner finanziario dell’UCC responsabile dei pagamenti verso la Russia, ha comunicato che a partire dalla fine di gennaio 2026 non trasferirà più pensioni in Russia e in Bielorussia. Nonostante i nostri sforzi, finora non abbiamo trovato altre possibilità per garantire questi versamenti”.

La donna sostiene di avere difficoltà a trovare lavoro nel Paese, dove l’età pensionabile delle donne è di 58 anni. “Se i versamenti AVS continuassero a non arrivare, dovrei tornare in Svizzera e richiedere le prestazioni sociali. Non vorrei farlo”.

Postfinance: “Esaurite tutte le opzioni di intervento”

Da noi interpellata, Postfinance sottolinea che i pagamenti delle rendite verso la Russia e la Bielorussia non sono, in linea di principio, vietati dalla legge, a condizione che non siano destinati a istituti o beneficiari finali soggetti a sanzioni e che non sussistano altri motivi normativi che li impediscano.

Tuttavia, per tali versamenti, Postfinance spiega di dipendere dalle banche corrispondenti e di dover rispettare  le loro direttive e le loro condizioni. Attualmente, queste  non consentono più i bonifici verso la Russia e la Bielorussia oppure li assoggettano a commissioni considerevoli. “Gli istituti coinvolti hanno quindi deciso di comune accordo di sospendere i pagamenti delle rendite fino a nuovo avviso”, si legge nell’email di risposta.

Postfinance comunica di “aver esaurito al momento le possibili opzioni di intervento” e che, nelle circostanze attuali, non è in grado di effettuare pagamenti in  Russia e Bielorussia. Promette però che, non appena si presenterà la possibilità di riprendere i bonifici “in modo legalmente ammissibile ed economicamente ragionevole”, li eseguirà immediatamente, precisando di stare monitorando costantemente la situazione.

L’UCC, dal canto suo, comunica di stare lavorando in contatto con le banche e le persone coinvolte per trovare soluzioni. Per il momento, tuttavia, il consiglio resta lo stesso: “In alcuni casi può essere utile che la persona beneficiaria disponga di un conto presso una banca svizzera o presso un istituto situato in un Paese non soggetto a sanzioni, per potervi ricevere i pagamenti della rendita”.

A cura di Daniele Mariani

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