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Vivere all’estero può ridurre la rendita AVS svizzera

Una coppia di anziani è seduta su delle sedie sotto un ombrellone in spiaggia
Chi desidera trascorrere la pensione all’estero dovrebbe, per quanto possibile, evitare di avere lacune contributive nel sistema previdenziale obbligatorio. Getty Images

Godersi la pensione in un altro Paese? Molte svizzere e molti svizzeri all’estero realizzano questo sogno. Spesso, però, il risveglio è amaro: la rendita risulta molto più bassa del previsto. Il motivo? Una lacuna contributiva, che può costare cara. 

Anche un solo anno di contributi mancanti all’Assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti (AVS) può comportare una “penalizzazione” a vita. 

In Svizzera, di norma, le lacune contributive possono essere colmate retroattivamente per i precedenti cinque anni. Per molte delle circa 800’000 cittadine e cittadini svizzeri all’estero, tuttavia, una lacuna AVS può trasformarsi in una dura realtà. Spesso, infatti, la si scopre soltanto quando è troppo tardi per apportare correzioni. 

AVS: il primo dei tre pilastri

La Svizzera fonda la previdenza per la vecchiaia sul cosiddetto sistema dei tre pilastri. L’AVS ne costituisce il primo pilastro. Questa rendita, che di norma viene versata a partire dai 65 anni, si basa sul principio di solidarietà: i giovani e le persone con redditi più elevati finanziano le rendite degli anziani e di chi dispone di minori mezzi. 

Vale però quanto segue: chi desidera percepire una rendita completa deve poter dimostrare 44 anni di contribuzione senza interruzioni. Per ogni anno mancante – che sia dovuto a un anno sabbatico, a un periodo di studi o al trasferimento all’estero – la rendita viene ridotta di 1/44, ossia di circa il 2,3 per cento. 

Nemmeno chi ha versato contributi per tutti i 44 anni (per le donne, attualmente, si tratta di 43 anni) riceve automaticamente la rendita massima di 2’520 franchi (situazione al 2026). Per ottenerla, sarebbe stato necessario raggiungere, per tutti quegli anni, un reddito medio superiore a 88’000 franchi, adeguato al rincaro per gli anni precedenti. 

Troverete altri articoli utili sull’espatrio e la vita all’estero sulla nostra pagina “L’emigrazione, in tutta semplicità”. Le informazioni ufficiali della Confederazione sono disponibili sul sito web del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAECollegamento esterno). L’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSECollegamento esterno), inoltre, offre servizi di consulenza.

Il secondo pilastro è la cassa pensione, ossia la previdenza professionale obbligatoria per chi percepisce un reddito annuo pari ad almeno 22’680 franchi, che integra l’AVS. Le persone che esercitano un’attività indipendente non sono assicurate obbligatoriamente, ma possono aderire volontariamente a una cassa pensione. 

Il terzo pilastro, infine, è interamente facoltativo e costituisce una forma di previdenza privata, con la quale si può incrementare la rendita di vecchiaia e risparmiare sulle imposte. Non tutte le persone però possono permettersi un terzo pilastro. 

Torniamo all’AVS. 

Perché sono coinvolte proprio le svizzere e gli svizzeri all’estero

L’aspetto insolito dell’AVS è il suo stretto legame con il domicilio o con il luogo di lavoro entro i confini nazionali. Non appena una persona attraversa il confine per iniziare una nuova vita all’estero, di norma termina l’obbligo di assicurazione. Ed è qui che inizia il rischio, poiché molto dipende dalla destinazione. 

La situazione diventa particolarmente complessa a causa degli accordi bilaterali tra la Svizzera e l’Unione europea. Chi si trasferisce in un Paese dell’UE o dell’AELS entra a far parte del sistema di sicurezza sociale di quel Paese. 

Paradossalmente, non è quindi più possibile continuare a versare volontariamente nell’AVS svizzeraCollegamento esterno, poiché in questi Paesi vale il principio secondo cui si può essere assicurati in un solo sistema alla volta. 

Una donna anziana in mezzo alla folla in una via commerciale pedonale
Chi desidera percepire una rendita completa deve poter dimostrare 44 anni di contribuzione senza interruzioni. Inoltre, dovrebbe aver conseguito un reddito medio superiore a 88’000 franchi. Keystone

Daniel Luder, uno dei nostri lettori emigrato in Francia, descrive questa situazione nella nostra discussione sul tema come “molto pretestuosa”: dopo la firma degli accordi tra Svizzera e UE, sua moglie sarebbe stata di fatto “espulsa” dall’AVS. 

Poiché il sistema francese non offriva una copertura comparabile per le persone senza attività lucrativa, per sua moglie ciò ha comportato una rendita svizzera incompleta e una rendita francese di soli 43,21 euro al mese. Nel frattempo, la coppia è tornata a vivere in Svizzera. 

Il famigerato termine di un anno

Per le cittadine e i cittadini svizzeri che vivono al di fuori dell’UE – per esempio in Thailandia, negli Stati Uniti o in Brasile – esiste la possibilità di aderire all’AVS volontariamente. Ma anche qui si nasconde una particolarità culturale: la disciplina svizzera. Si ha infatti esattamente un anno di tempo per comunicare la propria adesione. Se non si rispetta la scadenza – anche per un solo giorno – la porta si chiude per sempre. 

Nella comunità di chi legge Swissinfo, il tema è molto discusso. L’utente Cynthia Rodgers racconta, con sollievo, di aver spedito la propria domanda l’ultimo giorno valido. 

Chi non rispetta la scadenza, come accade a molte persone emigrate che devono prima orientarsi nel nuovo Paese, rischia in seguito riduzioni rilevanti. 

L’utente Rainer Blaser raccomanda pertanto con insistenza a tutte le persone che emigrano in Stati terzi di rivolgersi immediatamente alla Cassa svizzera di compensazioneCollegamento esterno (CSC) di Ginevra, competente per le questioni riguardanti le svizzere e gli svizzeri all’estero. 

Eredità del passato che colpiscono soprattutto le donne

È interessante notare che molte lacune si trascinano per decenni senza essere rilevate. Negli anni Settanta e Ottanta la sensibilità per questo tema era ancora minore. 

L’utente Sue Heimchen ricorda che allora spesso le donne non potevano nemmeno lavorare oppure, a causa della cura dei figli, non raggiungevano gli anni contributivi necessari o il reddito medio richiesto. Molte si accorgono soltanto al momento della pensione che mancano loro anni di contribuzione risalenti alla giovinezza. 

Un altro esempio della nostra discussione è l’utente “Paul srg”, che a metà degli anni Ottanta, conclusi gli studi, emigrò in Germania. Pur avendo continuato a versare per alcuni anni il contributo minimo, dovette poi smettere a causa del costo della vita familiare. 

Oggi la sua AVS è “costituita principalmente da lacune”. Grazie alla forza del franco svizzero, però, è comunque soddisfatto di quanto riceve. I contributi AVS sono per lui, come scrive, “il miglior investimento che abbia mai fatto nella mia vita!”. 

Una coppia di anziani sotto i portici di una città all’estero
Chi si trasferisce all’estero in un Paese in cui è possibile aderire all’AVS facoltativa deve obbligatoriamente iscriversi alla relativa cassa entro un anno; in caso contrario, perde definitivamente questa possibilità. Keystone / Jochen Eckel

Amaro risveglio al ritorno

Ma che cosa accade quando il sogno dell’estero svanisce o la nostalgia di casa diventa troppo forte? Nella costosa Svizzera, la lacuna AVS può mettere a repentaglio la possibilità di rimanere a galla. 

Il pagamento retroattivo dei contributi mancanti è infatti possibile soltanto per i precedenti cinque anni, e solo se in quel periodo la persona era domiciliata o almeno esercitava un’attività lucrativa in Svizzera. 

Caroline Zähner Fässler descrive in modo particolarmente drammatico il proprio ritorno: dopo essersi annunciata in Svizzera, anziché ricevere una rendita ha ricevuto fatture elevate per contributi arretrati quale persona senza attività lucrativa, compresi interessi di mora del cinque per cento. Si sente “punita”, pur avendo cercato di reggersi sulle proprie gambe. “Se avessi avuto una Sagl [una mia impresa], questo non sarebbe successo”, scrive. 

All’ufficio anagrafe nessuno le avrebbe detto che doveva annunciarsi presso l’AVS. “L’ignoranza non protegge dalla legge”, scrive. In Svizzera questo principio viene applicato in modo particolarmente rigido. 

Chi emigra deve quindi fare bene i propri calcoli. E chi ritorna in Svizzera deve prestare ancora maggiore attenzione alle questioni pensionistiche. Il sistema AVS svizzero è stato infatti concepito per un mondo nel quale le persone restano nello stesso luogo per tutta la vita. 

In un’epoca di mobilità globale, la rigidità dei 44 anni di contribuzione richiesti per una rendita completa diventa per molte svizzere e molti svizzeri all’estero una trappola.

Si può però affrontare la situazione anche con pragmatismo, come il nostro utente Dario Gerber, emigrato in Francia a 57 anni e che oggi vi abita con una rendita ridotta. La sua conclusione: “Nulla è più prezioso del tempo di vita”. 

Consigli per la comunità svizzera nel mondo: come tutelare la propria rendita

Richiedere l’estratto del CICollegamento esternoSi tratta del conto individuale nel quale sono elencati tutti i contributi. Le persone specializzate raccomandano di richiederlo gratuitamente ogni tre-cinque anni, così da individuare per tempo eventuali lacune. 

Sfruttare il termine di cinque anni: Le lacune individuate possono essere colmate retroattivamente entro cinque anni. Tuttavia, nel periodo per il quale si intende versare retroattivamente, è necessario essere stati domiciliati o aver esercitato un’attività lucrativa in Svizzera. 

Contattare la CSC di Ginevra: La Cassa svizzera di compensazione (CSCCollegamento esterno) è il punto di riferimento centrale per tutte le questioni riguardanti le svizzere e gli svizzeri all’estero. 

Comunicarne il cambiamento di domicilio: Informare la cassa di compensazione anche in caso di ogni trasferimento oltre i confini nazionali. 

Aderire tempestivamente all’AVS/AI volontariamente: Chi vive in un Paese al di fuori dell’UE o dell’AELS può aderire all’AVS/AI volontariamenteCollegamento esterno entro un termine massimo di un anno dall’emigrazione, così da evitare lacune nella rendita. In virtù dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone tra Svizzera e UE, ciò vale anche per i cittadini dell’UE. 

Residenti in uno Stato UE o AELS: Chi risiede in uno Stato dell’UE o dell’AELS non può versare volontariamente nell’AVS, ma al raggiungimento dell’età pensionabile riceve una rendita parziale da ciascuno degli Stati UE nei quali ha versato contributi per almeno un anno. 

Presentare una domanda di prestazioni: Per ottenere prestazioni AVS, occorre presentare una domanda alla Centrale di compensazione (CdC) circa sei mesi prima di raggiungere l’età pensionabile, attualmente fissata a 64 anni per le donne e a 65 per gli uomini.

Altri sviluppi

Dibattito
Moderato da: Philipp Meier

Siete domiciliati/e all’estero e versate contributi all’AVS facoltativa?

Quali esperienze avete avuto in merito al pagamento dell’Assicurazione vecchiaia e superstiti dall’estero? Quali ostacoli avete incontrato?

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A cura di Marc Leutenegger

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