
Rientrare in Svizzera… dopo la morte

Tocca tutti, prima o poi, ma non piace parlarne. Quando una persona cara muore, la situazione è già molto difficile se il decesso accade in Svizzera, ma se avviene all’estero, il tutto si complica.
Quando si parte per una nuova vita, è comprensibile che la morte non sia un aspetto al quale si vuole pensare. A prova che il tema non è il preferito da chi si trasferisce oltre i confini della Confederazione, Nicole Töpperwien, direttrice della cooperativa di sostegno per gli svizzeri e le svizzere all’estero Soliswiss, ci dice: “La nostra pagina di consigliCollegamento esterno riguardanti il decesso all’estero è una delle meno cliccate del nostro sito”.
La maggior parte delle consulenze fornite da Soliswiss in questo ambito sono richieste da persone previdenti che, prima di trasferirsi indefinitamente all’estero, si informano sui passi da compiere e su cosa prestare attenzione dal punto di vista burocratico, affinché la famiglia non si trovi in ulteriori pensieri nel momento già difficile del lutto.
Il consiglio principale è di informarsi sulle normative del Paese in cui ci si trasferisce. Ad esempio, fate controllare il vostro mandato precauzionale o il vostro testamento da uno specialista locale, per assicurarvi che le disposizioni che avete scelto siano valide e adeguate anche nel nuovo Paese di residenza.
Inoltre, “potete aiutare i vostri cari preparando alcune formalità, riguardanti ad esempio lo Stato civile o l’AVS, e indicando chi potrà fornire loro assistenza amministrativa nel Paese di residenza e in Svizzera in caso di decesso”, raccomanda Soliswiss. “È inoltre importante che i parenti più prossimi sappiano se si desidera essere sepolti nel nuovo Paese di residenza o se la salma o le ceneri devono essere rimpatriate in Svizzera, e se disponete di un’assicurazione che copre il rimpatrio”.
Responsabilità individuale
Ovviamente, si tratta di precauzioni a cui riflette soprattutto chi decide di partire per un lungo periodo, se non per sempre. Ma la morte, si sa, ha la tendenza a non verificare preventivamente se si ha una copertura assicurativa oppure no.
Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) è più indulgente. La protezione consolare offre determinate prestazioni in caso di decesso all’estero, come ad esempio informare i famigliari e svolgere ricerche riguardo eventuali assicurazioni stipulate in Svizzera. Attenzione, però: questo vale solo nel caso di persone di nazionalità elvetica domiciliate nella Confederazione. Se il luogo di residenza è un altro Paese, il DFAE presuppone che tali servizi siano di competenza delle autorità locali e non è obbligato a fornirli.
In un promemoria sul temaCollegamento esterno si sottolinea inoltre che l’assistenza che la Confederazione può fornire si basa sull’art.5 della Legge sugli Svizzeri all’estero e quindi sulla responsabilità individuale. In altre parole, il DFAE “si aspetta che le cittadine e i cittadini svizzeri che si recano all’estero prendano le misure necessarie per far fronte a eventuali problemi (copertura assicurativa, istruzioni ai familiari in caso di decesso ecc.).”
I casi di decesso di cui si è occupata la protezione consolare svizzera nel 2024 sono stati 321, su un totale di 795 decessi di persone di nazionalità svizzera residenti nella Confederazione avvenuti all’estero.

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Zinco e carta di passo
Emiliano Delmenico, dell’Associazione ticinese impresari onoranze funebri (Stiof), ci spiega che alla sua azienda/ditta capita in media una decina di volte all’anno di occuparsi del rimpatrio di una salma nella Confederazione. Si tratta quasi sempre di turiste e turisti, quindi persone residenti in Svizzera.
Il compito di un’azienda di pompe funebri è soprattutto quello di permettere alla famiglia di una persona deceduta di poter vivere senza altre preoccupazioni il già difficile periodo di lutto. Naturalmente, nel caso la salma debba essere rimpatriata da un altro Paese, il tutto diventa più complicato e oneroso.
La Svizzera fa parte dei Paesi che hanno sottoscritto la Convenzione internazionale concernente il trasporto di cadaveri (Convenzione di Berlino). Essa sancisce che, oltre i 10 chilometri di distanza dal confine, in aggiunta alla normale bara, il corpo deve essere deposto in un cofano di zinco sigillato prima di poter rientrare nella Confederazione. Lo scopo è tutelare la sicurezza dei viventi.

Inoltre, sono necessari il certificato medico di decesso, il passaporto o la carta d’identità della persona defunta e il nullaosta dell’autorità giudiziaria del luogo qualora fosse stata aperta un’indagine sulle circostanze della morte. Il documento più importante è il cosiddetto “passaporto mortuario” o “carta di passo per cadavere”. Si tratta di un documento rilasciato dalle autorità locali che, in sostanza, oltre a indicare l’identità della persona defunta e le cause del decesso, certifica che tutte le prescrizioni relative al collocamento del corpo nella cassa sono state osservate.
Le procedure rischiano di complicarsi ulteriormente se il Paese in cui la persona è morta non è tra i firmatari della Convenzione di Berlino. Tuttavia, le autorità elvetiche riconoscono, nella maggior parte dei casi, documenti analoghi alla carta di passo.
Le difficoltà possono essere anche di altra natura. Ci sono ad esempio Paesi, come gli Stati Uniti, che per garantire la sicurezza dei viventi non ricorrono come la Svizzera al cofano di zinco, ma all’imbalsamazione del corpo.
Molte problematiche burocratiche e logistiche possono essere “aggirate” tramite la cremazione, ma non è sempre detto che si tratti di un’usanza diffusa nel Paese dove è avvenuto il decesso. Secondo l’esperienza di Delmenico, inoltre, è molto raro che la famiglia di una persona deceduta all’estero mentre era in vacanza opti per una cremazione.
In ogni caso, le rappresentanze diplomatiche in Svizzera sono presenti anche per gli addetti ai lavori. Dispongono di tutte le informazioni riguardanti le usanze e le norme del posto, possono fornire supporto per sormontare gli intoppi derivanti da differenze legislative, linguistiche e culturali e sono spesso in contatto con imprese di onoranze funebri locali.
In generale prevale il buon senso, ma …
Quando chiediamo a Delmenico se c’è stato un rimpatrio particolarmente complicato di cui ha dovuto occuparsi, però, lui non cita un Paese distante, ma la Sardegna.
“Il principio cardine del trattato di Berlino è facilitare il trasporto di salme, e purtroppo certe volte questo spirito è un po’ mancante”, afferma Delmenico prima di spiegarci che in quel caso gli era sembrato che le autorità locali facessero di tutto per ostacolare anziché facilitare il compito. Hanno richiesto ad esempio la presenza sul posto dei famigliari, cosa che i trattati internazionali non prevedono (è necessario solo nel caso si debba svolgere un riconoscimento della salma, ma non era questo il caso).
Prima che il corpo potesse rientrare ci è voluto un mese. “La famiglia era molto provata”, ricorda Delmenico. Come se non bastasse, le spoglie nel frattempo non erano state tenute in infrastrutture adeguate. “Soprattutto in un luogo che d’estate è piuttosto caldo, vi lascio immaginare lo stato conservativo della salma”.
Per fortuna si è trattato di “un caso più unico che raro”. Generalmente, in questo ambito di attività a prevalere è la comprensione e il buon senso, ed è rarissimo che le autorità, i funzionari e le funzionarie vadano a cercare il pelo nell’uovo per ostacolare un rimpatrio quando tutta la documentazione necessaria è presente.
Attenzione al luogo di attinenza
Delmenico ha un’ultima avvertenza per coloro che pianificano di partire per sempre dalla Svizzera e vogliono che il loro corpo, dopo la morte, venga rimpatriato. Ogni cittadina e cittadino elvetico ha il diritto alla sepoltura nella Confederazione, nel luogo di domicilio. Tuttavia, se ci si trasferisce all’estero, non fa stato l’ultimo posto in cui si è abitato in Svizzera, ma il luogo di attinenza, indicato sul passaporto o sulla carta d’identità.
Quest’ultimo viene “ereditato” dal genitore di cui si porta il cognome e quindi molte persone sui propri documenti hanno indicato come luogo d’origine un posto in cui non neanche mai messo piede.
Meglio informarsi preventivamente, dunque, sul margine di manovra previsto dal regolamento cimiteriale del Comune in cui si desidera riposare per sempre, altrimenti c’è il rischio di non ritrovarsi affatto nell’ultima dimora dei propri sogni.
+Per scoprire di più sulla particolarità tutta elvetica del luogo di attinenza: Heimatort, dolce Heimatort: il concetto di casa tipicamente svizzero
A cura di Daniele Mariani

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