Losanna illuminata dalle stelle di domani
Sul palco del “Prix de Lausanne” sfilano le giovani promesse della danza classica, in palio un anno da passare in una delle rinomate scuole di balletto che sostengono il concorso.
Sotto i riflettori più di cento concorrenti ai quali viene offerto un trampolino per il futuro e l’occasione di riflettere sulla loro salute.
Giovani, ricchi di talento e determinati: è questo il ritratto tipo dei partecipanti al Prix de Lausanne (PdL), un concorso di danza classica tra i più prestigiosi al mondo. Vincere un premio significa staccare un biglietto per la carriera, ma anche per chi non vince il palco di Losanna è una buona occasione per mostrarsi e raccogliere esperienze.
In trent’anni di storia, il PdL si è fatto un grande nome e i direttori delle compagnie di danza vi si recano alla ricerca di ballerini. «Ci sono molti giovani che partono da Losanna senza premi, ma con un contratto in tasca», dice a swissinfo Franz Blankart, direttore del concorso.
La forza di Losanna è data anche dall’attenzione particolare prestata alla formazione e alla salute, in particolare all’alimentazione, degli allievi. Riccardo Duse, che è stato primo ballerino alla Scala e che dopo aver girato mezzo mondo si è stabilito come insegnante e direttore della Scuola di balletto di Zurigo, è convinto che la strada battuta dal Prix di Lausanne sia quella giusta.
«Sono stato più volte membro della giuria», racconta, «poi l’anno scorso ho accompagnato per la prima volta un allievo e se prima potevo avere dei dubbi sull’utilità di un concorso ora non li ho più. I benefici per gli allievi cominciano già mesi prima di arrivare a Losanna».
«Con l’obiettivo di partecipare al concorso i ragazzi si mettono a lavorare in modo maturo. Poi la settimana che passano a Losanna è fatta di corsi, di confronti con il modo di lavorare degli altri, credo che un’esperienza simile sia molto importante per ogni giovane ballerino».
Combattere anoressia e osteoporosi
La partecipazione al concorso è libera. Ai candidati viene chiesto solo di avere tra i 15 e i 17 anni e un dossier medico buono. «Se ci sono dei problemi il nostro medico, il dottor Bagutti, chiama i diretti interessati per avere delle informazioni più precise», ci spiega Nathalie Lude, addetta stampa del concorso. «In presenza di problemi seri consigliamo di non intraprendere il viaggio a Losanna perché comunque il nostro medico non darebbe l’autorizzazione per partecipare al concorso».
La salute è essenziale per chi lavora con il proprio corpo. Ma nel mondo del balletto si è accumulato un po’ di ritardo rispetto ad altre discipline. «Gli sportivi sono seguiti ed aiutati da anni», constata Riccardo Duse, «mentre i ballerini, a parte nelle grandi scuole dove hanno a disposizione un medico, sono lasciati a loro stessi».
Il PdL si batte in prima linea per informare i ragazzi, che si trovano nella delicata fase dell’adolescenza, soprattutto per quanto riguarda le disfunzioni alimentari, come l’anoressia. Molte ragazze sono spinte a tenere sotto controllo il loro peso corporeo e rischiano a volte di mettere in pericolo la loro stessa salute, in particolare per quanto riguarda l’ossatura. Quest’anno per la prima volta il PdL promuove uno studio proprio sul rapporto tra malnutrizione e stato di salute delle ossa delle ballerine.
Un concorso che insegna a mangiare
«Noi premiamo il potenziale dei ballerini», spiega Franz Blankart, «e non avrebbe senso dare un premio a qualcuno di anoressico. Per la danza, a 25 anni queste persone sono perse. Del resto abbiamo notato che se una madre dice a una ragazza sottopeso di mangiare non ottiene risultati, se l’invito a nutrirsi correttamente viene dal PdL, la ragazza comincia a mangiare».
Fortunatamente sembra che i casi critici siano pochi. Dall’alto della sua esperienza Riccardo Duse constata che il problema dell’anoressia non tocca il mondo del balletto più di altri. Riconosce però che l’atteggiamento di alcuni professori è sbagliato: «Ci sono degli insegnanti che proprio nell’età difficile dell’adolescenza cominciano a dire “sei troppo grassa, dimagrisci”, ma a quell’età le ragazze bisogna lasciarle tranquille».
Niente svizzeri in lizza
A Losanna quest’anno non ci sono concorrenti svizzeri. Numerosissimi invece giapponesi e coreani. Un problema di tradizione, di talento, ma anche di mentalità. «Il nostro paese è piccolo e il livello del concorso è altissimo», spiega Riccardo Duse, la cui scuola quest’anno manda al concorso una ragazza bulgara. «Si domandano a dei ragazzi quindicenni delle variazioni da étoile. Sono pochi quelli all’altezza ed è più facile trovarli in paesi con più scuole e più abitanti».
«Poi c’è la volontà di arrivare in alto e di restarci: in Svizzera ho conosciuto molte ballerine che hanno intrapreso una carriera di successo ma che hanno appeso le scarpette al chiodo perché hanno cominciato a pensare che dopo i trent’anni avrebbero dovuto comunque fare qualcosa d’altro. Nei paesi orientali c’è un’altra mentalità, chi prende la via del balletto vuole seguirla fino in fondo».
La determinazione di giovani che spesso non hanno grandi mezzi finanziari a disposizione è notevole. «Ci sono dei ragazzi che arrivano da paesi poveri, che risparmiano alacremente per potersi pagare il viaggio a Losanna», fa notare Nathalie Lude. «Arrivano qui con giorni interi di pullman alle spalle. Quando vogliono venire al concorso, allora vengono, non c’è ostacolo che li fermi».
swissinfo, Doris Lucini
Il Prix de Lausanne è aperto a giovani ballerini tra i 15 e i 17 anni d’età
121 candidati, 99 ragazze e 22 ragazzi
23 nazionalità rappresentate, non ci sono candidati svizzeri
Premio per i vincitori: un anno di corsi in una prestigiosa scuola di balletto e 16’000 franchi per coprire le spese di vitto e alloggio
23 scuole e 20 compagnie di danza collaborano col Prix de Lausanne
25 gennaio – 1 febbraio 2004
Il Prix de Lausanne, un concorso destinato ai giovani ballerini più promettenti, porta in Svizzera il meglio del mondo del balletto. E questo sebbene la Svizzera non abbia una grande tradizione di danza classica, un’arte tipicamente “di corte”.
La mancanza di tradizione si rispecchia anche nella poca considerazione di cui godono in genere gli artisti. Per Riccardo Duse, direttore della Scuola di balletto di Zurigo, in Svizzera le parole «ballerina» e «ballerino» non sono sinonimo di professione, ma vengono piuttosto associate ad attività da locale notturno.
«Sul mio libretto militare tutto era scritto a penna», ricorda Duse «solo la mia professione “ballerino” era riportata a matita».
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