Ristorante e nightclub "Chlösterli" a Gstaad, canton Berna, 2006
Keystone
Costruzione di un attico a Grüsch, canton Grigioni, 1955
RDB
Chalet su palafitte a Meggen, canton Lucerna, 2014
Keystone
Ufficio postale a Lumbrein, canton Grigioni, 2009
Keystone
Adelboden, canton Berna, 2015, e Liz Taylor con i figli a Gstaad, 1962
Keystone
Crans-Montana, canton Vallese, 2014
Keystone
Chalet bruciato a Nendaz, canton Vallese, 2005
Keystone
Roman Polanski sul balcone del suo chalet a Gstaad, 2010
Keystone
Esercitazioni militari sull'Altipiano, 1960
RDB
Chalet con luci natalizie a Meggen, 2012
Keystone
Lo chalet, simbolo per eccellenza della Svizzera assieme alle mucche, al formaggio e agli orologi, è in realtà stato concepito partendo dai disegni di architetti stranieri e la sua diffusione è stata favorita dal turismo alpino. È la conclusione a cui giunge Daniel Stockhammer nella sua tesi svolta al Politecnico federale di Zurigo.
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Dirigo una squadra multilingue incaricata di coprire l’attualità degli svizzeri e delle svizzere all’estero per fornire loro le informazioni necessarie per partecipare alla vita politica nella Confederazione.
Dopo gli studi in scienze politiche a Neuchâtel e Berna, ho fatto i primi passi nel giornalismo multimediale presso Teletext poi alla RTS. Lavoro dal 2008 a SWI swissinfo.ch, dove ho occupato diverse funzioni giornalistiche e di quadro.
I progetti e gli edifici in “stile svizzero” sono per la maggior parte delle creazioni di architetti stranieri. Si tratta di un ideale di ruralità, di tradizione e di artigianato che è stato trasposto nel settore architettonico per le élite europee del XVIII e XIX secolo. «Lo stile svizzero esisteva all’estero prima di essere noto da noi», scrive l’autore della tesi.
Lo chalet è arrivato in Svizzera grazie allo sviluppo del turismo: costruttori e architetti locali hanno iniziato a riprodurre lo stile svizzero partendo da opere di riferimento concepite per la maggior parte all’estero.
Immagini: Keystone e RDB; Testo: Samuel Jaberg, swissinfo.ch
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