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GR: frana del Pizzo Cengalo, Procura chiede pena adeguata

Keystone-SDA

Si è aperto il processo per la morte di otto escursionisti travolti il 23 agosto 2017 dalla frana staccatasi dal Pizzo Cengalo in Val Bregaglia. Cinque persone dovranno rispondere di omicidio colposo plurimo. In caso di condanna la Procura chiede una pena adeguata.

(Keystone-ATS) Una frana di grosse dimensioni era da prevedere nel giro di pochi giorni, settimane oppure mesi? È la domanda centrale a cui dovrà rispondere nei prossimi tre giorni il Tribunale regionale Maloja, che in via eccezionale si riunirà nel centro congressi di Pontresina.

Nella sala sono oggi presenti i rappresentanti della corte, presieduta in questo processo da Franziska Zehnder Fasciati. Gli imputati sono due esperti dell’Ufficio foreste e pericoli naturali del Canton Grigioni, un geologo esterno e due rappresentanti del Comune di Bregaglia, tra cui la consigliera nazionale Anna Giacometti (PLR), allora sindaca e responsabile dello stato maggiore di crisi. Ognuno è rappresentato da un avvocato. Come sempre, per loro vale la presunzione d’innocenza.

I parenti delle vittime sono invece rappresentati da un solo avvocato.

“Mi sono affidata ai nostri esperti”

All’inizio del processo sono stati interrogati i cinque imputati. Uno dei due funzionari dell’Ufficio cantonale foreste e pericoli naturali, il geologo esterno e il rappresentante del Comune di Bregaglia si sono rifiutati di rispondere a tutte le domande del tribunale. Uno dei rappresentanti dell’Ufficio cantonale ha fornito una breve dichiarazione, sottolineando di aver presentato le sue valutazioni in un rapporto dettagliato pubblicato nel 2018.

L’allora sindaca e oggi consigliera nazionale Anna Giacometti (PLR) ha invece risposto a diverse domande. Più volte ha sottolineato di non essere stata coinvolta nella valutazione dei rischi. Giacometti ha poi detto di non essere a conoscenza della raccomandazione di chiudere la Val Bondasca formulata il 10 agosto dal geologo esterno.

Durante la seduta del 14 agosto nel Municipio a Promontogno non si era discusso di una chiusura della Val Bondasca e dei sentieri che conducevano alle capanne Sasc Furä e Sciora. Da parte degli esperti non erano state formulate delle raccomandazioni in questo senso. “Ho fatto affidamento sui nostri esperti”, ha dichiarato Anna Giacometti. L’allora sindaca ha detto che sarebbe teoreticamente stato possibile attuare una chiusura nel giro di poche ore.

Dopo il tribunale è stato il turno della procura. Alle domande se una chiusura della Val Bondasca avrebbe causato degli svantaggi per il turismo e le capanne alpine, Giacometti non ha risposto.

La corte ha poi informato i presenti che la sentenza verrà resa nota dopo il 7 settembre.

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