Dracula, guerra e rose rosse
Dal diritto di sangue alle arance sanguinelle, dai riti popolari e religiosi alle guerre contemporanee "pulite e chirurgiche" dove di sangue non se ne vede più.
Al Museo internazionale della Croce Rossa di Ginevra una mostra appassionante attorno al fluido vitale per eccellenza.
Il Museo si regala un’esposizione coraggiosa, che mette insieme suggestioni storiche e sociologiche, politiche e filosofiche. Una mostra divulgativa che non annoia mai, con documenti, video e reliquie di ogni sorta. È un percorso fra idee ed immagini che mette a fuoco connessioni non sempre visibili: insieme Dracula e il succo di rape, i giochi della Playstation e le rose rosse che sono il simbolo del martirio dei kamikaze musulmani.
“La prima sorpresa” , racconta il curatore Philippe Mathez, “è stato scoprire che il sangue è a pieno titolo all’origine della storia della Croce Rossa: il fondatore Henry Dunant diede vita all’organizzazione dopo avere visto le conseguenze della battaglia di Solferino, dove nel 1859 in un solo giorno morirono 9000 soldati”.
Scriveva Dunant: “È questo il riassunto: sangue, sangue, ancora sangue, sangue ovunque!”. Tuttora, due terzi dell’attività internazionale della Croce Rossa riguardano donazioni e trasfusioni, come testimonia la collezione di manifesti di ogni epoca.
Ma la mostra non si ferma affatto agli ambiti caratteristici dell’organizzazione e sceglie di accompagnare il visitatore alla scoperta dei significati che danno al sangue le culture umane in tutto il mondo.
Sangue di donna in “Blutclip”
Con “Blutclip” di Pipilotti Rist ecco il tabù del sangue mestruale come segno di impurità: dalla religione ebraica alle leggende popolari, secondo le quali una donna mestruata fa impazzire la maionese e uccide le piante col solo tocco. Pipilotti Rist sovverte l’immagine con un video a tempo di rock, dove un corpo femminile è attraversato da un rivolo rosso che si trasforma in pietre preziose, luccicanti di vita.
Segno di legame
Il sangue è il segno per antonomasia del legame sociale: nel diritto svizzero si acquisisce la cittadinanza in virtù di legami biologici, dunque di sangue, oppure attraversando la trafila burocratica per la naturalizzazione, nella quale il candidato deve dimostrare di conoscere usi e costumi elvetici e di essersi integrato nel tessuto sociale e produttivo della nazione. Ed in molti cantoni è un rito quasi magico, l’atto finale per il riconoscimento della cittadinanza: il candidato giura fedeltà al paese in una cerimonia pubblica, con le stesse parole che usarono i fondatori della Confederazione.
Sangue e politica
Sangue che si fa politica e attraversa il tema della pena di morte: ecco la spada con cui fu decapitato nel diciannovesimo secolo il maggiore Davel, che aveva tentato di sollevare Vaud contro il dominio bernese. Era il sangue che lavava l’onta e rendeva visibile che la punizione era stata eseguita.
Ai tempi moderni la vista del sangue diventa un segno di barbarie ed ecco le fiale di veleno da iniettare nelle vene, con cui in molti stati americani sono eseguite le pene capitali. Un pannello coglie l’occasione per elencare i paesi che tuttora la applicano ai delitti ordinari: sono ben 104.
C’è spazio anche per raccontare la storia di una pacifista romanda, che lo scorso anno è volata in Palestina per partecipare alle azioni del Movimento di solidarietà internazionale, presente nei Territori occupati per accompagnare i bambini a scuola e scortare le ambulanze.
Attivismo che vede tutti i giorni il sangue ed opera in un contesto di grande difficoltà: pochi mesi fa Rachel Corrie, una volontaria americana di 24 anni, è stata travolta e uccisa da un blindato dell’esercito israeliano.
Le immagini di guerra
A confronto ci sono le guerre di ieri e di oggi, dalla fotografia seppiata di un corpo martoriato nella prima guerra mondiale, alle immagini ad infrarossi della guerra del Golfo: “È la menzogna che vogliamo denunciare”, è il messaggio forte della Croce Rossa Internazionale, “la menzogna che ci vuole fare credere che la guerra non è più mortale”.
Una lista impietosa punta il dito su bombe a frammentazione e munizioni all’uranio, l’embargo che impedisce l’accesso a medicine ormai comuni, i bombardamenti cosiddetti chirurgici, che distruggono le reti idriche ed elettriche, condannando a morte “la popolazione civile, che la Convenzione di Ginevra invece protegge”.
swissinfo, Serena Tinari, Ginevra
“Sang dessus dessous” è al Museo internazionale della Croce rossa di Ginevra fino al 10 agosto 2003.
La mostra è aperta tutti i giorni tranne il martedi dalle 10 alle 17, l’ingresso è gratuito.
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